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 2026  maggio 01 Venerdì calendario

Crans-Montana, nuova inchiesta per i Moretti

Non solo le accuse di omicidio, lesioni e incendio colposi. Nei confronti di Jacques e Jessica Moretti, titolari del Constellation di Crans-Montana, è in corso anche un’indagine per riciclaggio. Lo si scopre da un atto della procura di Sion, letto da Repubblica, del 29 aprile. Nel documento si fa riferimento a una comunicazione della polizia del 23 febbraio, nella quale si avanzano più sospetti, dalla frode a gravi reati fiscali. I legali dei Moretti chiedevano di separare questo filone da quello sull’incendio. Ma i pm scrivono che «l’istruttoria» sul riciclaggio non ostacola le indagini sul rogo. La procura si oppone, inoltre, al dissequestro dei conti di Jessica. E il pool di avvocati della famiglia di Sofia Donadio, ferita nel rogo, fa un passo in più. Fabrizio Ventimiglia e Pierluca Degni (con i colleghi Marco Giannone e Davide Zaninetta) chiedono di bloccare l’imminente riapertura di uno dei locali dei Moretti, Le Vieux Chalet. Dovrebbe avvenire oggi ma per i legali ci sono rischi. È opportuno, dicono, valutare violazioni che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza pubblica. E si chiede di capire con quali soldi e personale ripartirebbe l’attività.
Nel frattempo, i ragazzi feriti al Constellation provano a recuperare pezzi di normalità. Anche Sofia è tornata a scuola, per ora attraverso uno schermo. Il racconto delle sue prime lezioni lo affida a una lettera che ci invia: «Dopo tutti questi mesi da quella terribile notte, un modo per riadattarmi alla vita». È la prima dei quattro compagni della del Virgilio a riprendere le lezioni. Online, perché «non sono ancora in condizione di tornare fisicamente in classe. Provo ancora molto dolore e faccio fatica a anche nelle cose più semplici: lavarmi, vestirmi, sarebbe impossibile senza la mia famiglia». Anche Francesca, Leonardo e Kean, ancora al Niguarda, grazie alla scuola a distanza potranno non perdere l’anno, con un programma cucito su misura. La primissima lezione di Sofia, con la professoressa di diritto. «Abbiamo parlato di come sto, di quanto questa vicenda mi abbia cambiata». Un momento quasi liberatorio. «Avevo bisogno di uno sfogo dopo tutta questa sofferenza». Tante cose la riportano a quella notte. Come la lezione di francese. «Una materia che studierò con più impegno, come l’inglese». In ambulanza, mentre correva verso l’ospedale con il corpo bruciato, «con gli operatori sanitari comunicavo con il traduttore. Un grande limite».
Sul fronte delle fatture inviate ai feriti dagli ospedali elvetici, che ha scatenato uno scontro diplomatico con l’Italia, uno snodo potrebbe esserci lunedì, quando la premier Meloni e il presidente della Confederazione svizzera Parmelin si incontreranno al vertice della Comunità politica europea a Yerevan e potrebbero avere un faccia a faccia su questo.