repubblica.it, 3 maggio 2026
Tumore del collo dell’utero azzerato fra le giovani australiane
L’Australia ha ridotto a zero i casi di cancro della cervice uterina fra le ragazze al di sotto dei 25 anni. Non era mai accaduto in passato. Primo nel mondo a introdurre nel 2007 il vaccino contro il virus Hpv (l’infezione è necessaria perché si sviluppi questo tipo di tumore), il Paese ha uno dei tassi di immunizzazione più alti al mondo: oggi è all’80%, anche se nel 2020 ha raggiunto il massimo con l’86% e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda il 90%.
Vicini all’eliminazione
Un servizio della Bbc saluta l’Australia come la nazione più vicina al traguardo di dichiarare estinto un tumore dal proprio territorio. Perché questo avvenga secondo l’Oms non devono registrarsi più di 4 casi ogni 100mila donne. Canberra è al momento a 6,6. Al lancio del vaccino, ormai quasi vent’anni fa, era attorno a 8 casi. Nel 1982, data di inizio del monitoraggio, superava i 16.
Il rapporto sui progressi dell’eliminazione del cancro della cervice uterina in Australia si riferisce al 2021, l’anno per cui sono disponibili gli ultimi dati. Vicini al traguardo sono anche Canada, Nuova Zelanda, Portogallo, Finlandia, Svizzera e Spagna, mentre l’Italia è ancora a 10 casi ogni 100mila donne e un tasso di vaccinazione fra il 60% e il 70%, a seconda delle fasce d’età. Fra le Regioni si va dal massimo del 77% della Lombardia al 23% della Sicilia.
Il ruolo del vaccino
“Questo importante risultato – scrive il rapporto australiano a proposito dell’assenza di casi fra le giovani – è quasi certamente dovuto all’impatto della vaccinazione”. Il vaccino (come in Italia) viene somministrato in due dosi alle ragazze e ai ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, alla vigilia dell’inizio della vita sessuale.
L’Hpv, o virus del papilloma umano, si trasmette per via sessuale: neanche il preservativo protegge del tutto. Si calcola che circa l’80% delle persone venga contagiato almeno una volta nella vita. Nel 90% dei casi l’infezione non causa problemi e non porta al cancro. Poiché il vaccino è più efficace nelle persone che non hanno mai incontrato l’Hpv, la fascia d’età scelta per l’immunizzazione è proprio la preadolescenza.
Fra le ragazze italiane di 12 anni – l’età ottimale per la prima dose – la percentuale di vaccinazione è del 66%. Fra i ragazzi è del 59%. “I dati delle coperture vaccinali – commenta il nostro Ministero della Salute nel rapporto che accompagna i dati (riferiti al 2024) – pur mostrando ancora valori bassi, evidenziano un miglioramento rispetto all’anno precedente”.
I ragazzi vengono inclusi nella campagna vaccinale perché possono contagiare le ragazze, ma anche perché possono ammalarsi di cancro all’ano se hanno rapporti anali e di cancro alla gola se hanno rapporti orali.
Le vittime in Italia
Agli adulti il vaccino non è consigliato perché poco efficace. Fino a poco tempo fa le dosi non bastavano per tutti nel mondo e l’Oms, come varie organizzazioni non governative, cercavano di spingere per l’immunizzazione dei Paesi più poveri. A chi ha già una vita sessuale attiva viene consigliato il pap test annuale: un esame in grado di rilevare la presenza del virus Hpv e di eventuali lesioni che precedono il cancro. Di recente è stato introdotto anche un test che rileva il Dna del virus del papilloma nel collo dell’utero. In Australia è consigliato (anche dopo il vaccino) ogni 5 anni.
In Italia le diagnosi di cancro della cervice uterina sono 2.400 all’anno, mentre i decessi si aggirano attorno ai 500. Il tumore non risparmia le ragazze giovani: è il quinto più frequente al di sotto dei 50 anni. Altri vaccini prevengono in via indiretta i tumori (in primis quelli per le epatiti, che possono evolvere in tumore del fegato), ma quello per l’Hpv è considerato il primo effettivo vaccino mirato contro il cancro. Un sondaggio condotto dall’Istituto Superiore della Sanità a gennaio mostra però che il 70% dei genitori lo considera inutile. Il 40% ha timore degli effetti collaterali per il proprio figlio. Il 60% pensa (erroneamente) che sia a pagamento.