Corriere della Sera, 3 maggio 2026
Dazi sulle auto, ritiro delle truppe: Trump colpisce l’Ue
Donald Trump torna a colpire gli alleati europei su un doppio fronte. Entro sei-dodici mesi, il Pentagono ritirerà circa 5 mila soldati americani sui 36 mila schierati in Germania: un taglio del 14%. E minaccia di fare la stessa cosa con l’Italia e la Spagna. Nello stesso tempo, il presidente degli Stati Uniti annuncia sulla sua piattaforma «Truth» che, «a partire da questa settimana» saranno imposti dazi del 25% sull’import di auto e camion provenienti dall’Europa e in particolare dalla Germania.
La chiave di lettura più immediata, dunque, è abbastanza semplice. Trump ha voluto punire le dichiarazioni rilasciate la settimana scorsa da Friedrich Merz e lanciare un segnale ai governi di Roma e Madrid che «non appoggiano la guerra degli Stati Uniti contro Teheran. Il cancelliere tedesco aveva detto che «l’Iran stava umiliando gli Usa». Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha offerto una spiegazione tecnico-strategica: «La decisione segue una scrupolosa revisione della posizione in Europa e tiene conto delle necessità e delle condizioni sul campo». In realtà, la «revisione» era stata già completata alla fine del 2025, senza che fosse menzionata la «necessità» di alleggerire «la posizione» nella sfera europea. Anzi, la legge quadro sulla Difesa, approvata dal Congresso nel dicembre del 2025, stabilisce che lo schieramento militare Usa in Europa non possa scendere sotto le 76 mila unità. Ora, stando ai dati diffusi dallo stesso Pentagono (agenzia «Us Defense Manpower Data Center»), nel Vecchio Continente sono presenti solo 68 mila soldati statunitensi. Le intenzioni trumpiane non sembrano avere margini sul piano giuridico.
Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha cercato di minimizzare. Ma l’uscita di Trump va esaminata ancor più in profondità: il disimpegno più volte minacciato sta diventando un fatto concreto. Joe Biden aveva inviato 30-40 mila militari Usa per rinforzare le difese europee, subito dopo l’attacco putiniano all’Ucraina. Ora quella fase si chiude definitivamente.
Grave anche il nuovo strappo sui dazi. Il post trumpiano di ieri su Truth è, come sempre, perentorio: «Sono lieto di comunicare che, visto che la Ue non sta rispettando il nostro accordo commerciale, la prossima settimana aumenterò i dazi al 25% per le automobili e i camion in arrivo negli Stati Uniti». Ma se case europee «produrranno in stabilimenti americani non ci sarà alcuna tariffa». Trump aggiunge «che numerosi impianti sono attualmente in fase di costruzione, con investimenti superiori ai 100 miliardi di dollari, un record nella storia dell’industria automobilistica». Da Bruxelles giunge la reazione di un portavoce della Commissione europea: «L’Ue sta attuando gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta secondo la prassi legislativa standard, tenendo costantemente informata l’amministrazione Usa. Qualora gli Usa adottassero misure non conformi alla dichiarazione congiunta, ci riserveremo ogni possibilità di azione per tutelare gli interessi dell’Ue». Più politica la risposta di Bernd Lange, eurodeputato socialdemocratico tedesco e presidente della Commissione commercio: «La nuova minaccia di Trump è inaccettabile. L’Ue rispetta gli accordi e agisce in modo democratico, non per decreto. Dobbiamo ora reagire con decisione per proteggere il commercio e i posti di lavoro».
L’accordo firmato nel luglio scorso da Ursula von der Leyen e da Trump non è ancora stato ratificato dal Parlamento europeo, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittima la decisione di Trump di applicare dazi generalizzati del 15% sulle merci europee. Per ora si è tornati alla tariffa base del 10%. L’impennata al 25% avrebbe un pesante impatto anche sull’automotive italiano che nel 2025 ha esportato negli Usa mezzi di trasporto per un valore di 9,3 miliardi, di cui 2,9 miliardi per autoveicoli.