il Fatto Quotidiano, 3 maggio 2026
Per Genovese condanna definitiva, ma niente più carcere
Una condanna definitiva rimasta in freezer per cinque anni e adesso non più eseguibile. È lo straordinario caso di Francantonio Genovese, ex parlamentare del Pd, poi passato in Forza Italia e poi ancora all’Mpa, arrestato nel 2014 per l’inchiesta sulla gestione “privata” della formazione da parte dell’assessorato della regione Sicilia: tra carcere e domiciliari farà, in fase preventiva, un anno e sei mesi. Nel frattempo si celebra il processo in primo e secondo grado e nel 2021 la Cassazione conferma la condanna a 6 anni e 8 mesi per i reati di tentata estorsione e truffa, ma annulla la condanna per riciclaggio, con rinvio, chiedendo cioè un nuovo processo d’Appello solo per questo reato, stavolta però da fare a Reggio Calabria e non più a Messina. Ed è proprio dall’altra parte dello Stretto che si è arenato tutto. La procura generale sospende, infatti, l’esecuzione della pena in attesa della nuova sentenza, sebbene questa in nessun modo possa alterare la condanna. Nel frattempo, però, interverrà un’altra condanna. Ed ecco cos’è successo.
Il secondo processo d’Appello a Reggio Calabria è terminato lo scorso novembre con l’assoluzione. Ora sono scaduti i termini per l’appello, e l’assoluzione è diventata definitiva, che vuol dire che la condanna messa in freezer adesso deve essere eseguita. Ma con tutta probabilità non avverrà. Ed è questo il paradosso giudiziario dell’ex parlamentare. Genovese, che è stato anche sindaco di Messina, nella lunga attesa che si celebrasse il secondo Appello, è stato condannato ancora, stavolta per un reato di evasione fiscale, in un processo a parte.
La condanna è stata di un anno e 6 mesi, che ha scontato interamente con la messa in prova. Il suo legale, Nino Favazzo, ha chiesto a quel punto la continuità, in sostanza una sorta di accorpamento tra le due condanne, ottenendo un cumulo definitivo a 6 anni e 11 mesi, cioè solo tre mesi in più. Ciò nonostante l’ex sindaco non rientrerà in carcere, grazie proprio a quel cumulo e grazie alla messa in prova, che sommato al periodo di un anno e sei mesi che ha passato in fase preventiva agli arresti, fa ridurre la pena a 3 anni e 8 mesi: sotto i quattro anni non è previsto il carcere. Un vero e proprio coup de théâtre giudiziario infilato grazie a una serie di fortunate coincidenze: “Ho già depositato istanza – ha detto Favazzo – chiedendo la detrazione dalla pena da eseguire del lungo periodo trascorso in custodia cautelare, e dell’intero periodo di pena scontata”. Nel frattempo, sebbene un po’ defilato, Genovese è rimasto nelle retrovie del governo siciliano, mandando avanti il figlio, Luigi che adesso, a 30 anni, siede alla presidenza dell’Ast, Azienda siciliana trasporti, interamente partecipata dalla Regione, dove è stato nominato lo scorso settembre tra le proteste dell’opposizione. Adesso, però, nel centrodestra c’è chi non ha dubbi: “La sua lunga attesa nelle retrovie è finita”.