La Stampa, 3 maggio 2026
Caparezza parla di fumetti
«Essere liberi è un dovere di chi fa arte. Io mi sento pienamente libero, anche dall’autocensura. Dalla pignoleria, quella no». Caparezza ritira al Comicon Napoli 2026 il disco di platino vinto per l’album Orbit Orbit, opera che segna il suo debutto come autore di fumetti. Le sue tavole sono state messe in mostra al pubblico per la prima volta, ed è questo, confida il cantautore, che lo ha emozionato più di tutto: «Da anni sono non solo un appassionato, ma un frequentatore di fiere del fumetto che non vede l’ora di vedere le tavole originali e il processo creativo di un autore». Caparezza, dal canto suo, da 26 anni non esita a esprimersi, in forme espressive e artistiche diverse, e a dire la sua.
Canta «Scoppia la guerra, io me ne scappo». Perché alcuni suoi colleghi non si espongono altrettanto oggi?
«A saperlo. Spero sia per altri motivi che non la paura di perdere pubblico».
O rischiare di essere divisivi?
«Oggi va tanto questa parola, è diventato tutto divisivo. Ma anche non esporsi è divisivo. Il dibattito è costante tra le persone, se ne abbiamo paura è perché abbiamo paura del giudizio. Io da quando ho iniziato il percorso come Caparezza, quindi ormai da 26 anni, ho la grande fortuna di non avere diktat. Sono sempre stato lasciato molto libero. Non si può scrivere pensando alle aspettative degli altri, tanto meno ai fallimenti. Non si può, non si deve».
Le nuove generazioni sono più libere?
«Nella musica, come nelle arti, c’è un continuo rimpasto. C’è sempre una generazione che distrugge quello che ha fatto la precedente. E questo serve al dibattito artistico, porta nuova linfa».
Tanti giovani l’hanno applaudita al Comicon per Orbit Orbit: dopo essere stato disco, fumetto e mostra, potrebbe diventare una serie tv?
«Mi piacerebbe molto. Non ho nessuna preclusione verso i fumetti che diventano altro, sono convinto che tutta l’arte si contamini. Il problema è che sono pignolo. Mi hanno già mostrato delle possibilità di realizzazione tramite l’intelligenza artificiale, ma non mi hanno convinto per niente. Quindi per adesso è tutto fermo, vedremo».
Non è un grande amante di serie tv, o sbaglio?
«No, preferisco il cinema. Oltre al fumetto, la letteratura e la musica ovviamente».
I suoi film preferiti?
«2001 Odissea nello spazio di Kubrick, film di riflessione sull’uomo e il suo rapporto con lo spazio e la tecnologia ancora molto attuale. E poi 8½ di Fellini. Amo i film con i tempi dilatati».
Tra i contemporanei?
«C’è uno sceneggiatore che mi piace, Marco Taddei, sperimenta in linea col mio sentire. Trovo abbia un approccio simile al mio non solo con le storie, ma con la vita. Ho sempre l’impressione di una scomodità di fondo, che è quella che provo io costantemente. Sono uno che ama i film che finiscono male, per intenderci».
Tra i supereroi per chi tifa?
«Per Silver Surfer, più filosofico di tutti. Ha una storia bellissima, ha cercato di difendere il suo pianeta, immolandosi e diventando l’araldo di Galactus, un cattivo che cattivo in fondo non è, perché divora i mondi per fame, non per malvagità. Così Surfer è odiato in tutto lo spazio, perché va in giro a cercare i mondi come potenziale cibo. È stato intrappolato sulla Terra e cerca sempre la sua libertà, la sua riconciliazione con la vita, con le cose».
Cosa può dire di più un fumetto rispetto a una canzone?
«È un linguaggio creativo ancora sottovalutato, ma è la somma di tutto. Possiede anche il ritmo, caratteristica tipica delle canzoni, ma rispetto a esse può slegarsi dal tempo. Una canzone va ascoltata dall’inizio alla fine, se apri un fumetto hai due tavole di fronte a te, hai già davanti agli occhi lo scorrere del tempo».
In entrambe le forme artistiche hanno grande peso i testi, i suoi nelle canzoni sono spesso di satira e critica sociale.
«So che passerò alla storia per i testi, per le mie storie, o “storielle”, per quanto io mi impegni anche musicalmente, perché produco tutto quello che faccio, seguo il processo creativo dall’inizio alla fine».
È critico con se stesso?
«Molto, a volte scrivo cose che poi magari non mi convincono, o penso che possano essere dette meglio, e le correggo. Come dicevo, soffro di una pignoleria molto alta».
Cosa la ispira oggi?
«Sarà controcorrente, ma tutto ciò che fa l’essere umano. Nella mia vita hanno un peso altissimo fumetto, film, danza, tutte cose che in natura non esistono. Se immagino la mia vita senza queste cose fantastiche mi sento soffocare. Fin da bambino mi sono nutrito dei linguaggi creativi che l’essere umano ha inventato. Non siamo solo capaci di fare la guerra. Siamo capaci, e tanto, anche di cose belle, alte, salvifiche».