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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Cos’è la sindrome di Dorian Gray

È più grande la paura di invecchiare che quella di morire. È il momento in cui ci si sente meno desiderabili, meno rilevanti, meno visti a spaventare gli italiani ed è su questo punto che si concentra l’indagine dell’EngageMinds Hub: quasi una persona su due vive quella che viene definita “sindrome di Dorian Gray“, ovvero il timore che l’età possa erodere attrattività e riconoscimento sociale. Un dato che racconta più di una semplice preoccupazione estetica. L’invecchiamento, oggi, non è percepito solo come un processo biologico, ma come una trasformazione identitaria, che tocca il modo in cui ci si vede e si viene visti. “Dal punto di vista psicosociale resta associato a una perdita di salute, di ruolo, di stabilità economica”, spiega la docente Guendalina Graffigna, che ha coordinato la ricerca.
Eppure, qualcosa è cambiato. L’ingresso nella cosiddetta “terza età” viene collocato sempre più avanti: per gli italiani si diventa anziani attorno ai 71 anni. Non è più la pensione a segnare il confine, ma il corpo. Quando cala l’autonomia, quando la salute inizia a farsi sentire, allora si entra davvero in un’altra fase della vita. Il punto che preoccupa gli italiani quindi è legato a cosa si perde in questa fascia di età. I numeri sono chiari: il 47% teme di non sentirsi più utile, il 41% di contare meno per la società, il 30% di non aver raggiunto traguardi importanti. E il 20%, ha paura di essere esclusa socialmente.

È qui che si inserisce la cosiddetta “sindrome di Dorian Gray”, un’espressione che richiama il protagonista de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde: il desiderio di restare giovani mentre il tempo agisce altrove. Oggi quel timore si traduce nella convinzione che l’aspetto fisico sia parte integrante del proprio valore. Non solo vanità, dunque, ma identità. Non sorprende allora che crescano i consumi legati all’estetica: dalla cosmesi alla medicina estetica, fino alla chirurgia, con un aumento evidente anche tra gli uomini. “Sempre più spesso – osserva Graffigna – investono sulla propria immagine per non mostrarsi vecchi, soprattutto se orientati all’affermazione sociale”. Il paradosso è tutto qui: più si allunga la vita, più aumenta la pressione a restare giovani. L’Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo, si trova così a fare i conti con una contraddizione culturale sempre più evidente. Da un lato il valore dell’età, dall’altro la fatica ad accettarne i segni.