repubblica.it, 4 maggio 2026
Eyes Wide Shut ritorna nelle sale assieme alle teorie complottiste
Il ritorno di Eyes Wide Shut. Mamma mia, che paura! Il celeberrimo film postumo di Stanley Kubrick torna in sala come evento nei giorni 4, 5 e 6 maggio distribuito dalla Lucky Red, e sarà bene allacciare le cinture di sicurezza: le analisi fioccheranno e i complottisti sguazzeranno nelle loro pozzanghere ermeneutiche!
Eyes Wide Shut, ispirato a un romanzo di Arthur Schnitzler uscito esattamente un secolo fa (Doppio sogno, 1926), è forse il film più discusso, più vivisezionato, più clamorosamente frainteso dell’intera storia del cinema. Anche perché uscì, nell’estate del 1999, qualche mese dopo la scomparsa di Kubrick avvenuta il 7 marzo di quell’anno.
Ora cercheremo di riassumere le fantasiose teorie che il film ha involontariamente suscitato, basandoci unicamente su due fonti a nostro parere inoppugnabili: la nostra personale memoria di quei mesi del ’99 e le ricerche di Filippo Ulivieri, massimo esperto kubrickiano autore del fondamentale libro Sulla luna con Stanley Kubrick. Ulivieri è anche l’indiscutibile demolitore della figlia di tutte le teorie, ovvero la fola – recentemente assai popolare – secondo la quale Eyes Wide Shut parlerebbe di Jeffrey Epstein e dei suoi file, molti anni prima che tali file diventassero pubblici. È ovviamente una assurdità che Ulivieri ha contraddetto in varie occasioni (si veda ad esempio una preziosa intervista condotta da Angelo Fortuna su YouTube, nel canale interpreta.substack.com) ma che, come tutte le fantasie online, è durissima a morire.
Perché parliamo di “figlia”, anziché di “madre”, di tutte le teorie? Perché chi già faceva questo mestiere nella seconda metà degli anni ’90 ricorda benissimo come la lavorazione di Eyes Wide Shut, iniziata il 4 novembre 1996 e durata quasi due anni, abbia in qualche misura “rivelato” quanto internet, allora relativamente giovane, potesse essere fonte di notizie false e incontrollate. Non arriveremo a dire che grazie a Eyes Wide Shut siano nate le fake news, ma poco ci manca.
Ricordiamo perfettamente, ad esempio, come vari siti di “informazione” sul cinema raccontarono la sostituzione di Harvey Keitel, inizialmente scelto per il ruolo del magnate Ziegler, con Sydney Pollack, regista, attore occasionale e amico personale di Kubrick. Fu diffusa la notizia secondo la quale Keitel, durante una scena erotica con Nicole Kidman, non fosse – diciamo così – riuscito a controllarsi e avesse accidentalmente eiaculato addosso all’attrice che a quel punto, disgustata, avrebbe chiesto il suo licenziamento. Peccato che non ci siano, e non ci siano mai state, scene erotiche tra il personaggio di Ziegler e quello di Alice Harford, la protagonista. Keitel se ne andò per altri impegni già presi, visto il prolungamento infinito delle riprese, e perché pare non sopportasse il metodo di Kubrick abituato a girare decine e decine di ciak di ogni ripresa. Ed è solo uno dei mille esempi.
(Su Pollack possiamo invece riferire quel che ci raccontò, anni dopo, quando avemmo occasione di intervistarlo. Demolì con grasse risate tutte le leggende su Kubrick, disse che il vecchio amico l’aveva scelto perché, in quanto regista, poteva assecondare meglio il suo metodo di lavoro. Raccontò che l’appartamento degli Harford, costruito in studio a Londra, era un vero appartamento perfettamente abitabile nel quale Cruise e Kidman vissero per tutta la lavorazione con la loro famiglia; e che lui, Pollack, cucinava per tutti essendo un ottimo cuoco, visto che il catering ingaggiato da Kubrick era pessimo…).
Potete quindi immaginare la fibrillazione con la quale il sottoscritto, assieme ad altri critici radunati da tutta Europa, si presentò nel luglio del 1999 all’anteprima europea del film organizzata a Londra dalla Warner. E qui, però, possiamo raccontare una cosa che NON è una fake news. Nella scena in cui Bill Harford (Tom Cruise) viene chiamato, durante il party iniziale, a soccorrere una donna in overdose nel lussuoso bagno di casa Ziegler, rimanemmo attoniti! La scenografia del bagno prevedeva una cabina doccia con dei portanti metallici, riflettenti: nel corso di una breve panoramica all’interno del bagno in uno di questi portanti si vedeva, riflessa, tutta la troupe!
Era un clamoroso errore del quale, fino a quel momento, nessuno si era accorto: con altri colleghi lo facemmo notare al capo ufficio stampa della Warner di Londra, il mitico Julian Senior, uno dei pochi esseri umani che parlava regolarmente con Kubrick. Ci assicurò che quell’immagine sarebbe stata rimossa digitalmente, e infatti non compare in nessuna delle edizioni homevideo del film e sicuramente non la vedrete al cinema in questi giorni. Rimane un ricordo indelebile (altro che rimozione digitale), nonché la simpatica conferma che il perfezionista Kubrick era tutt’altro che perfetto: i suoi film sono pieni di microscopici errori di continuità e questo rende Kubrick umano, molto più simpatico.
All’uscita del film (negli Usa, estate del ’99; in Europa in autunno, dopo la presentazione fuori concorso a Venezia) quasi subito però cominciarono le illazioni. Kubrick era morto il 7 marzo, cinque giorni dopo che i dirigenti della Warner avevano visto il film a New York. È quindi certo che avesse personalmente licenziato il film, ma è altrettanto certo che la copia visionata dalla Warner il 2 marzo a New York e il 5 marzo a Londra fosse ancora una copia-lavoro, con molti aggiustamenti ancora da fare (missaggio, color correction, eccetera).
Inoltre è arcinoto come Kubrick fosse solito lavorare sui film fino all’uscita in sala, rifinendoli e quasi sempre tagliandoli di svariati minuti (celebre è il caso di Shining, uscito in America con una durata di 144 minuti e personalmente ridotto da Kubrick a 119 per i mercati europei). Per cui è lecito dire che noi vediamo Eyes Wide Shut in una versione rifinita dai collaboratori di Kubrick, ma non da lui in persona. Ipotizzare, come è stato fatto da Roger Avary e da Quentin Tarantino basandosi su una fantomatica versione del copione che nessuno ha mai visto, che il film sia stato “alleggerito” di 24 minuti per togliere una sottotrama in cui si alludeva a una setta di pedofili che già alludeva agli Epstein Files, è pura fantasia.
Eyes Wide Shut è prima di tutto una riflessione sulla gelosia e sul rapporto di coppia; il percorso del personaggio di Bill con la partecipazione alla famosa orgia (che c’è anche in Schnitzler) allude poi a misteriosi “poteri forti” che potrebbero essere la massoneria, la finanza occulta o chissà che altro ancora. Nella seconda metà degli anni ’90 Epstein era un consulente finanziario e delle sue sporche trame sessuali si cominciava appena a parlare.
Come dicevamo, lo studioso Filippo Ulivieri ha ampiamente dimostrato come Eyes Wide Shut non sia un messaggio cifrato su Epstein o su altre persone reali. E Kubrick, ahinoi, è morto di infarto, non ammazzato da qualcuno perché aveva parlato di cose “proibite” (sì, si è sentita anche questa). Anticipando una possibile obiezione vi diciamo che nel film c’è un solo legame con gli Epstein Files. A un certo punto Bill/Tom Cruise legge su un giornale la notizia della morte per overdose della donna che aveva soccorso. La macchina da presa ci mostra il giornale, il cui titolo recita “Ex-beauty queen in hotel drugs overdose”. Chi ha occhi abbastanza acuti nota come l’articolo sia firmato da tale Larry Celona. Sempre Ulivieri spiega come Celona sia un vero giornalista del New York Post, che aveva lavorato al film come consulente. Ebbene, VENT’ANNI DOPO Celona – in coppia con la collega Eileen Connelly – avrebbe scritto un pezzo sulla morte di Epstein, il 10 agosto 2019. Qualcuno dedurrà, da questa coincidenza, che Kubrick leggeva nel futuro.
C’è una morale? Sì: intorno a Eyes Wide Shut girano un sacco di scemenze. Per sconfiggerle, noi spettatori possiamo fare solo una cosa: rivedere il film, e rivederlo in sala grazie a Lucky Red è un’occasione imperdibile. Se lo vedrete in originale, fate attenzione alle poche parole pronunciate durante l’orgia da una figura femminile che nel cast viene definita “mysterious woman”, la donna misteriosa interpretata da Abigail Good. In italiano le battute sono della doppiatrice Emanuela Moschin; in originale sono nientemeno che di Cate Blanchett, assunta solo per questo brevissimo doppiaggio e non citata nei titoli. E anche questa NON è una fake news: in Eyes Wide Shut c’è Cate Blanchett, australiana come Nicole Kidman, anche se non la si vede. Sarà anche questo un complotto?