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 2026  maggio 01 Venerdì calendario

L’Azerbaigian distrugge una cattedrale armena

Sono passati poco più di tre anni dalla fine della guerra in Nagorno-Karabakh, la regione a maggioranza armena nel cuore del territorio azero che, fino al 2023, pur non essendo riconosciuta dalla comunità internazionale, eccetto ovviamente l’Armenia, ha portato avanti una vita autonoma, pur in mezzo a mille difficoltà.
Adesso, di quella terra non rimane più nulla, nemmeno le chiese. Baku, da quando ne ha preso possesso, dopo la fine del conflitto, ha sistematicamente cancellato ogni traccia rimasta. L’ultima notizia, solo in ordine di tempo, è la demolizione della cattedrale della Santa Madre di Dio nella città di Stepanakert, riportata dai principali media armeni due giorni fa, ma che risalirebbe a inizio aprile, pochi giorni prima del 111esimo anniversario del Genocidio Armeno, che viene commemorato il 24 aprile. La cattedrale non era un edificio antico, ma aveva un grande valore simbolico per la popolazione della regione. La sua costruzione risale al luglio 2006 ed era stata consacrata nell’aprile 2019. Rappresentava la più grande chiesa armena di tutto il Nagorno-Karabakh, simbolo dell’identità etnica e religiosa di una terra che ora è stata cancellata per sempre. Durante la seconda guerra del Nagorno-Karabakh, nel 2020, era stata utilizzata come rifugio antiaereo per permettere alla popolazione di scampare ai bombardamenti azeri, ma non aveva subito danni significativi.
Purtroppo la cattedrale non è l’unico luogo di culto ad aver subito questa fine. Lo scorso anno, sempre intorno al 24 aprile, nella località che in armeno era nota come Sushi, hanno demolito la chiesa di San Giovanni Battista e anche tutto il villaggio che era stato costruito attorno a essa. Le immagini satellitari hanno rivelato che due chilometri a sud stanno costruendo un nuovo insediamento abitativo e al centro non c’è più una chiesa, ma una moschea.
I media armeni sottolineano come l’Azerbaigian non ne abbia annunciato ufficialmente la demolizione e nemmeno il motivo, aggiungendo che è stato possibile scoprirlo solo grazie alla tecnologia. Baku negli anni ha cercato di costruire la narrazione di un Paese tollerante e multietnico. Il sito culturale armeno, Monument Watch, sostiene che, sempre in Nagorno- Karabakh, è stata demolita anche la chiesa di San Giacomo. La Chiesa apostolica armena, lo scorso 23 aprile, ha rilasciato una dichiarazione molto dura nella quale si legge: «È ovvio che il governo azero continui a prendere di mira i luoghi sacri cristiani armeni con l’obiettivo di cancellare ogni traccia armena dall’Artsakh» (il nome del Nagorno-Karabakh in armeno, ndr). «Questo vandalismo a livello statale – si legge nel comunicato – dimostra ancora una volta che la politica anti-armena dell’Azerbaigian non è cambiata, il che rende discutibili le dichiarazioni sull’instaurazione di una pace stabile e duratura con l’Armenia».
Le autorità ecclesiastiche hanno poi fatto un appello al premier, Nikol Pashinyan, perché prenda misure «urgenti ed efficaci». Ma non è facile. Erevan sta cercando da uscire dal suo isolamento e un buon rapporto con l’Azerbaigian è il primo passo. Anche a causa di dolorosi compromessi.