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 2026  maggio 04 Lunedì calendario

Biografia di Achille Perilli

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Pittore. È l’uomo che ha portato l’astrattismo in Italia • Dopo il liceo classico, studia storia dell’arte alla Sapienza, nella facoltà di Lettere. Alla fine Lionello Venturi gli assegna una tesi sulla pittura metafisica di De Chirico. Lui la studia, la prepara e non si laurea • Va a lezione da Aldo Bandinelli, un depresso cronico, che è soprattutto un illustratore. Con Perilli anche Piero Dorazio, suo compagno di liceo • Altro compagno di liceo: Mino Guerrini • A 19 anni, influenzato da Kandinskij e Mondrian, già dipinge astratto e mette insieme Dorazio, Guerrini, Vespignani, Buratti, Muccini e Maffioletti nel GAS, Gruppo Arte Sociale. Poi sottoscrive il manifesto Forma 1, con Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato più Dorazio e Guerrini. È il 1947, e l’anno dopo, con Ettore Sottsas, organizza, nella Galleria Nazionale d’Arte moderna di Roma, la prima mostra di arte astratta, presentata di Lionello Venturi • Quelli di Forma 1 dicono: «Non ci interessa il limone, ci interessa la forma del limone». Scrivono anche, sull’unico numero realizzato della rivista Forma 1: «Siamo formalisti e marxisti, siamo convinti che i termini “marxismo” e “formalismo” non siano inconciliabili» • Uno di loro, Consagra, dorme da Guttuso. Così, il gruppo degli astrattisti di Forma 1 prende a frequentarne la casa e a discutere con lui, principe del figurativo e artista di punta del Pci, i fondamenti della pittura. Si capisce presto che nessuna intesa è possibile: a quelli che proclamano «il valore estetico della forma pura quale fine dell’opera d’arte», Guttuso risponde che solo il realismo è coerente con l’agognata rivoluzione. Si tratta del pensiero ufficiale del Pci, nettamente schierato per il figurativo e i cui funzionari hanno in gran sospetto un’arte che appare loro incomprensibile. Togliatti ha definito i quadri di quel genere “scarabocchi” • La pittura di Perilli in breve: colori smaglianti distesi su forme somiglianti alla proiezione sul piano di parallelepipedi, alla fine inverosimili. «Faccio una geometria mia. Normalmente i pittori astratti fanno la geometria, quella vera. Io no» • Forma 1 e il vostro lavoro sull’astrazione che riscontri ebbero nel mondo culturale dell’epoca, in particolar modo in quello della critica d’arte? «Nessuno» (a Lorenzo Madaro) • «Esistono due spazi, il mio, vostro, nostro, di tutti, e un altro spazio: quello dell’arte. In quest’ultimo vivono forme e colori, che noi dipingendo rendiamo solo in parte, per quel tanto che è nelle nostre capacità di rendere» • Tra gli intellettuali che frequentavano il bar Rosati a piazza del Popolo (e che poi continuavano a discutere alla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis) • Sempre  pronto ad aderire a gruppi che si qualificano come “avanguardie”: dopo aver dato vita, con la benedizione di Giulio Carlo Argan, a Forma 2 nei primi anni Cinquanta, negli anni Sessanta fonda il gruppo Continuità, con Dorazio e i fratelli Giò e Arnaldo Pomodoro. Nel 1971 sottoscrive il Manifesto della Folle Immagine nello Spazio Immaginario e, l’anno successivo, è tra i fondatori del Gruppo Altro, con cui collabora fino al 1981. Nel 1977 partecipa alla Cooperarte, una cooperativa di artisti che cerca di esplorare nuove forme di rapporto e di confronto con il pubblico (con Luca Patella, Carla Accardi, Mimmo Rotella, Giulio Turcato). Nel 1982 redige il manifesto Teoria dell’irrazionale geometrico • Suoi esperimenti con la scrittura, tracciata col lapis spesso su tele grezze, retaggio di antiche esperienze futuriste e dadaiste (senza però ricorrere più ai caratteri tipografici e preferendo le calligrafie prodotte dalla mano, così come Novelli o Twombly) • Con Burri, Gastone Novelli e altri era tra quelli che prendevano in prestito i volumi della libreria Ferro di Cavallo di Agnese De Donato e «per vincere la noia» li scarabocchiavano, passandoseli l’un l’altro, aggiungendo scarabocchio a scarabocchio e alla fine restituendoli ben istoriati alla libraia, che più tardi, rivendendoli, avrebbe comprato al figlio un appartamento a New York • Ancora nel 2018 alla Casa d’arte futurista di Rovereto una mostra con le sue opere relative al connubio tra pittura e scrittura • Stretti rapporti con quelli del Gruppo 63, rivoluzionari in letteratura. Tenendosi un dibattito intorno alle tesi di questi scrittori alla libreria Einaudi di via Veneto (diretta allora da Cesare Cases), Perilli si presentò con un manico di scopa nascosto sotto l’impermeabile. Spiegò: «Se stasera si deve menare, si mena» (testimonianza di Umberto Eco) • Grande amico di Luigi Nono. Nel 1961, in occasione della prima dell’opera Intolleranza 90 in cartellone alla Fenice di Venezia, organizza a casa sua una seduta di ascolto collettivo (Gastone Novelli: «sedie e sdraio davanti all’apparecchio radio, Achille fece girare un fiasco di vino»). • Nel 1967, per il lancio della rivista “Grammatica/Teatro”, ambaradan con Nanni Balestrini alla libreria Feltrinelli di via del Babuino: dodici ore filate, dalle nove del mattino alle nove di sera, di testi, musiche, film, happening, proiezioni, nastri elettronici, canzoni, poesie, «in uno spazio trasformato all’insegna di Rauschenberg, i copertoni di automobili ti circuivano da tutte le parti, veri trabocchetti per le numerose ragazze che tentavano di aprirsi un varco nella calca (raramente si era visto a Roma un pubblico così vario, così cosmopolita e così curioso). C’erano tutti coloro che a Roma fanno sperimentazione a teatro, al cinema, nell’arte, in poesia: Sylvano Bussotti e Gastone Novelli e Giordano Falzoni e Valentino Orfeo e Elio Pagliarani e Manuela Kustermann e Alvin Curran e Giuseppe Chiari e Alfredo Giuliani e Mario Ricci e Giancarlo Nanni e Alberto Grifi e Alberto Arbasino (che però, entrato nella sala, ha fatto il gran rifiuto, dicendo che lui avrebbe preferito delle scenografie solide, costruite, geometriche, e non delle scenografie mobili, cangianti, cadenti)» (dalla cronaca di C.C. sul Messaggero) • Nel 1951, su invito di Lucio Fontana, dipinge i muri della Triennale di Milano, nel 1965 scene e costumi per il balletto Mutazioni alla Scala • Una sala tutta per lui alla Biennale di Venezia del 1968 • The Librericciuolo, 20 volumi realizzati tra il 1991 e il 2004 con sue incisioni e testi di Nanni Balestrini, Cesare Vivaldi, Edouard Jager, Alain Jouffroy, Emilio Villa e molti altri • Anche scultore: nel 2006 La stravaganza della Scultura mostra dove sono esposti suoi lavori realizzati tra il 1963 e il 1978 (Colonne, Bianchi, Distorte, Argille, Alberi). Costanzo Costantini: «Non è un’attività minore rispetto alla pittura, bensì un’attività parallela, dello stesso livello estetico e dello stesso nitore poetico, pur se meno nota» • Grande retrospettiva nel 2005 all’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt  • L’antipatia di Achille Bonito Oliva «La generazione che va da Piero Dorazio ad Achille Perilli ha sistematicamente sparato contro tutti gli artisti delle generazioni successive: Schifano, De Dominicis, Vittor Pisani, la Transavanguardia» • «Quelli che sono amici sono amici, quelli che sono nemici sono nemici» • Due figlie: Nadja e Georgia (concepita con la poetessa Carla Vasio) • Da ultimo si era ritirato nella campagna di Orvieto. Al compimento dei novant’anni gli chiesero: Che progetti ha per il futuro? Rispose: «Di campà» (a Lorenzo Madaro)