Corriere della Sera, 1 maggio 2026
Mattarella: «I morti sul lavoro sono un tributo inaccettabile»
Oltre mille vite spezzate ogni anno, «un tributo inaccettabile» di dolore e di morte. La sicurezza sul lavoro è «un dovere, che non consente rinunce o distinguo». Celebrando il Primo Maggio allo stabilimento Piaggio, Sergio Mattarella torna a invocare maggiori tutele per la salute e la vita dei lavoratori: «È una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda». Dopo Reggio Emilia, Cosenza e Latina, quest’anno il Quirinale ha scelto la Toscana per affermare, con toni di riconciliazione nazionale, che l’industria è un «pilastro per l’Italia».
Al suo primo bagno di folla dopo le tensioni sulla grazia a Nicole Minetti, il presidente arriva a Pontedera accolto da centinaia di bambini delle scuole che gridano il suo nome e sventolano bandierine tricolore. Il presidente di Piaggio, Matteo Colaninno, dal palco condivide con lui, con la ministra Marina Calderone e con il governatore Eugenio Giani l’orgoglio per un’impresa che in questo 2026 compie 80 anni, come la Repubblica: «La storia della Vespa si intreccia in modo indissolubile con la storia dell’Italia». Prova ne siano i quasi 20 milioni dell’iconico scooter venduti nel mondo. Per Mattarella, che omaggia la Vespa come «uno dei simboli della creatività e della industriosità dell’Italia», il lavoro è fondamento essenziale della vita democratica. Plasma il futuro, consente di «mettere radici».
Dignità, libertà, comunità, partecipazione sono le parole chiave. L’occupazione deve essere «piena e buona» e Mattarella sprona a «superare le barriere del lavoro povero e precario», fa gli auguri a chi lavoro lo sta cercando e a chi lo difende, incoraggia Cgil Cisl e Uil a «trovare ampi e importanti momenti di unità». E chiede al governo e alle imprese che il dialogo sociale non si interrompa. Un pensiero a ragazzi e ragazze che oggi ascolteranno il Concertone e una riflessione sulla fuga all’estero dei nostri «giovani ben istruiti». I punti critici? L’età d’ingresso nel mondo del lavoro è ancora troppo alta e l’occupazione femminile è cresciuta negli anni senza colmare il gap rispetto alla media europea, che ci vede fanalini di coda. Mattarella non dimentica i migranti e, se da una parte loda il Piano Mattei, dall’altra pressa il governo a riflettere: «Il sistema produttivo reclama manodopera».
Imprenditori e istituzioni devono fare di più per la sicurezza. Le tutele devono essere «effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento». Rispettare le regole è un obbligo: «La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Sono le cronache a intimarci che ciò che facciamo non è ancora abbastanza». Le guerre «pesano sulle nostre aziende» e il deficit competitivo dell’Europa impone di correre verso l’unione dei mercati interni. «È tempo di visione, non di misure di corto respiro – raccomanda citando Draghi – È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea».