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 2026  maggio 01 Venerdì calendario

Biennale, si dimette tutta la giuria

Terremoto alla Biennale di Venezia, si dimette in blocco la giuria internazionale. Ieri, in poche righe, la comunicazione di Solange Oliveira Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi: nominate su consiglio di Koyo Kouoh, la direttrice dell’Esposizione scomparsa un anno fa, proprio in nome del principio che sottende il tema della Mostra In Minor Key – «Nel rifiutare lo spettacolo dell’orrore, è giunto il momento di ascoltare le tonalità minori (...) dove è salvaguardata la dignità di tutti gli esseri viventi» – scelgono il dietrofront. E lo fanno nelle stesse ore in cui si conclude l’ispezione, voluta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, sui rapporti intercorsi tra Biennale e Russia in vista della riapertura del Padiglione.
Manca solo una settimana all’inaugurazione della 61esima edizione e non ci sono i tempi tecnici per nominare una nuova giuria: la Fondazione annulla la cerimonia (che Giuli avrebbe disertato) e pure i premi, da tradizione assegnati proprio mentre il pubblico inizia a varcare la soglia di Giardini e Arsenale. Saranno i visitatori a scegliere, nei prossimi sei mesi, chi merita i Leoni al miglior partecipante e alla migliore partecipazione nazionale. E Russia e Israele tornano in lizza.
«In considerazione dell’eccezionalità della situazione geopolitica internazionale – informa la Biennale – la premiazione prevista per il 9 maggio si terrà il 22 novembre, ultimo giorno di apertura». Nel 2021, causa Covid, era già accaduto che la cerimonia slittasse ma cinque anni fa la fondazione veneziana non era stata travolta dalle polemiche come negli ultimi due mesi. Da quando cioè sono stati annunciati i novantanove partecipanti, inclusi Russia e Israele che le ormai ex giurate avevano deciso di bandire dai premi (attirandosi una diffida da parte dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru). Da Gerusalemme le «congratulazioni per le dimissioni» del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar: «Non c’è posto per la politica, i boicottaggi e l’antisemitismo nel mondo della cultura».
Ma è il ritorno della Federazione russa, assente dal 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina, ad aver scatenato le reazioni indignate dell’Europa con ventidue ministri della Cultura dei Paesi membri che immediatamente hanno scritto al presidente Pietrangelo Buttafuoco chiedendogli un passo indietro. Nelle stesse ore, gli affondi della ministra ucraina alla Cultura Tetyana Berezhna e, soprattutto, di Giuli. Quindi, la minaccia di Bruxelles di tagliare i 2,3 milioni di fondi per la Biennale nell’ambito del programma Creative Europe Media: minaccia che si è tradotta in una sospensione, con la fondazione chiamata a fornire osservazioni entro trenta giorni.
«La Biennale ha agito nel rispetto delle norme», ripete da settimane come un mantra il suo presidente. Da statuto, i Paesi con padiglione ai Giardini semplicemente devono comunicare la loro presenza. E così è stato per la Russia, su cui però sono attive sanzioni. Da via del Collegio Romano è partita la richiesta di un dossier (puntualmente inviato) e quindi l’altro ieri sono arrivati gli ispettori guidati dal direttore della Creatività contemporanea Angelo Piero Cappello: per due giorni hanno passato al setaccio i documenti, non solo della Russia. Pare ci siano state verifiche anche su Iran e Israele. Ma dietro l’ispezione non c’è alcuna volontà di commissariamento della Biennale: «Non è mai stato nelle intenzioni del Mic – informa il ministero —, ci si è limitati a chiedere documenti per le valutazioni richieste dall’Europa». Nessun ruolo nemmeno nelle dimissioni della giuria apprese da Giuli e dalla premier Meloni «dagli organi di informazione».
«Mi fermo alla posizione iniziale – dice Meloni —. La scelta sul padiglione russo il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l’avrei fatta al suo posto». Per il Pd, siamo di fronte a «una crisi senza precedenti – dicono Sandro Ruotolo, responsabile dem alla Cultura e il deputato Matteo Orfini —. La giuria non c’è più. E la Biennale ha riammesso alla selezione due Paesi guidati da governi criminali».
Il presidente del Veneto Alberto Stefani chiede di «mettere un sigillo alle polemiche», mentre Matteo Salvini si dice entusiasta della scelta sui premi di Buttafuoco: «Ritengo geniale la sua decisione di assegnarli non all’inizio della rassegna ma alla fine, sarà una Biennale autonoma e democratica, ci andrò come sono stato ad altre Biennali».
L’inaugurazione salta, non le proteste: l’8 il corteo contro Israele, il 9 contro la Russia.