Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 04 Lunedì calendario

La grande macchina del Giro

Vedendola nel complesso, sulla pista di Lainate, è una tavolozza di colori. È la flotta delle Citroën C5 Aircross pronta al Giro d’Italia numero 109 che parte da Nessebar (Bulgaria) l’8 maggio. La più bella per noi è quella con la carrozzeria blu: sul tetto ci sono otto bici che farebbero la gioia di un appassionato e sono a disposizione di un corridore che abbia qualche problema tecnico.
Ma è la «rossa» l’auto regina: l’ammiraglia. Ennesimo, geniale neologismo coniato da Gianni Brera che seguendo il Tour de France 1949 vide il direttore sportivo Alfredo Binda (campionissimo degli Anni 30) emergere come fosse un ammiraglio a dirigere la flotta. Da quel giorno, il termine designa la vettura che ospita il direttore della corsa, provvista del tettuccio apribile. Oggi non è un problema trovare modelli preposti, un tempo sì.
Vincenzo Torriani, per 42 anni al timone del Giro d’Italia, si accreditava la soluzione usata nelle prime edizioni dell’era moderna. «Preparavamo le auto in carrozzeria, tagliando la lamiera sul tetto a forma di oblò, con una vera manovella di chiusura»
, ricordava quando gli chiedevano dei duelli eterni fra Coppi e Bartali. Erano gli anni in cui le ammiraglie del Giro erano regolarmente Fiat, poi con il tempo si sono alternate Case straniere. Quest’anno tocca a Citroën: «Per noi significa essere vicini alle persone, promuovendo una mobilità più responsabile, capace di accompagnare gli italiani nei loro spostamenti quotidiani così come nei grandi eventi che uniscono il Paese», sottolinea Giovanni Falcone, managing director di Citroën Italia.
Dicevamo dei colori delle C5 Aircross: ci sono anche il bianco per il servizio sanitario e il grigio per gli ospiti che vogliono seguire la corsa: bellissimo in pianura, sconsigliabile nelle tappe alpine per chi soffre di mal d’auto e non si immagina quanto vadano forte, fortissimo, Pogacar e rivali in discesa. Il Giro d’Italia è la ciliegina sulla torta di altri grandi gare classiche, come la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. «Quella con Citroën è una partnership concreta vista la flotta che mette a disposizione di tutti i nostri eventi», dice Matteo Mursia, chief revenue officer di Rcs Sports & Events. In questo senso, il Giro d’Italia resta un impegno enorme. Ogni C5 Aircross percorrerà 3.500 chilometri seguendo le tappe, altri 2.500 per i trasferimenti per un totale di circa 600 mila chilometri per la flotta della Casa francese che prevede 62 auto di servizio e 35 di supporto.
«Il termine carovana è perfetto: quasi 2 mila persone si spostano ogni giorno da una tappa all’altra. È un gran traffico perché ci sono anche le moto, le vetture delle singole squadre, le auto della sicurezza che rispondono a norme precise sulla distanza dai corridori
. Per questo, ogni guidatore deve seguire i corsi tenuti dalla Federazione Ciclistica e dalla Polizia Stradale», spiega Stefano Allocchio, direttore della corsa dal 1995. Visto che nell’occasione serviva solo la patente B, abbiamo (ri)provato la C5 Aircross, scegliendo una rossa ammiraglia. Davanti al sedile del passeggero, spuntano due microfoni per le varie radio (quella della direzione è la leggendaria «radiocorsa») che consentono di comunicare con ogni elemento dell’organizzazione, e lo schermo del radar che monitora il territorio. Fantasia al potere: sarebbe affascinante fare il direttore della maratona rosa. Ma è una fortuna non esserlo, per i ciclisti e per il Giro d’Italia in generale.