Corriere della Sera, 4 maggio 2026
Rubio a Roma vedrà il Papa
Il viaggio di Marco Rubio a Roma è stato pianificato dagli americani innanzitutto come una visita al Vaticano, dopo le critiche di Donald Trump al Papa, e cade nel primo anniversario dalla nomina del primo Pontefice americano. La richiesta di incontro era arrivata da Rubio al Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, a metà aprile, con la richiesta di accedere anche al Papa, che ieri ha accettato di vedere il segretario di Stato americano la mattina del 7 maggio, secondo fonti del Vaticano. Il 24 aprile, secondo fonti della Farnesina, Rubio aveva informalmente comunicato ad Antonio Tajani la sua visita a Parolin in una telefonata in cui i due ministri avevano discusso – si legge nella nota del dipartimento di Stato – di «sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e in Medio Oriente, inclusi gli sforzi per raggiungere una pace duratura tra Israele e Libano», della «guerra in Ucraina» e della «forza della partnership strategica tra Usa e Italia». «Vengo a Roma per vedere Parolin», aveva detto Rubio. «Allora organizzo un bilaterale», aveva proposto Tajani. Rubio aveva accettato «con piacere». Per la diplomazia italiana era un’opportunità per «ricucire», dopo le dichiarazioni di delusione e disappunto per Giorgia Meloni da parte di Trump nella telefonata con il Corriere de l 14 aprile. Poi l’ambasciata americana a Roma ha mandato una comunicazione sia a Tajani che al ministro della Difesa Guido Crosetto, che incontreranno Rubio a pranzo l’8 maggio a Villa Madama. È presumibile che si parli anche del contributo italiano per Hormuz, visto che nei giorni scorsi – come ha rivelato il Wall Street Journal – il dipartimento di Stato ha inviato cabli alle ambasciate Usa in vari Paesi spingendole a chiedere aiuto «diplomatico e/o militare» per formare una coalizione (Maritime Freedom Construct) per facilitare la navigazione dello Stretto. Anche per questo, quando il 30 aprile Trump ha detto che potrebbe ridurre le truppe Usa in Italia, fonti della Difesa a Roma si erano dichiarate per nulla preoccupate: due giorni prima avevano ricevuto una richiesta di incontro con il ministro Crosetto dall’ambasciatore Tilman Fertitta.
Per definire un incontro di Rubio con Meloni ora si attende la richiesta formale da Washington. Trump ha diffuso ieri sui social un articolo del sito di destra Breitbart che, nell’ambito delle divergenze tra Trump e Meloni, cita il vicepremier Salvini: «Ogni incomprensione sarà risolta molto presto». E rilancia una frase del leader leghista: «Ringrazio Trump per le basi culturali che sta dando a un progetto economico e politico». Ma ad oggi non c’è in agenda un incontro tra Rubio e Salvini.
La visita al Papa è estremamente importante agli occhi dei cattolici americani, anche conservatori: un blocco elettorale cruciale. Contattata dal Corriere, la presidente e ceo di CatholicVote, Kelsey Reinhardt (che ha preso il posto del fondatore Brian Burch, nominato ambasciatore Usa alla Santa Sede) definisce l’incontro «una lieta notizia e un segno di speranza... Rubio non è solo il più alto diplomatico americano ma anche un cattolico che comprende il significato morale e spirituale della voce della Santa Sede nel mondo. Siamo grati che questo dialogo stia avvenendo certi che rafforzerà la comunicazione tra i leader della nostra nazione e il Santo Padre». Reinhardt aveva scritto il 13 aprile su X che «il post del presidente Trump che insulta papa Leone senza dubbio ha oltrepassato una soglia di decoro che gioca una parte importante nella diplomazia», suggerendo «scuse», ma chiedeva anche ai media di non manipolare ed enfatizzare lo scontro; e aggiungeva che il Papa dovrebbe capire che molti americani vedono alcuni suoi interventi come «allineati con un lato dello spettro politico». John Yep, leader di Catholics for Catholics, che ha avuto un ruolo importante nella campagna per eleggere Trump nel 2024, aveva detto al National Catholic Reporter di essere rattristato dall’«animosità innecessaria» di Trump verso il Papa. Yep dice al Corriere che molti cattolici si sentono presi «in mezzo»: «Grati al Pontefice per aver parlato contro la guerra in Iran» ma anche «tristi che non venga per il 250° anniversario dell’indipendenza andando a Lampedusa». Ai suoi occhi se Rubio va a Roma è anche perché l’amministrazione ha sentito la voce dei cattolici: «Non c’è corsa alla Casa Bianca senza il voto cattolico».