Sette, 2 maggio 2026
Intervista a Katia Follesa
La gioia di rallentare e il lusso di poterlo fare. Dopo anni passati lavorando «sempre, tantissimo», Katia Follesa si è regalata la possibilità di scalare la marcia e tirare un po’ il fiato.
C’entra qualcosa con i 50 anni compiuti a gennaio?
«Forse si. Sono arrivata a questo compleanno con una consapevolezza diversa. Trovo che i 50 anni siano una età stupenda: hai fatto tante cose, hai messo alcune bandierine sulla tua carriera, hai o non hai figli, ma non c’è più l’aspettativa e si attenua la sensazione del working in progress... Anche per questo, tutto quello che avviene, avviene con leggerezza. Sono in una fase di gioia e serenità, in cui sperimento proprio quanto sia bello rallentare.... È come se fossi in orbita, sto bene».
Cosa ha rallentato, in particolare?
«Soprattutto il lavoro, ho messo un bel freno a mano. Mi sono concessa il lusso di rifiutare proposte, di fare una cernita. Quando sei nel vortice batti il ferro finché è caldo, ora posso capire cosa è più affine a me e riesco a fare cose che prima, semplicemente, non avevo il tempo di fare, come farmi trovare a casa quando mia figlia torna da scuola e magari prepararle anche il pranzo...».
Dopo la semina, è al momento del raccolto?
«Sì, sto raccogliendo un po’ di successi... Dopo la mia ospitata a Sanremo ci sono stati tutti i sold out a teatro, dove sto provando ormai da tempo a calcare il palco da sola con lo spettacolo No vabbé mi adoro. Sta andando davvero bene e posso gestire le date, magari non lavorare dal lunedì al venerdì. Quando ero in tour con Valeria (Graci, ndr.), agli inizi, dovevamo accettare tutto quello che ci proponevano. Ora, pur sentendomi sempre in una perenne gavetta, mi rendo anche conto che sto raccogliendo i frutti e quindi vivo questo periodo un po’ sorniona, un po’ beata, come se fossi in una bolla».
Anche dirsi «No vabbè mi adoro» è una conquista di non poco conto, no?
«È il mio mantra, devo recitarlo come preghiera tutte le mattine. Viviamo in un’epoca in cui quello che vediamo è molto artificiale: è un mondo che non è più reale. In questo senso sono una nostalgica, figlia degli anni che ho vissuto e in cui vorrei tornare: ora dobbiamo andare oltre lo stereotipo della perfezione, che non esiste. Oltre un modello di donna perfetta, che io cerco di denunciare in maniera ironica. E mi piace vedere le donne esaltate che urlano quando mostro le braccia a tendina, che nessuna ha il coraggio di dire che abbiamo tutte».
In generale, ancora oggi, il corpo delle donne è sempre giudicato.
«Sempre. Quando sono dimagrita, ad esempio, si è abbattuto su di me il giudizio universale, addirittura si era detto che non facessi più ridere. Ho dovuto spiegare che avendo una cardiopatia il sovrappeso non mi faceva bene. Ma alla base di tutto manca l’educazione su questi temi, perché se fosse successo a un uomo non lo avrebbero mai detto».
Rimpiange il mondo prima dei social, eppure la seguono milioni di persone...
«Non mi piace il fatto che purtroppo abbiamo questo cellulare in mano 24 ore al giorno. Siamo troppo annoiati e quindi scrolliamo, guardiamo. Io stessa mi sono dovuta imporre di limitarne tantissimo l’utilizzo e con Angelo (Pisani, il suo ex compagno, ndr) ho cercato di educare nostra figlia, adolescente, a non farsi influenzare da tutto quello che vede».
Ci siete riusciti?
«Lei è molto sana e saggia. Non ha Tik Tok ma tante passioni belle come il cinema e il teatro, ora fa anche l’accademia teatrale di Grock. Io e Angelo ci confrontiamo ogni giorno e quello che trasmettiamo è questo senso di libertà e al tempo stesso di autostima. Siamo due giullari, lei ogni tanto si vergogna... Ma l’idea era spiegarle di non preoccuparsi di quello che pensa la gente e di esprimersi, senza paura del confronto, dal momento che non tutto si risolve dicendo tu hai ragione o tu hai torto. Siamo fortunati».
Dopo una storia molto lunga lei e Pisani siete rimasti in ottimi rapporti.
«Agli occhi della gente noi siamo gli alieni, tutti ci chiedono: come fate? Nel nostro caso abbiamo avuto la fortuna di guardare molto avanti e cercare di salvare quello che poteva essere salvato. Il nostro rapporto era speciale, andava oltre la relazione uomo-donna: ci siamo presi per mano perché stavamo affogando entrambi per le nostre vite passate e ci siamo salvati. Poi, nel cammino non tutto è stato sempre semplice: Angelo aveva anche smesso di voler fare il comico, non c’era lavoro, ci sono stati periodi bui. Ma facendo lo stesso mestiere, non è mai mancata la comprensione nel vedere una persona frustrata nel fare qualcosa che non gli piaceva più».
Nel mentre la sua carriera decollava...
«Sì e non volevo precludermi di vivere quello che mi stava capitando. Però, ecco, tra di noi non c’è mai stato il giudizio o il rancore. Ora siamo separati da qualche anno e stiamo benissimo: lui con la sua vita e io con la mia. Ma abbiamo toccato il fondo prima di arrivare a questa consapevolezza e l’abbiamo toccato insieme. Solo che in quel momento ci siamo detti: che facciamo, risaliamo e cerchiamo di tornare a respirare? Separarsi è stata la decisione più saggia».
Continuate a lavorare assieme: Pisani è di nuovo nel cast del suo show, Comedy Match, dal 30 aprile in prima serata sul Nove.
«Per me avere Angelo nel cast era determinante essendo un programma di improvvisazione comica e pochissima gente sa improvvisare. Lui, come tutti gli altri comici del cast, è bravissimo: non poteva mancare».
C’è stata una volta, nella sua vita, in cui lei ha dovuto improvvisare?
«La vita mi ha chiamato a improvvisare nel 2013, quando mi affidarono un programma che si chiamava Quanto manca, su Rai 2 ma senza spiegarmi niente prima. Lo presentarono ai palinsesti, quando ancora non era stato scritto, e i giornalisti mi chiedevano di cosa si trattasse: cercavo di dire qualcosa ma non sapevo nulla. Infatti è stato un bel flop, mi sono sentita un pesce fuor d’acqua».
Non molti suoi colleghi avrebbero scelto di rievocare un flop...
«Da cui non è stato scontato riprendersi... Invece poi... All’epoca sono stata messa su questa produzione senza spiegazioni e non ero preparata, ora sarebbe diverso. Ma all’epoca ero davvero spaventata, ho un ricordo tremendo».
Non solo con Pisani. Anche con la sua storica partner, Valeria Graci, siete rimaste amiche nel tempo.
«Sì, ci siamo separate artisticamente e ci sono stati momenti in cui ci siamo viste meno, ma ritrovarsi è stato semplice: come con Angelo siamo cresciute insieme, conosciamo benissimo la nostra storia e ci siamo sempre state l’una per l’altra. Lei per me rimane un pezzo di vita e famiglia che ci sarà sempre. È il mio porto sicuro».
In generale sembra una da rapporti lunghi e che, comunque, non si concludono male...
«Vero. Sono in ottimi rapporti con tutti i miei ex. Di uno sono la madrina dei suoi figli, di un altro sono andata al matrimonio in moto assieme a suo padre. In generale non mi piace portare rancore e sono sempre pronta a perdonare perché penso che c’è sempre una motivazione per cui una persona si comporta come si comporta».
Prima di diventare attrice lavorava in una holding finanziaria. Pensa mai a come sarebbe stato?
«Più che altro mi spaventa il pensiero di quanto lavorano le persone che fanno quel mestiere: 24 ore su 24 dal lunedì al venerdì. Visto che ora amo sempre di più passare il tempo nella mia casa di campagna con i cani, figuriamoci se avrei potuto continuare con quella vita. Rimpiango il passato perché faccio fatica ad accettare la tecnologia e anche il tempo che passa così velocemente. Ma quello era un mondo troppo frenetico, che mi toglieva il pensiero: ho sofferto il non potermi esprimere. Capivo che c’era qualcosa che non andava».
E così, ha mollato...
«Ho lasciato uno stipendio non proprio basso per avere zero. Mi sono licenziata per tentare questo mestiere all’inizio senza garanzie o guadagni. Ma capivo che era la scelta giusta».
Quando si è detta l’ultima volta: no vabbè, mi adoro?
«L’anno scorso. Ero davanti alla porta finestra della mia casa di campagna, che ho costruito da sola, con sacrificio. Indossavo una maglietta verde, larga e lunga ed ero un po’ in sovrappeso: la mia immagine non mi piaceva molto, ma poi ho ampliato lo sguardo e ho visto quel posto bellissimo... Ed ecco, lì ricordo di essermi adorata per quello che ero riuscita a fare».