la Repubblica, 4 maggio 2026
Crosetto a Washington in missione per ricucire
C’è un viaggio a Washington che può davvero fare la differenza, nel rapporto tra Italia e Stati Uniti. Una missione, apprende Repubblica, a cui lavora in queste ore con la massima discrezione il ministro della Difesa Guido Crosetto. Servirà a ragionare con l’alleato americano di almeno tre dossier decisivi: le spese militari promesse da Roma alla Nato, l’eventuale riduzione del numero di militari americani nelle basi italiane, una nuova possibile spedizione tricolore in Libano (anche senza la copertura di Unifil). La data del viaggio è ancora soggetta alle oscillazioni delle agende, ma si sa che l’appuntamento sarà a breve, questione al massimo di settimane. Per preparare l’evento, Crosetto vedrà già oggi, in modo discreto, l’ambasciatore americano a Roma, Tilman J. Fertitta. Un altro segnale di quanto delicata sia questa fase.
I contatti tra il titolare della Difesa e gli americani vanno avanti da giorni. E adesso, si apprende da fonti dell’esecutivo di massimo livello, l’amministrazione Trump spinge per ricevere Crosetto. Non si tratta di una scelta neutra: sono recentissimi gli screzi tra i due governi, dopo il no di Roma all’utilizzo della base di Sigonella, e risalgono a pochi giorni fa gli attacchi del tycoon a Giorgia Meloni per il mancato sostegno allo sforzo bellico contro l’Iran. Senza dimenticare, sullo sfondo, la cacciata di Roberto Cingolani dal vertice di Leonardo (rispetto alla quale, secondo diverse ricostruzioni, avrebbero in qualche modo inciso anche gli Usa).
Non è casuale la scelta di ricevere il ministro, anche perché negli ultimi giorni si è molto esposto su un nodo considerato dirimente da Washington: quello delle spese militari. Giorni fa, Matteo Salvini ha chiesto a Palazzo Chigi di non investire in armamenti, dirottando le risorse già stanziate –i 3,7 miliardi di euro, pari allo 0,15% del pil – sul capitolo dell’energia. Meloni ha sostenuto con l’Europa la necessità di questa svolta. Proprio il ministro della Difesa, però, ha richiamato l’esecutivo ai suoi impegni: «La difesa non è in contrapposizione con altre spese dello Stato», ha detto al Foglio, «e chi ci dice che non serve lavora contro l’Italia». Farlo poi per «raccattare un voto in più» è irresponsabile.
È una visita decisiva per una ragione in più, quella a cui si lavora: già lo scorso novembre, proprio Crosetto era stato costretto ad annullare, dopo un complesso confronto con Meloni, una missione già programmata in America. Palazzo Chigi aveva lasciato trapelare che la cancellazione del viaggio era motivata anche dalla necessità di rimandare il via libera dell’Italia a Purl, il programma che assicura l’acquisto in ambito Nato di armamenti da destinare all’Ucraina, reclamato dalla Casa Bianca.
Con l’amministrazione americana, il ministro dovrà ragionare anche della missione in Libano. Trump ha deciso di chiudere l’operazione Unifil a fine 2026, Roma spera di lanciare una spedizione internazionale – con Francia e Spagna – per mantenere una presenza a Beirut. Per farlo, deve superare le resistenze degli Usa e di Israele. Ragionamenti che potrebbero entrare nel faccia a faccia di oggi con Fertitta. Ma anche in un altro colloquio, sempre in giornata con il vicesegretario delle Nazioni Unite, Amina Mohammed.
Infine, le basi americane: il dossier è caldissimo, dopo il ritiro di cinquemila militari Usa dalla Germania. Per l’Italia, conta molto la tempistica con cui Trump intende procedere all’avvicendamento dei vertici dell’Allied Joint Force Command di Napoli. Da quanto rapida sarà l’uscita di scena del personale americano si potrà pesare la volontà trumpiana di disimpegnarsi nella penisola.