Corriere della Sera, 3 maggio 2026
La compagnia aerea Spirit è fallita
Spirit Airlines, una delle principali low cost degli Stati Uniti, ha smesso ieri di volare. Da tempo in crisi, il colpo di grazia l’ha ricevuto con il prezzo del cherosene, raddoppiato per la guerra nel Golfo Persico. «I nostri clienti non devono recarsi in aeroporto», avvisano dalla società. Lo stop arriva dopo giorni di trattative con la Casa Bianca che si era fatta avanti con un prestito da 500 milioni di dollari che però aveva fatto storcere il naso anche a diversi rappresentanti repubblicani. Secondo gli ultimi dati, di febbraio, Spirit Airlines ha trasportato circa 1,7 milioni di passeggeri sui voli domestici negli Stati Uniti, con una quota di mercato del 3,9%. Ieri la compagnia aveva programmato 277 decolli e messo in vendita 55 mila posti. Fondata nel 1983, la low cost ha saputo trasformare l’aviazione Usa vendendo biglietti economici e – come sanno i passeggeri europei – applicando extra su tutti gli altri servizi, dalla scelta del posto al bagaglio a mano. Ma l’impennata la concorrenza delle compagnie tradizionali, la pandemia e il problema ai motori Pratt&Whitney (criticità che riguarda decine di altre aviolinee) hanno messo in difficoltà l’azienda. Che ha provato a unirsi alla rivale Frontier senza successo, mentre la fusione con JetBlue è stata bloccata dal Dipartimento di Giustizia durante la presidenza Biden. Dopo aver effettuato una prima ristrutturazione, Spirit ne ha avviata un’altra. Ma poi è arrivata l’impennata dei costi del jet fuel: in pochi giorni negli Usa è passato da 2,5 dollari a gallone a 4,9. In una nota, Tom Fitzgerald, analista di TD Cowen, definisce la chiusura di Spirit la «fine di un’era». Il crac arriva in un momento in cui altri vettori si espandono. Anche tra Usa e Italia: in questo periodo vengono lanciate cinque nuove rotte dirette: Seattle-Roma (Alaska Airlines), Roma-Houston (Ita Airways), Bari-Newark (United Airlines), Milano-Boston (JetBlue), New York «JFK»-Olbia (Delta Air Lines). Secondo i dati forniti al Corriere dalla piattaforma specializzata Cirium, il mercato tra i due Paesi è quello che cresce di più tra Usa ed Europa (+8%).