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 2026  maggio 03 Domenica calendario

Concertone del Primo Maggio, polemiche su Delia

Piazza San Giovanni, Primo maggio, ore 18.50. Fino a quel momento il Concertone promosso da Cgil, Cisl e Uil – dedicato al «Lavoro dignitoso» e condotto da Arisa, BigMama e Pierpaolo Spollon – fila liscio. Niente imprevisti, nessun attacco diretto al governo Meloni. La politica c’è ma è nei cori unanimi per la Palestina libera, è nell’appello al rispetto dei diritti dei lavoratori e delle minoranze, è nel pensiero di Dutch Nazari rivolto agli attivisti della Global Sumud Flotilla.
Ma poi sul palco sale Delia e inizia a cantare Bella ciao: la sua è una versione folk, potente. La cantante catanese aggiunge all’originale un testo in dialetto dedicato ai Vespri siciliani, «vero e proprio sterminio del mio popolo». Poi si spinge ancora più in là e cancella da Bella ciao la parola «partigiano», rimpiazzata da «essere umano». Basta un attimo, una sostituzione chirurgica, e il canto della Resistenza diventa il manifesto di un umanesimo che, nelle intenzioni dell’artista, vorrebbe essere universale e senza tempo. Ma la memoria ci tiene ai suoi simboli. E mentre Delia canta, il web inizia a ribollire. In pochi minuti l’esclusione del termine «partigiano» dal Primo Maggio diventa il caso della giornata.
Sui social fioccano gli attacchi contro Delia: «Non dovevi permetterti di cambiare neanche una virgola», «i partigiani non si toccano», «hai tradito lo spirito del Primo Maggio». Lei, scesa dal palco si difende: «Volevo che quel grido parlasse a tutti, senza etichette». Ma il tentativo di rendere «global» e inclusivo un inno intonato sui monti, tra i rifugi e il sangue di chi invece fece una scelta di campo precisa, suona a molti come un’operazione di eccessivo maquillage concettuale. Un revisionismo troppo spinto.
«Non si possono cambiare le parole di Bella ciao. Hanno un senso e una importanza che non possono e non devono cambiare», tuona Alessandro Gassmann sui suoi profili social. «Il partigiano non è un qualsiasi essere umano – commenta l’attore —. È un essere umano che, rischiando e a volte perdendo la propria vita, ti ha ridato la libertà». Dura anche l’Anpi Sicilia (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), che parla di «abuso», di snaturamento di un simbolo storico della Resistenza italiana, quasi un tentativo di cancellare le radici storiche e politiche del brano di chi lottò contro il nazifascismo.
Nessuna reazione dal mondo politico. La polemica vive soprattutto sul web. Ma Delia, comunque, non ci sta. E ieri sui social ha rilanciato: «Mentre ci indigniamo per una parola cambiata, da oltre quattro anni in Ucraina muoiono civili che non hanno scelto di combattere. Le decisioni vengono prese, come è stato detto anche da Papa Leone, da una cerchia ristretta di persone che giocano a fare i bulli, incuranti della vita degli altri e spesso guidate da interessi economici», scrive. E ancora: «Ci indigniamo per una parola cambiata mentre, da settimane, in Iran vengono calpestati diritti fondamentali e migliaia di persone hanno già perso la vita».
Ma la cantante siciliana non è stata l’unica a fare rumore sul palco del Concertone. Piero Pelù ha ricordato i morti di Chernobyl, i genocidi dei pellerossa, degli armeni, di ebrei, rom, gay e oppositori politici nei lager. Poi su Mussolini: «Fu un dittatore sanguinario, provocò una guerra con milioni di morti. Fece qualcosa di buono? Di sicuro non le leggi razziali». E la provocazione: «Venne fermato dai partigiani mentre scappava travestito da soldato. Fu fucilato. È un morto sul lavoro, ma traditore e sanguinario», ha detto la voce dei Litfiba.
Geolier invece ha ricordato i ragazzi uccisi «per sbaglio» a Napoli «da un colpo di pistola»: «Vittime innocenti, lavoratori, studenti senza legami con la camorra. La mia generazione è in pericolo». Serena Brancale ha intonato Hasta siempre Comandante, tributo a Che Guevara. Infine Levante, tra moda, politica e ironia, ha reso omaggio al presidente della Repubblica indossando una t-shirt con la scritta «Mattarella» dal font hard rock, in stile Metallica.