Avvenire, 1 maggio 2026
Da oggi dazi zero all’Africa: Pechino tesse la sua tela
Siamo davanti a un imponente rimodellamento. Ma una costante non è destinata a cambiare: la presenza della Cina nel continente africano. Una penetrazione, innanzitutto commerciale, che paradossalmente potrebbe trovare una nuova spinta dalla politica a stelle e strisce. Se il presidente Usa Donal Trump resta ostinatamente attaccato alle politiche tariffarie – nonostante lo stop inflitto al rialzo dei dazi dalla Corte Suprema -, Pechino si muove in maniera diametralmente opposta. Con l’obiettivo di occupare gli spazi lasciati liberi dal ritiro Usa. Come annunciato a febbraio, da oggi il gigante asiatico attuerà «una politica a dazi zero» per tutti i 53 Paesi africani che hanno relazioni diplomatiche con Pechino. Non si tratta di una novità assoluta. Le esenzioni tariffarie erano state applicate a 33 nazioni meno sviluppate del continente.
Pechino ora è pronta attraverso l’estensione di questo “trattamento preferenziale” – coinvolgendo potenze a medio reddito come Sudafrica, Kenya, Nigeria, Egitto e Marocco – a quella che l’Horn International Institute for Strategic Studies ha definito «una massiccia concessione economica». Si tratta di un passo indietro solo apparente. È invece una rincorsa per un nuovo salto in avanti. Come ha scritto la “Reuters”, l’obiettivo della Cina «è radicarsi nel commercio globale in modo così profondo che i partner non possano permettersi di disaccoppiarsi sotto la pressione degli Stati Uniti».
I numeri danno ragione a Pechino. Nel 2025, il commercio bilaterale tra Cina e Africa ha raggiunto la cifra record di 348 miliardi di dollari, con un aumento del 17,7% rispetto all’anno precedente, trainato in gran parte da un aumento del 25,8% delle esportazioni cinesi verso il continente, che hanno raggiunto i 225,03 miliardi di dollari. Se l’attuale traiettoria di crescita dovesse confermarsi, il commercio bilaterale supererà i 400 miliardi di dollari entro la fine del 2026, grazie proprio all’ulteriore spinta del regime di dazi zero. «Eliminando l’attrito finanziario per le esportazioni non legate alle risorse, Pechino si sta decisamente posizionando come partner economico indiscusso e a lungo termine del Sud del mondo, colmando il vuoto lasciato dal crescente protezionismo occidentale», scrive ancora l’Horn Institute. Il rimodellamento della presenza cinese passa per un altro nodo strutturale: quello del debito. Pechino è il principale creditore del Continente. Un monstrum che minaccia di vampirizzare il continente, drenando quelle risorse necessario al suo sviluppo. Così Cina e Africa si trovano oggi, paradossalmente, sullo stesso lato della barricata. L’obiettivo è evitare che il continente resti schiacciato. Come scrive l’Africa Center for Strategic Studies, «in Africa paghiamo tassi di interesse significativamente più elevati, distogliendo risorse scarse dall’istruzione, dai servizi sociali e dagli investimenti. I Paesi africani stanno collaborando con la Cina alla ristrutturazione del debito, al rifinanziamento, alla cancellazione dei prestiti a tasso zero e alla conversione valutaria».
Nonostante i dazi imposti da Donald Trump, nel 2025 le esportazioni della Cina sono cresciute del 6,1, toccando un nuovo record (26.980 miliardi di yuan, 3.870 miliardi di dollari). Pechino ha conquistato la vetta di maggiore potenza commerciale del pianeta. Ma se vorrà continuare a detenere il primato non potrà “perdere” l’Africa.
Il motivo? Lo ha sintetizzato il think tank statunitense Brookings: «Il potenziale dell’Africa è immenso, caratterizzato da risorse naturali diversificate, una popolazione giovane in crescita e un’innovazione inesplorata. La domanda non è più se l’Africa riuscirà a soddisfare le esigenze di un mondo in rapida globalizzazione, ma come lo farà». A Pechino lo sanno bene.