il Fatto Quotidiano, 3 maggio 2026
Messico, a Sinaloa il governatore si autosospende
Il governatore dello Stato messicano di Sinaloa, Rubén Rocha Moya, ha annunciato che si dimetterà “temporaneamente” dopo che gli Stati Uniti hanno incriminato lui e nove funzionari per traffico di droga, in un atto d’accusa che ha scosso l’establishment politico del Messico. In un video diffuso nella serata di venerdì, il governatore, membro di spicco del partito progressista Morena, al potere a Città del Messico, ha negato le accuse secondo cui avrebbe protetto il potente cartello di Sinaloa e lo avrebbe aiutato a contrabbandare droga negli Stati Uniti in cambio di tangenti per milioni di dollari. “La mia coscienza è pulita”, ha detto Rocha Moya. “Al mio popolo e alla mia famiglia, posso guardarvi negli occhi perché non vi ho mai traditi e non lo farò mai”. Rocha Moya ha tuttavia dichiarato che si sarebbe preso un “congedo temporaneo” dalla carica di governatore per difendersi da quelle che ha definito accuse “false e maliziose” e per collaborare con l’indagine avviata dal governo federale della presidente Claudia Sheinbaum volta a determinare se debba essere arrestato o estradato negli Stati Uniti.
Sheinbaum, che ha faticato a trovare un equilibrio tra gli interessi del suo partito e le pressioni del presidente Usa Donald Trump affinché intensifichi la lotta contro i cartelli, si è finora rifiutata di consegnare Rocha Moya agli Stati Uniti. Afferma di non aver visto prove credibili contro Rocha, ma ha promesso che le autorità messicane indagheranno sul caso e raccoglieranno proprie informazioni.