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 2026  maggio 04 Lunedì calendario

Torre Annunziata, le ruspe a Fortapàsc

Le ruspe si preparano a demolire Palazzo Fienga a Torre Annunziata, lo storico fortino del clan camorristico Gionta. Domani (martedì 4 maggio) cominciano i lavori e sembra quasi di vedere, tra la folla, la sagoma di un cronista di 26 anni arrivato con la sua Mehari verde per raccontare la svolta in quello che, nei suoi articoli, descriveva come «una roccaforte della camorra, rifugio di pregiudicati, dove per le forze dell’ordine è difficile avvicinarsi». Si chiamava Giancarlo Siani, quel ragazzo, il giornalista del Mattino, corrispondente proprio a Torre Annunziata, assassinato in un agguato mafioso il 23 settembre 1985. Più di 40 anni dopo, arriva a compimento un iter estremamente complesso, che dopo la confisca e lo sgombero del 2015 si era nuovamente arenato a causa di questioni burocratiche.
Adesso il tempo è veramente scaduto per il complesso immobiliare, nato a fine Ottocento come mulino, di cui il clan Gionta, con i Nuvoletta di Marano legato a Cosa nostra siciliana, si era appropriato trasformandolo in un bunker centrale di illeciti. Era il Fortapàsc che dà il titolo al film su Siani di Marco Risi, posto nel cuore del rione Quadrilatero delle carceri dove ancora agli inizi degli anni Duemila la cosca aveva realizzato un impianto illegale di quindici microcamere puntate sulla strada. L’abbattimento inizia alla presenza tra gli altri dei ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e delle Infrastrutture Matteo Salvini, del prefetto Michele di Bari e del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo che da coordinatore dell’anticamorra e poi procuratore a Napoli aveva dato impulso al progetto individuando il percorso giuridico per sottrarre alla camorra il comprensorio di oltre cento unità immobiliari.
L’intervento è finanziato con 12,3 milioni di euro di fondi statali, con un commissario straordinario nominato dal governo. Al posto di Palazzo Fienga sorgeranno un parco urbano e la piazza della legalità. Per la città è un giorno importante in momento politicamente complicato, con la commissione di accesso insediata nel Comune guidato dal sindaco di centrosinistra Corrado Currucullo, eletto dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose della precedente amministrazione.
«Con l’abbattimento non si sconfigge la camorra a Torre Annunziata» avverte Paolo Siani, ex deputato del Pd, e fratello di Giancarlo, «ma va giù un simbolo e viene mandato un segnale alla città. Sarebbe stato meglio riconvertirlo, ma non è stato possibile e va bene così. Poi però bisognerà ricostruire un tessuto civile e sociale». Il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, sottolinea: «La demolizione di Palazzo Fienga, che nell’immaginario collettivo era Palazzo Gionta, rappresenta un segnale potente, ma da solo non basta: le istituzioni dovranno fare il possibile affinché Torre Annunziata possa affrancarsi dal giogo della criminalità organizzata». Un passo verso il futuro, ricordando il ragazzo con la Mehari verde.