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 2026  maggio 02 Sabato calendario

El Salvador, in vigore l’ergastolo per i bambini

Il Parlamento salvadoregno ha approvato la “cadena perpetua” per i minori dai dodici anni in su, nei casi di omicidio o appartenenza alle bande criminali. Voluta dal governo Bukele, la misura è stata oggetto di numerose critiche per la violazione dei diritti dei bambini
Non è solo un’idea strampalata ed estremista, ma l’ennesimo provvedimento del presidente salvadoregno Nayib Bukele per smantellare l’ordinamento giuridico del Paese con la scusa dello stato di eccezione costituzionale: entrata in vigore lo scorso 26 aprile, la nuova riforma penale prevede l’ergastolo per i minori – dai dodici anni in su – in caso di reati gravi come omicidio, femminicidio, stupro e appartenenza alle gang, gruppi considerati alla stregua di organizzazioni terroristiche.
La misura promossa dal governo è stata approvata dall’Assemblea legislativa controllata interamente da Nuevas Ideas, il partito fondato dal leader populista, attraverso due passaggi parlamentari: il primo, con l’approvazione di una riforma che modifica il testo del secondo comma dell’art. 27 della Costituzione – laddove vietava completamente la pena perpetua; il secondo, con l’adozione di un pacchetto di leggi ordinarie che ha riformato la normativa penale minorile per introdurre il “fine pena mai” a carico dei bambini. Le disposizioni prevedono inoltre l’istituzione di tribunali dedicati alla gestione dei nuovi procedimenti e stabiliscono l’esclusione di benefici come la libertà condizionale o anticipata.
Tutto questo avviene in un Paese che ha imprigionato oltre l’1% della popolazione nell’ambito della stretta repressiva avviata dall’esecutivo, in cui si celebrano maxi-processi senza garanzie procedurali, e in cui è stato prorogato lo stato di eccezione per ben quarantanove volte.
Secondo la maggioranza parlamentare, la riforma sarebbe compatibile con i principi del diritto internazionale, essendo prevista la revisione obbligatoria della pena e una valutazione periodica.
Anche se l’azione di bande come la MS-13 – responsabile un tempo di tassi di omicidio tra i più alti al mondo – deve essere contrastata, non è comunque possibile intervenire sacrificando i diritti fondamentali, come evidenziato da uno studio di quasi trecento pagine redatto dal Gipes, un gruppo internazionale di giuristi che indaga sulla violazione dei diritti umani in El Salvador.
Le critiche al progetto emergenziale del Bukele-Leviatano, costruito sulla promessa della sicurezza, non hanno tardato ad arrivare: l’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha condannato la nuova legge e ha invitato il Paese a riesaminare la decisione: «Esortiamo le autorità salvadoregne a rivedere rapidamente le preoccupanti modifiche costituzionali e legislative che prevedono l’ergastolo per i bambini anche di soli dodici anni, in contrasto con gli standard internazionali in materia», ha dichiarato Marta Hurtado, portavoce dell’Ohchr, aggiungendo che è necessario dare priorità al “primario interesse del minore” e favorirne la riabilitazione in caso di reati.
Anche la Commissione Interamericana per i Diritti Umani e l’Ong Human Rights Watch hanno denunciato la decisione, definendola incompatibile con i principi costituzionali internazionali.
La risposta del capo di Stato salvadoregno, invece, ha posto l’accento sul fine – contrastare l’attività delle bande – che giustificherebbe il mezzo – la detenzione a vita: come ha scritto Bukele su X, le gang reclutano minorenni per commettere crimini atroci «con il solo rischio forse di affrontare una pena minima (…)».
La lotta alle gang è diventata così il pretesto per trasformare il sistema giuridico in un grande progetto autoritario, limitando i diritti e trasformando la natura della pena: da strumento di rieducazione a meccanismo esclusivamente punitivo. E la pena dell’ergastolo comminata ai minori è la parte più inquietante di questo progetto.