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 2026  maggio 03 Domenica calendario

A Londra parte la (vivace) corsa al dopo Starmer

A Westminster si aggira una certezza, o quasi: Keir Starmer ha le settimane contate a Downing Street, a causa innanzitutto dello scandalo Mandelson, ma anche per i primi due anni di governo incolori, schizofrenici, senza carisma, e poi il suo Labour alle elezioni locali e nazionali (in Galles e Scozia) del 7 maggio prossimo prenderà una scoppola tale che, a meno di clamorose sorprese, la sua posizione sarà presto insostenibile. Ma il dubbio è sempre lo stesso: chi può sostituirlo?
Negli ultimi giorni, abbiamo visto diverse mosse, complotti e mezze gaffe dei suoi rivali interni del Labour. Premessa: se Starmer è ancora a Downing Street è anche perché i suoi aspiranti successori non sembrano pronti a prendere il suo posto, e serve l’appoggio di almeno 80 deputati laburisti per attivare il processo di detronizzazione del leader a differenza delle regole dei tories per cui bastano le lettere scritte di sfiducia da parte del 15% dei deputati del gruppo parlamentare. Ma quanto emerso nelle ultime ore dà più l’impressione di una “armata brancaleone” e in ogni caso di un partito che, anche con il probabile addio del primo ministro britannico, difficilmente troverà la quadra.
Partiamo dal nuovo favorito, il “re del Nord”. Ovvero il sindaco di Manchester, Andy Burnham. Costui è il riferimento di buona parte della corrente di sinistra del Labour – che è furiosa con il premier per il suo centrismo – ed è anche considerato una boccata di aria fresca, non facendo parte dell’esecutivo Starmer (anche se era un ministro con Gordon Brown e stiamo parlando di oltre 15 anni fa). In ogni caso, stando ai sondaggi, è l’unico che “potrebbe fare meglio di Sir Keir a Downing Street”, secondo gli iscritti del Labour: “Con gli altri, cambierebbe poco”.
Ma c’è un problema: Burnham non è membro del Parlamento di Westminster, anche perché qualche mese fa Starmer ha machiavellicamente bloccato la sua candidatura all’elezione suppletiva di Gorton & Denton, poi vinta dai Verdi, con la scusa che ci sarebbe stato un vuoto difficile da colmare alla guida di Manchester, città storicamente laburista. Secondo il Guardian, però, Burnham avrebbe individuato uno o due deputati della stessa zona che potrebbero farsi da parte per permettergli di correre per un seggio “nelle prossime settimane”. Questa eventualità fa sì che molti membri della Camera dei Comuni laburisti restino in attesa di Burnham, prima di muoversi e giurare fedeltà a un altro candidato.
A leggere il Guardian, Burnham ha già individuato il suo team, scelto un “eccellente” successore a sindaco di Manchester, e addirittura avrebbe stilato una lista di ministri di un suo futuro governo – perché in Inghilterra se si vince la sfida della leadership di un partito al potere, si diventa automaticamente primi ministri, senza alcun voto di fiducia in Parlamento. Con una rassicurazione, o forse beffa. Il team del sindaco avrebbe assicurato a quello di Starmer che, visti i “suoi ottimi risultati in politica estera” (dalla Difesa alla Coalizione dei Volenterosi), se vuole Sir Keir potrebbe rimanere nell’esecutivo, ma declassato a ministro degli Esteri.
In realtà, ci sarebbe anche un’altra paladina della sinistra. Ovvero Angela Rayner, la “regina rossa” degli operai, nata povera alla periferia di Manchester, 46 anni e nonna già a 37. Ma Rayner è ancora invischiata in uno scandalo di tasse non pagate sulla sua seconda casa a Brighton, che la costrinse a dimettersi da vicepremier di Starmer, l’anno scorso, e non è chiaro quando l’Agenzia delle entrate britannica esprimerà il suo giudizio finale su di lei. E intanto, è già partita la campagna contro “Angie” da parte dei tabloid, che la considerano inadeguata e inaffidabile come inquilina di Downing Street.
L’altro giorno, il Daily Mail ha raccontato che Rayner era visibilmente alticcia (per usare un eufemismo) nel pub più celebre del Parlamento, lo Strangers – uno dei pochi “misti”, ossia che accoglie sia deputati che giornalisti, senza distinzioni. A un certo punto, dopo diverse pinte di birra, Rayner sarebbe andata via all’improvviso urlando “sì, io sono una socialista!”, per poi sbagliare porta di uscita (che era chiusa), forzarla e ammaccarla. Gli alleati di Rayner smentiscono l’accaduto, ma il Daily Mail è tornato alla carica con altre testimonianze che sostanzialmente confermano la versione dei fatti del giornale.
Infine, c’è Wes Streeting: ministro della Salute, 43 anni, gay, forse il più brillante e scaltro politico della nuova generazione del Labour. Ma c’è un problema: Streeting è considerato un figlioccio del disgraziato Mandelson (anche se lui nega di esserlo) e soprattutto è un blairiano più centrista, cosa che non aggrada la base degli iscritti del Labour, in grande maggioranza di sinistra, che sceglieranno il nuovo leader. Tuttavia, Streeting sa che questa è l’occasione di una vita e ovviamente sta già muovendo le sue truppe cammellate per battere sul tempo Burnham e innescare il processo di selezione prima che quest’ultimo riesca a tornare in Parlamento.
 
Anche per questo, secondo lo Spectator e il Daily Telegraph, Streeting avrebbe già il sostegno di 80 deputati necessario a innescare la sfiducia di Starmer. Lui nega categoricamente: “Sono concentrato soltanto sul governo, non ho intenzione di diventare primo ministro”. Ma a questo punto è chiaro che la gara è già iniziata. Qualcuno in Parlamento sostiene che anche l’ex leader Labour e attuale ministro dell’Ambiente, Ed Miliband (altro esponente della sinistra del partito) sarebbe pronto a entrare in gioco, “perché convinto di poter diventare primo ministro”. Peccato che lo stesso Miliband già ha corso per esserlo e sotto la sua guida il Labour venne nettamente sconfitto alle elezioni del 2015 contro i conservatori di David Cameron.