repubblica.it, 4 maggio 2026
Idea di Starmer: l’Inghilterra dentro al fondo Ue pro-Ucraina
“Sarebbe ottimo, per tre motivi”. Keir Starmer giudica così il tentativo britannico di entrare nel fondo Ue per la difesa e il sostegno dell’Ucraina, recentemente stanziato e con una potenza di fuoco da 90 miliardi. Il primo ministro, parlando con i giornalisti a Erevan dove è arrivato ieri sera per il vertice della Comunità Politica Europea, giudica ottima questa prospettiva innanzitutto “per l’Ucraina, per difendersi dall’aggressione russa”: “Il Regno Unito”, precisa Downing Street, “intende unire le forze con l’Ue per garantire che l’Ucraina riceva le attrezzature militari essenziali di cui ha bisogno per riconquistare il proprio territorio sovrano”. Secondo: perché Londra vuole piazzare commesse di difesa per le sue aziende, e “ciò sarebbe molto positivo per creare posti di lavoro in patria”, secondo il primo ministro. Infine, Starmer sottolinea come “sarebbe molto importante per le relazioni tra Ue e Regno Unito”, che Sir Keir vuole più vicini che mai dopo la Brexit, “e per i nostri successivi negoziati”.
A quanto si apprende, la Ue chiederebbe circa 500 milioni di euro per entrare nel fondo per l’Ucraina, una cifra non astronomica per Londra, anche se c’è da essere cauti. Per esempio, a fine anno scorso, la Gran Bretagna voleva entrare anche nel fondo europeo di prestiti “Safe” per la Difesa da oltre 130 miliardi di euro ma alla fine i negoziati sono stati un flop: Repubblica ha appreso che Bruxelles chiese all’ultimo 5 miliardi di euro come quota di ingresso nel Safe, poi ridotti a 2,5 nelle ultime ore di trattative, un comportamento che il governo Starmer ritenne inaccettabile. Ora Londra può partecipare al Safe solo da “paese terzo”, ossia senza poter andare oltre il 35% di progetti e commesse militari.
Detto ciò, sul fondo per l’Ucraina traspare ottimismo. “La decisione di sostenere il rafforzamento finanziario di Kiev dovrebbe essere seguita, entro la fine della settimana, da un’ulteriore tranche di dure sanzioni del Regno Unito contro aziende russe per interrompere le catene di approvvigionamento militare, indebolendo ulteriormente la capacità bellica della Russia”, annuncia Downing Street, “nelle ultime settimane e mesi, l’Ucraina è riuscita a superare strategicamente le forze russe e ha continuato a riconquistare territorio, inclusi 200 chilometri quadrati nell’area di Kherson, imponendo al contempo costi strategici a Mosca. Le perdite sul campo di battaglia superano ormai la capacità della Russia di mobilitare sostituti”. In ogni caso, vista la minaccia della Russia, la crisi in Medio Oriente e la schizofrenia politica dell’America di Donald Trump verso gli storici alleati occidentali, per Starmer e per il Regno Unito rimasto isolato dopo Brexit è vitale ricucire il più possibile con la Ue, soprattutto su economia, difesa ed energia.
Più complicato invece sarà accontentare Londra sull’accesso al mercato unico, o perlomeno a un forte riallineamento, che Starmer considera fondamentale per l’economia britannica e anche per far riavvicinare Regno Unito e Unione Europea dopo lo scisma della Brexit. Secondo il Times, Bruxelles avrebbe chiesto 1 miliardo di sterline all’anno a Londra per accedere al mercato unico europeo, cifra salata. In realtà fonti governative, britanniche smentiscono una richiesta simile, ma di certo le trattative non saranno facili su questo punto. Intanto, però, il governo Starmer pressa e, come ha detto la settimana scorsa a Repubblica il ministro per l’Europa britannico Nick Thomas-Symonds, “siamo pronti ad allinearci dinamicamente” a norme e standard del mercato unico europeo. Una mossa che Londra considera una grande offerta per far cedere l’Ue, prima del secondo e attesissimo grande vertice tra Unione Europea e Regno Unito di quest’estate che si terrà nel Vecchio Continente.
Starmer aveva dichiarato domenica prima di partire per l’Armenia: “Quando il Regno Unito e l’Unione Europea lavorano insieme, tutti ne traiamo beneficio. In questi tempi instabili dobbiamo fare di più e più rapidamente nel campo della difesa per mantenere i nostri cittadini al sicuro. Per questo stiamo avviando negoziati con l’Ue per garantire che l’Ucraina riceva le attrezzature di cui ha bisogno per difendere la propria libertà, creando al contempo opportunità affinché l’industria britannica svolga pienamente il proprio ruolo. Agirò sempre nell’interesse nazionale: proteggere la nostra sicurezza, sostenere i nostri alleati e garantire occupazione e stabilità in patria”.
Tuttavia, nonostante il suo grande attivismo in politica estera (dal “reset” post Brexit fino alle Coalizioni dei Volenterosi per Ucraina e Hormuz), Starmer è a forte rischio di perdere la poltrona in patria. Giovedì 7 maggio ci saranno elezioni amministrative in Inghilterra e nazionali in Scozia e Galles che potrebbero decretare la parola fine alla sua premiership a soli due anni dal suo trionfo elettorale. Si prevede che il Labour subirà una scoppola epocale, perdendo persino il Galles dove ha sempre dominato dal 1922, e a questo punto la posizione di Sir Keir potrebbe essere insostenibile. Per questo, il 7 maggio ora a Londra viene già definito “Starmageddon”. Il giorno del giudizio per Starmer.