Corriere della Sera, 4 maggio 2026
Quanto costerebbe agli Usa abbandonare (davvero) la Nato
Da diversi mesi, ormai,il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, ripete ai leader dei Paesi europei: cerchiamo di assecondare il più possibile Donald Trump, perché le sue reazioni potrebbero essere imprevedibili. Le ultime uscite del presidente Usa sembrano dare ragione a Rutte. Trump ha prima annunciato che ritirerà 5 mila soldati statunitensi dalla Germania; poi ieri ha aggiunto che potrebbero essere anche di più. La stessa sorte può toccare a Italia e Spagna.
C’è, però, anche una corrente di pensiero più ottimista rispetto a quella guidata da Rutte. Il leader della Casa Bianca potrà anche ordinare un leggero ridimensionamento della presenza militare americana che, al 31 dicembre 2025, stando alle cifre ufficiali diffuse dal Pentagono, era composta da 68 mila unità. Ma Trump non si spingerà al punto da abbandonare completamente la Nato. Per quale ragione?
Ce ne sono almeno tre. La prima è la più evidente e anche la più importante. Gli Stati Uniti possono contare su numerose basi e installazioni militari nel Vecchio Continente, nel quadro della Nato e/o a uso esclusivo degli interessi americani. È difficile immaginare che, una volta usciti dalla Nato, Washington possa continuare a operare in queste basi con la stessa efficienza e, soprattutto, con la stessa collaborazione da parte dei Paesi ospitanti. Le piattaforme cruciali sono 16. Nel gruppo spicca la base aerea di Ramstein in Germania, dove sono attivi circa 16 mila soldati Usa. È l’hub che controlla il traffico dei droni militari su scala mondiale, oltre a coordinare le operazioni dell’aeronautica americana in Europa, in Africa e nel Medio Oriente. comprese quelle recenti contro l’Iran. Per le attuali esigenze del Pentagono, quindi, Ramstein non è facile da sostituire, così come altri insediamenti, da quelli britannici a quelli italiani (Aviano, Napoli, Sigonella e altre).
La seconda ragione non è così vitale, ma ha comunque un certo peso. Quanto costerebbe al bilancio degli Stati Uniti smantellare anche solo una parte del presidio europeo? Il generale Mark Hertling, già comandante delle forze armate Usa in Europa e che in quel ruolo ha gestito il rientro di truppe Usa dal 2003 al 2011, ha scritto sui Social che ci vorrebbero «centinaia di miliardi di dollari» e almeno «quattro anni di pianificazione». Una stima esagerata? Può darsi. Tuttavia bisogna calcolare che non vanno trasferiti solo i soldati, ma anche le loro famiglie e il personale di supporto. Sempre intorno a Ramstein, giusto per rimanere in Germania, ruota la «Kaiserslautern Military Community», formata da 54 mila americani. Inoltre, vanno considerati altri possibili costi, come il trasporto di mezzi e di attrezzature sofisticate. Inoltre, dove verrebbero ricollocati i soldati, i civili, i mezzi militari? Andrebbero costruite altre basi, altri presidi. Sì, ma dove? In ogni caso sarebbero spese in più.
Infine, ci sono quelli che vengono definiti «i dividendi nascosti» della Nato. Sono gli ordinativi, le commesse per le industrie americane. La voce più ovvia e più consistente è quella delle armi. L’indiscussa, almeno per ora, egemonia delle aziende Usa si fonda chiaramente sui grandi contratti come quelli per costruire i caccia F-35, i missili a lungo raggio o le batterie di difesa Patriot.
Ma non basta. È molto importante anche il reticolo di 1.300 accordi tra i 32 Paesi membri che fissano gli standard degli ordigni e delle dotazioni Nato: si va dal calibro delle munizioni, fino al diametro dei serbatoi. Sono requisiti a suo tempo imposti da Washington e che favoriscono, in larga misura, non solo l’apparato industriale militare degli Stati Uniti, ma anche i settori che offrono circa 5.500 prodotti «dual use», per utilizzo sia bellico e civile: l’elettronica, i computer, i laser, il nucleare e altro ancora. Il Csis, il Center for Strategic & International Studies di Washington, calcola che l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato metterebbe a rischio esportazioni verso i partner per un totale di 240 miliardi di dollari, all’anno.