repubblica.it, 4 maggio 2026
Nel 2025 boom di foto e video pedopornografici fatti con l’Ia
Non bastavano le immagini e i video pedopornografici sul web diffusi da chi abusa di vittime minori. Adesso i pedofili utilizzano anche l’intelligenza artificiale per riprodurre violenze sessuali su bambini, frame raccapriccianti che amplificano la violenza e nutrono la perversione. Nel 2025, la Internet Watch Foundation ha valutato 8.029 immagini e video contenenti abusi sessuali su minori generati artificialmente, tra cui 3.443 video: un aumento del 26.385%, un numero stratosferico rispetto alle sole 13 registrazioni dell’anno precedente. Il 65% di questo materiale rientra nella categoria di gravità definita più alta.
L’IA applicata alla violenza
I dati si trovano dentro il dossier 2025 di Telefono Azzurro che fotografa un fenomeno in accelerazione esponenziale: l’intelligenza artificiale moltiplica il materiale di abuso sessuale sui minorenni mentre in Italia il 76,5% delle segnalazioni riguarda contenuti pedopornografici registrati dal vero. Sconvolge, poi, il dato di Internet Watch Foundation: nei 53 paesi del mondo monitorati c’è un abuso ogni 108 secondi. Ed un terzo delle immagini riguarda stupri, sadismo e abusi estremi. A rendere il quadro ancora più preoccupante, un’indagine Ofcom che ha rilevato che il 61% di chi aveva già cercato o visualizzato il materiale creato con l’IA non è stato in grado di distinguere i contenuti generati artificialmente da quelli reali. Telefono Azzurro adesso chiede che “le violenze attraverso l’IA siano giudicate penalmente rilevanti come quelle praticate su minori veri, in carne ed ossa”.
Il documento
Il dossier 2025 “Ascoltami per aiutarmi” della onlus viene presentato domani a Roma in due distinti eventi, a Palazzo Montecitorio al mattino e all’Europa Experience – David Sassoli nel pomeriggio, in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia. Abuso offline e online si intrecciano in una filiera che richiede ascolto, emergenza e contrasto. “Il 5 maggio non può essere soltanto una giornata della memoria o della denuncia. Deve diventare il momento in cui il Paese si rende conto pubblicamente di ciò che ha fatto per proteggere i bambini e di ciò che ancora manca – dice Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro – L’abuso sessuale sui minori è un tradimento della fiducia. Spesso avviene in contesti di prossimità: famiglia, scuola, sport, comunità religiose, reti digitali. Per questo non basta punire dopo. Bisogna costruire ambienti sicuri prima”.
I numeri in Italia
Dallo studio di Telefono Azzurro, che Repubblica ha potuto consultare in anteprima, emerge che in Italia l’abuso è soprattutto offline. Al numero 114 “Emergenza Infanzia” nel 56% delle segnalazioni si parla di abuso e violenza. Di questa percentuale nel 52,4% delle chiamate vengono denunciati abusi sessuali, mentre la sextortion (il ricatto online in cui le vittime vengono minacciate di vedere diffuse foto o video intimi) pesa per il 25,8%. Per oltre la metà delle segnalazioni, Telefono Azzurro attiva le forze dell’ordine. Nell’87,5% degli abusi segnalati, il responsabile è un uomo nel 66,4% dei casi e nel 22,7% si tratta del padre.
Alla linea 1.96.96 le denunce riguardano soprattutto la dimensione digitale, il (66,7% dei casi, con la sextortion come categoria più frequente (47,2%). Ma il 25,9% dei casi riguarda ancora l’abuso sessuale offline.Telefono Azzurro nel 2025 è stato accreditato come “segnalatore attendibile” (trusted flagger) da Agcom. E attraverso questo servizio, nell’anno scorso la onlus ha rilevato che il 77% delle segnalazioni coinvolgono soprattutto siti web, con una componente social (12,2%) e file sharing (10%). Quando le informazioni sull’età delle vittime sono disponibili, prevalgono le fasce 10-13 anni (35,7%) e 7-10 anni (32,5%): bambini che difficilmente possono attivare da soli una richiesta di aiuto o una segnalazione.
Le storie. “Gli ho inviato una mia foto e mi ha ricattato”
A spiegare quanto l’IA sia già dentro uno dei crimini più odiosi contro i bambini è Mattia, 17 anni, che ha raccontato a Telefono Azzurro la sua esperienza. È stato vittima di un tentativo di sextortion subito sulla piattaforma Telegram. Mattia è stato contattato da un account con la foto profilo di una ragazza di bell’aspetto e avrebbe ricevuto dall’utente la foto di una ragazza seducente. Mattia ha risposto inviando una propria immagine appena scattata: è vestito, riflesso allo specchio e il volto è parzialmente visibile. Un attimo dopo aver condiviso questa foto, Mattia riceve indietro la sua foto ma si vede ritratto è nudo. È evidente che è un’immagine generata da una funzionalità dell’AI. È a quel punto che arriva la richiesta estorsiva con la minaccia di diffusione “O paghi 3.600 euro o diffondo quest’immagine a tutti i tuoi contatti”.
La storia di Mattia è quella di una vittima di sextortion. Telefono Azzurro ha segnalato la sua esperienza al Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia su internet, un gruppo specializzato della polizia. Ma ci sono tante altre storie raccolte ai telefoni della onlus. Come quella di Pia, 20 anni. Non è lei la vittima ma il fenomeno che segnala riguarda tanti bambini. “Ieri mi sono imbattuta in alcuni siti web che ritraggono materiale pornografico che riguarda minorenni, scrollavo Reddit (piattaforma di social news, ndr) e ho visto questo link che un utente aveva postato con scritto ‘Se volete vedere qualcosa di interessante’. Era scritto in inglese e ho cliccato. Molti video coinvolgevano dei bambini, era una pagina porno”. Una segnalazione che Telefono Azzurro porterà avanti con il suo lavoro.
Il modello Barnahus: portare l’Islanda in Italia
Secondo Telefono Azzurro la piaga degli abusi sessuali su minori va affrontata su larga scala. Tra le proposte che Telefono Azzurro porterà il 5 maggio c’è l’adozione del modello Barnahus – in islandese “Casa dei bambini” – sviluppato in Islanda negli anni ‘90 e oggi presente in tutti i paesi nordici e in espansione in Europa. Il principio è semplice e radicale insieme: concentrare in un unico luogo a misura di bambino tutti i servizi necessari alla gestione di un caso di abuso. E quindi audizione protetta, visita medico-forense, sostegno psicologico e coordinamento con le autorità giudiziarie. Un solo spazio accogliente e sicuro, invece del percorso frammentato tra sedi diverse che oggi espone il minore al rischio di ritraumatizzazione.