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 2026  maggio 03 Domenica calendario

Taranto, Montanari accosta Mussolini e Meloni

«Da Benito a Giorgia c’è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo». L’intervento di Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, sul palco delle celebrazioni per il Primo Maggio a Taranto scatena una bufera. E contro di lui arrivano dure critiche, da destra a sinistra.
A tarda sera, quando il Concertone era alle ultime battute, lo storico ha mostrato sul maxischermo alle sue spalle un montaggio in cui un manifesto elettorale di Giorgia Meloni è accostato a un ritratto di Benito Mussolini sua una prima pagina della Domenica del Corriere. «Il volto del potere. Eccolo qua, il volto del potere. Com’è bello, sereno, rassicurante. La storia ci insegna che quando il potere rappresenta sé stesso mente sempre – è l’intemerata del professore —. La verità e il potere sono nemici intimi, diceva Hannah Arendt. Allora questo ritratto dobbiamo contestarlo, smontarlo, ne dobbiamo svelare la vera natura. Dobbiamo dire la verità su questo potere che si presenta bello, forte, cristiano, materno, italiano». E poi il montaggio video: «Le immagini ci parlano, il loro codice ci parla. Come sono costruite queste immagini? Eccole! Dimmi chi sono i tuoi modelli e ti dirò chi sei».
Immediate le reazioni da destra: «Montanari è ossessionato. Vede fascismo e Meloni ovunque. Se non rappresentasse una importante Istituzione Accademica ci sarebbe solo da ridere – afferma Giovanni Donzelli, capo dell’organizzazione di Fratelli d’Italia —. All’odio che una certa sinistra anche ieri ha provato a fomentare nelle piazze ha già risposto il sorriso che Giorgia Meloni aveva mentre incontrava i ragazzi e lavoratori straordinari di PizzAut». Critiche piovono anche da sinistra: «A Montanari dico: non è così che vinceremo le elezioni. Giorgia Meloni va battuta su economia e lavoro, settori in cui gli indicatori sono pessimi per tutti gli italiani – avverte Dario Nardella, eurodeputato del Pd —. Alle urne non vinceremo con lo scontro tra fascismo e antifascismo, perché è proprio il terreno preferito da Meloni, quello della politica come scontro amico-nemico». E ha continuato: «Noi dobbiamo promuovere la politica come ascolto, confronto e cambiamento. Se vogliamo che Primo maggio e Liberazione diventino un patrimonio comune, alimentare la tensione così non ci aiuta».
Condanna per l’intemerata di Montanari arriva anche dal sindaco: «Il Primo Maggio tarantino è diventato ormai un evento straordinario: merito degli organizzatori, orgoglio di chi decide di parteciparvi – commenta Piero Bitetti, eletto con il sostegno di Pd, Avs e liste civiche —. Ciò riconosciuto, accostare l’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a colui che ha portato l’Italia in guerra, ha voluto le leggi razziali e trasformato il nostro Paese in una dittatura, mi sembra profondamente sbagliato sul piano etico e azzardato sul piano storico».
Dopo Meloni, sempre nel mirino di Montanari, è poi finito anche Matteo Salvini. Sul maxischermo è infatti apparso un collage di foto di migranti, realizzato da alcuni studenti, che visto da lontano riproduceva il volto di Matteo Salvini.