Il Messaggero, 4 maggio 2026
Le vacanze degli italiani saranno nelle seconde case
Chi sognava di domandarsi «Che ci faccio qui» ammirando la sterminata Patagonia come Bruce Chatwin o cercare il Craigh na Dun, il cerchio delle pietre del tempo in Scozia inseguendo Jamie e Claire Fraser di Outlander, forse dovrà aspettare un altro anno e rivolgere lo sguardo più vicino, davvero molto più vicino. Magari a quel panorama familiare da cui si è scappati inorriditi, quel mare o quelle valli a poche ore da casa, dove nonno aveva ancora una casa al paese o il previdente genitore ha comprato tanti anni fa una mitica seconda casa. Posti soffocanti quando l’età accendeva la voglia della conquista del mondo, decisamente confortevoli durante il lockdown e il conseguente smartworking in era Covid, ora meta accettabile, meglio, quasi ambita per le future ferie estive.
Meglio di un B&B, che magari esiste solo su una foto social, più economico di un hotel specie se si hanno figli, più flessibile di una qualsiasi struttura in caso la situazione volga al meglio e si torni a guardare lontano. I dati d’altra parte sono chiari: secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio AIDIT Federturismo Confindustria, realizzato il 21 aprile 2026 su un campione di 336 agenzie di viaggio, il mercato del turismo organizzato italiano registra un deciso peggioramento: il 94,3% delle agenzie registra un calo di prenotazioni, il 70,3% parla di contrazione molto significativa.
LA SITUAZIONE
La situazione geopolitica non spinge certo all’ottimismo; l’aumento dei costi, come osservato da Federconsumatori già per Pasqua, ha frenato viaggi, gite e pranzi fuori per un italiano su sette; l’allarme jet fuel scoraggia ogni ipotesi di viaggio a lungo raggio, ammesso che le compagnie non abbiano già tagliato i voli. Restano treni e auto con gli specifici problemi di percorrenza: tratte spesso rallentate per guasti per i primi, benzina e diesel alle stelle per le macchine. La tendenza? Vacanze in Italia (57,7%), vacanze vicino. «I dati sono ancora in evoluzione ma la crisi non produrrà effetti univoci – sostiene Michele Costabile, professore ordinario di marketing e direttore del centroX.ITE su tecnologia e comportamento di mercato della Luiss – avremo una situazione da “visconte dimezzato” per dirla alla Calvino con l’aumento del fattore dei fattori di pressione dall’incertezza psicologica, che taglia i “progetti di allegria”, dal titolo di un libro di Castellaneta, all’aumento dei costi dalle materie prime ai beni. Ma di contro avremo una spinta al riequilibrio, verso la geografia della resilienza e quindi le vacanze della resilienza.
E se il primo trimestre di arrivi e presenze in Italia è stato positivo, lo sarà ancora di più l’estate dove l’Italia sarà la meta preferita, non solo da noi ma anche dei vicini europei. Con una conseguenza in più. I primi microcampionamenti dei ponti di primavera ci segnalano come ci possa essere una saturazione delle strutture ricettive italiane sicuramente maggiore rispetto allo scorso anno». «Il rischio è reale – sottolinea Stefano Zerbi, portavoce nazionale del Codacons – è la regola della domanda e dell’offerta, più domanda più salgono i costi non solo delle strutture ma di tutti i servizi. I prezzi sono dinamici. L’incertezza spingerà a riscoprire mete molto vicine per attutire i costi del viaggio e per chi ha la possibilità di usufruire di proprietà familiari, come accadde con il Covid». Ed ecco che ritorna in ballo la vecchia cara casa di famiglia.
I NUMERI
In Italia, il numero di seconde case secondo l’Agenzia delle Entrate è di 5,5 milioni – ma altre fonti sostengono che si superino i 9 milioni, la differenza è per la destinazione d’uso, abitazione o casa per le vacanze – così circa il 26% dei proprietari di immobili ne possiede una. È Roma la provincia dove c’è la maggiore concentrazione (215mila), Torino (177mila), Cosenza (126mila) e Lecce (117mila). Un assaggio di cosa potrebbe essere quest’estate l’abbiamo avuto con i ponti di primavera: dalla Capitale appena è uscito il sole consolari intasate verso il mare – Argentario e Circeo in primis – e la campagna da quelli che Giuseppe De Rita alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso chiamava «i mandarini del loisir». Si sono riaperte quelle case che magari hanno ancora i divani un po’ stinti dal tempo e non propriamente l’ultima smart tv. Ma pazienza: se non sono up to date sono decisamente utili anche in borghi o piccole cittadine dove la vita e la vacanza sono un’altra cosa. «La tendenza è una vacanza economica, green e che faccia bene anche alla mente – chiosa il professor Costabile – non a caso il fiorire dei Cammini, anche sulle orme di Checco Zalone». Camminando verso paesi e borghi vicini, dunque. La tendenza è segnata: lo canta in allegria anche l’ultimo tormentone di Serena Brancale, Levante e Delia «Quando torno al mio paese». Un inno al Sud e ai paesini di famiglia, al ritorno a casa, a delle ferie decisamente diverse dal sapore di villeggiatura. E pazienza se non è la Patagonia o la Scozia.