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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

I dati sull’eutanasia nei Paesi Bassi

Da quasi quarant’anni nei Paesi Bassi l’azione medica relativa alla fine della vita è oggetto di dibattito sociale ed etico, soprattutto per la possibilità di passare all’eutanasia, regolamentata con la legge entrata in vigore il 1° aprile 2002. Da quel giorno l’eutanasia è permessa, seguendo rigorose norme che includono la richiesta volontaria firmata dal paziente, una sofferenza dichiarata insopportabile e senza prospettive di miglioramento. In base a questi criteri spetta sempre al medico – e non al malato – la decisione definitiva, con il parere di uno specialista.
Nel corso degli anni sono aumentati sensibilmente i casi di eutanasia e di suicidio assistito. Nel 2023 sono stati 9.068 (il 5,4% sul totale dei decessi). Nel 2024 sono stati 9.958 su 171.991 decessi per cause naturali o per incidenti. La maggior parte erano persone affette da cancro, malattie polmonari o cardiovascolari, il 4,3% da demenza. 54 erano coppie che l’hanno ottenuta insieme (nel 2023 furono 34). In crescita anche l’eutanasia applicata a pazienti con disturbi psichici e depressione: 219 rispetto ai 138 nel 2023, generalmente dai 70 anni in avanti. In 111 casi si è trattato di persone fra i 30 e i 60 anni. 30 i casi fra i 18 e i 30 anni (nel 2023 erano stati 22).
Questi dati sono stati forniti dall’apposito ente di Stato Cbs e dalla Commissione di vigilanza Rte, preposta a controllare se la pratica eutanasica è stata compiuta secondo le regole. I dati relativi al 2025, appena pubblicati, rilevano che i casi di eutanasia sono stati 10.341 su una popolazione di circa 18 milioni di abitanti. Nel 2025 i decessi per altre cause sono stati più che nel 2024: 173.494. Il cancro rimane ancora la motivazione più forte per chiedere e ottenere l’eutanasia (5.355 persone). Osservando le cifre pubblicate da Rte si nota un aumento nei pazienti con una combinazione di più malattie fisiche: 1.908. A seguire, quelli di persone con disturbi legati al sistema nervoso (719) e della vecchiaia (475). Quasi triplicate, rispetto al 2020 (quando furono 170), le eutanasie nei casi di di demenza: 499. Un altro elemento da considerare è che per l’Alzheimer chi ne è affetto deve aver scritto precedentemente un testamento biologico specificando la sua volontà ed essendo cosciente nel momento in cui gli viene applicata. Per essere più precisi, come si legge in un articolo pubblicato dall’Associazione per la libera eutanasia (Nvve), «si deve intervenire al momento giusto per non correre il rischio che il paziente non sia più in pieno possesso delle sue facoltà mentali e quindi che non si possa più fare». Come è accaduto, ad esempio, al signor Jaap Breugem, colpito da un principio di Alzheimer, scomparso il 15 novembre scorso, che aveva motivato la sua decisione per l’eutanasia asserendo che «è meglio morire in una volta sola che ogni volta un poco. Restando sé stessi, lucidi». «Ha ottenuto quello che voleva prima che fosse troppo tardi – ha detto la moglie Greet in un’intervista a Nu.nl (uno dei più importanti siti web di notizie) – perché se ne è andato quando era ancora in grado di intendere e volere, scegliendo il giorno del suo compleanno per uscire dalla vita». L’articolo si conclude con una frase significativa, che ne sottolinea l’intento: «De euthanasie op tijd vereist moed», in olandese, che tradotto vuol dire «l’eutanasia in tempo richiede coraggio». In alcuni momenti, invece, sappiamo che ci vuole più coraggio a vivere.
C’è la speranza che la scienza trovi cure ancora più efficaci per alleviare il dolore, medicine che intervengano sulle patologie neurodegenerative e il declino cognitivo, almeno rallentandone la progressione. In modo da poter restare più a lungo su questa terra con i propri cari: sino all’ultimo, naturale respiro del proprio corpo.