la Repubblica, 3 maggio 2026
Spesa per i farmaci fuori controllo, vertici Aifa in bilico
Una corsa che non si ferma e anzi diventa più sostenuta. A niente sono serviti, per adesso, i richiami del ministero alla Salute ad Aifa e nemmeno l’interessamento di Palazzo Chigi: la spesa farmaceutica continua a crescere a un ritmo sconosciuto fino a qualche anno fa. Il primo maggio, forse per non farli troppo notare, l’Agenzia del farmaco ha diffuso sul suo sito i numeri relativi ai costi che ha sostenuto la sanità pubblica, cioè le Regioni, per comprare i medicinali tra gennaio e ottobre del 2025. Il dato è di 21 miliardi, contro i 19,6 dello stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di una crescita del 6,9%. È alta e anzi altissima se si considera che il Fondo sanitario nazionale, dentro al quale è ricompreso il fondo per i farmaci, tra il 2024 e il 2025 è cresciuto dell’1,9%.
Con il governo +23,5% in tre anni
I numeri sono impietosi con la gestione della sanità del governo di centrodestra. Meloni e i suoi ministri sono entrati in carica nell’ottobre del 2022. In quell’anno la spesa, sempre calcolata su dieci mesi, è stata di 17 miliardi. Significa che fino al 2025, cioè in tre anni, è salita addirittura del 23,5%. Un ritmo mai registrato. Nei tre anni precedenti, cioè dal 2019 allo stesso 2022, si era passati infatti da 15,8 miliardi a 17, con un aumento del 7.5%. Con l’attuale governo c’è stato un incremento triplo difficile da spiegare, come è stato fatto fino ad ora da Aifa, con l’approvazione di tanti nuovi farmaci innovativi. Come se fossero tutti arrivati sul mercato dopo il 2022 e non prima.
Palazzo Chigi si muove
Numeri così pesanti hanno fatto muovere anche Palazzo Chigi, che ha chiesto al ministro alla Salute Orazio Schillaci di risolvere la situazione. Tanti sono i problemi dell’esecutivo, e tanto sono stati sbandierati, tra le polemiche di chi parla invece di sotto finanziamento, investimenti in sanità. Avere una situazione così esplosiva sulla farmaceutica non fa piacere alla presidenza.
La lettera di Schillaci
I vertici di Aifa li ha nominati a suo tempo Schillaci, che per un po’ ha osservato dall’esterno il lavoro dell’agenzia. Si è mosso nel febbraio scorso, con una lettera piuttosto dura nella quale chiedeva, tra l’altro la “socumentazione completa relativa ai criteri di valutazione della spesa farmaceutica” e invitava a inviare, a partire dal 30 aprile, relazioni bimestrali sulle criticità e sulle “azioni concrete e misurabili per la riduzione della spesa”. Era una sorta di messa in mora, che per ora non ha sortito molti effetti. Infatti la relazione di Aifa non sarebbe ancora arrivata.
La richiesta di dimissioni ai vertici
La vicenda dell’agenzia si intreccia con quella del ministero, dove oltre a Schillaci c’è il sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato, fedelissimo di Meloni, che porta avanti politiche molto favorevoli alla sua categoria (e di riflesso alle case farmaceutiche). Ci sarebbero anche misure volute da lui dietro l’incredibile crescita della spesa. Gemmato ha a lungo difeso Aifa, anche se nelle scorse settimane, quando si è compresa la posizione di Palazzo Chigi, avrebbe collaborato con Schillaci. L’idea era quella di chiedere insieme le dimissioni al direttore scientifico dell’agenzia, Pierluigi Russo, e al capo del dipartimento del ministero sotto cui ricadono anche le politiche farmaceutiche, Francesco Saverio Mennini, voluto a suo tempo da Schillaci che lo conosceva da quando era direttore di Tor Vergata. Tutti e due hanno rifiutato di andarsene, così come Robert Nisticò, il presidente di Aifa, aveva risposto in modo piuttosto piccato alla lettera del ministro, spiegando le sue ragioni e rendendosi disponibile a lavorare per invertire il trend. Insomma, nessuno vuole lasciare il suo posto. Qualcosa però, alla luce di dati pesantissimi, deve succedere. E qualcuno si aspetta novità nei prossimi giorni.