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 2026  maggio 03 Domenica calendario

Pogacar guadagna 12 milioni l’anno, più di ogni ciclista nella storia

Vita da Pogacar, vita da fenomeno. Grandi fatiche, grandi vittorie, grandi guadagni. Proviamo a soffermarci su quest’ultima categoria: i soldi. Vedremo con quanta cura (anche degli altri) si muove uno dei più grandi ciclisti della storia che sta già pensando a quando smetterà di pedalare. Per questo ha creato con la fidanzata, la ciclista slovena Urska Zigart, una società a Montecarlo e una nel paese natale (Komenda, 1.004 abitanti); entrambe si chiamano, ciclisticamente, Deux Maillots, due maglie. Mentre a gestirgli il sito ufficiale, e ad esserne proprietario, è il padre. Ma poi, davvero Tadej Pogacar, 27 anni, quattro vittorie al Tour de France, un Giro d’Italia, due mondiali, cinque volte il Giro di Lombardia, una Milano-Sanremo, tre Liegi-Bastogne-Liegi e una sfilza di altre grandi classiche, guadagna così tanto? Nel ciclismo nessuno come lui: 12 milioni nel 2025.
«Non è un segreto che negli ultimi anni abbia guadagnato molti soldi – disse un paio d’anni fa —. Onestamente, non mi sento molto a mio agio con questi soldi». Qualcosa intanto ha lasciato in concessionaria per un’ Audi RS 4 Avant edizione speciale e per una Porsche 911 GT3 RS.

A muoversi da anni dietro le quinte della vita sportiva e dei contratti di Tadej è l’italiano, Alex Carera, bresciano, co-fondatore con il fratello Johnny di A&J Allsports, titolata agenzia di management sportivo: «Lo vidi la prima volta da junior in una corsa che vinse con una bici molto più pesante di quelle dei rivali».
Il confronto
Se confrontassimo gli incassi di Pogacar con quelli di altre star sportive come Mbappé, Ronaldo o Sinner? Non c’è storia, non c’è paragone. Per le cifre in gioco basterebbe un Dusan Vlahovic qualsiasi. Cristiano Ronaldo è là in alto con 250 milioni all’anno: vale 20 Pogacar. Kylian Mbappé viaggia sui 100 milioni, per Jannik Sinner si stimano 60 milioni. Comunque nel suo «piccolo» Pogacar è già da tempo un brand, cioè un blend tra essere umano ed essere azienda. E i «brand umani» di solito vivono a Montecarlo perché – dicono – c’è un bel clima, ci si allena bene e i fan non ti stressano. Nemmeno il fisco. Nel Principato ha comprato casa.
Nel frattempo 500 km più a nord, ad Anse, sobborgo di Lione, sta crescendo il campioncino che la Francia aspetta da anni. Ha appena vinto la Freccia Vallone con la pedalata dei fuoriclasse. Paul Emmanuel Seixas, 19 anni, vive in una villetta con papà Emmanuel (informatico) e mamma Emmanuelle (professoressa di lettere moderne) ed è sotto la protezione «patriottica» di Emmanuel Macron che si spende per trattenerlo in un team francese. Si vedrà già dal Tour se, come dicono, sarà in grado di insidiare la leadership del «mostro» Pogacar. Intanto Seixas, lestissimo, ha creato la PS Image & Investment, sua al 100%, per lo sfruttamento dell’immagine, con il conto aperto a Bnp Paribas; e con papà e mamma un’immobiliare per investire i primi rilevanti ingaggi.
Magliette e conti correnti
Il ragazzo di Lione è una promessa, Pogacar è già una leggenda. E può essere un «marchio» quanto si vuole ma nel cadere, rischiare il ritiro, rialzarsi e vincere la Milano-Sanremo è l’essere umano che si impone nell’ennesima impresa. Poi monetizzi. E qui c’è tutta la filosofia del ragazzo sloveno. La maglia iridata strappata dopo la caduta ai piedi della Cipressa è stata acquistata all’asta per 95.100 euro dal manager americano Karl McDonnell. Pogacar ha raddoppiato personalmente la cifra destinandola alla sua fondazione benefica che si occupa di ricerca sul cancro, bambini malati e vittime di disastri naturali. Alla Fondazione va una parte dei guadagni di Pogacar che nel suo Paese finanzia anche il Pogi Team, un’accademia ciclistica con centinaia di giovani.
Nella cittadina natale è radicata Na Klancu, società (a scopo di lucro) del padre. Ha aperto un conto in una filiale locale di Intesa Sanpaolo, di fatto gestisce e incassa i proventi da merchandising del sito ufficiale: 250-300mila euro annui. L’immagine di Pogacar è contrattualmente «appaltata» al team Uae da cui Pogacar ha incassato nel 2025 otto milioni di ingaggio.
Ha un contratto fino al 2030 e una clausola rescissoria da 200 milioni
, come ha scritto Marco Iaria sulla Gazzetta dello Sport; oltre ai proventi delle sponsorizzazioni, incassa royalty per circa un milione. Ma il flusso finanziario è senza filtri societari, strutture offshore o fiduciarie. «Per lui non avrebbe senso – dice Carera —essendo residente a Montecarlo», dove l’imposta sul reddito è pari a zero. 
La Deux Maillot nel Principato
Nel Principato però ha creato la Deux Maillots (Tadej 48%, la fidanzata 47% e l’avvocato di famiglia Andrej Brezavscek 5%) per investire in titoli e immobili anche con l’omonima controllata slovena. Lì indirizzerà buona parte del suo patrimonio. Nei prossimi sei-sette anni, capitalizzando successi e contratti, potrebbe arrivare a «fatturare» circa 100 milioni, come cinque mesi di Ronaldo o un anno di Mbappè. Paul Emmanuel Seixas permettendo.