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 2026  maggio 01 Venerdì calendario

Del Vecchio, arrivata l’intesa da 10 miliardi

Il riassetto delle quote in famiglia può prendere il via. A quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio il quartogenito Leonardo Maria è riuscito a trovare un’intesa con i fratelli. È il primo passo in avanti determinante dal 2022. Mercoledì sera, dopo l’assemblea Delfin di lunedì, il giovane imprenditore ha firmato l’intesa definitiva con i fratelli Luca e Paola per acquistare le loro quote del 12,5% a testa per un valore totale di 10 miliardi. Cosa che consentirà a Leonardo Maria – imprenditore in proprio con la Lmdv Capital, chief of strategy officer di EssilorLuxottica nonché presidente di Ray-Ban – di salire al 37,5% della cassaforte Delfin.
Dall’accordo quadro di lunedì scorso si è insomma arrivati a un’intesa vincolante per chiudere i nuovi assetti di Delfin nell’ambito di un passaggio di consegne di una realtà con un patrimonio netto che vale 45 miliardi agli attuali corsi di Borsa. Si tratta forse della maggiore eredità tra le dinastie industriali italiane che ora sembra trovare la stabilità dopo una lunga stagione di confronti, anche aspri, tra soci. L’accordo sarebbe arrivato anche sulla chiusura della successione, cosa che consentirà anche di far decadere le decine di cause tra soci e aprire una nuova stagione di rapporti fluidi.
Ci sono alcuni passaggi da completare. L’idea è di chiudere affiancato nel negoziato da Marco Talarico, ad di Lmdv Capita la successione entro il 27 giugno, anniversario della scomparsa del fondatore. E arrivare nei giorni successivi a completare il progetto. A ruota l’assemblea di Delfin dovrà approvare il bilancio 2025 e l’aumento del dividendo dal 10 all’80% dell’utile della cassaforte che dovrebbe incassare 1,5 miliardi di flussi dalle partecipate: Essilux (32,4%), Covivio (27,4%) e le quote in Mps (17,5%), Generali (10,2%) e Unicredit (2,7%).
Le banche finanziatrici avranno così chiari i dividendi su cui Leonardo Maria – affiancato nel negoziato da Marco Talarico, ad di Lmdv Capital – potrà contare per pagare gli interessi che sarebbero fissati tra il 4 e il 5% e quindi pari a 400 milioni, ma ancora da definire. Per versare i 10 miliardi si lavora a un finanziamento ponte che sarà erogato dalle banche capofila Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole e della durata di 18 mesi che potrà poi essere rinegoziato a condizioni più favorevoli. Il presupposto è che Leonardo Maria (darà in pegno il suo 37,5%) compri oggi una quota a sconto rispetto ai valori futuri della holding lussemburghese, trainati dalla crescita di Essilux e dalla generazione di cassa delle sue partecipazioni (erano 300 milioni nel 2022), cosa che potrebbe alleggerire le condizioni del credito.
Per restituire il capitale ci sono poi opzioni alternative sul tavolo. Delfin ha in cassa riserve stimate in 5-7 miliardi, accumulate negli anni proprio grazie al tetto sulla distribuzione degli utili. La holding potrebbe quindi anche procedere a un maxi dividendo ai sei soci.
Un’altra simulazione vede la stessa Delfin procedere a una quotazione in Borsa, sull’esempio di quanto fatto da alcune casseforti europee che fanno capo a dinastie industriali. Nell’ambito di una Ipo, Leonardo Maria potrebbe cedere alcune delle sue quote. Insomma, ci sarebbe un valore adeguato per sostenere il rimborso senza che Delfin ceda asset nell’immediato.
Secondo il mercato la cassaforte potrebbe infatti avviare un disimpegno dalle quote finanziarie che valgono 15 miliardi per sostenere Leonardo Maria. In realtà, da quanto emerge, si tratta di partite parallele. La holding, per dna, guarda a operazioni che contribuiscano ad aumentare la taglia degli istituti in cui è investita e non vende – magari a sconto – sul mercato. E Delfin è esposta sui tre dossier caldi che entro un anno si possono trasformare in target: Mps, Generali e Unicredit in qualità di player che può giocare il ruolo di protagonista di una nuova fase di consolidamento.