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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Libertà di stampa nel mondo ai minimi da 25 anni

La libertà di stampa nel mondo ha raggiunto il suo livello più basso da un quarto di secolo: è l’allarme lanciato oggi da Reporters sans frontières (RSF), la storica Ong per la libertà di stampa con sede a Parigi. Secondo la classifica annuale di Rsf sulla libertà di stampa nel mondo, oltre metà dei Paesi sono in situazione «difficile» o «molto grave». «In 25 anni, il risultato medio dell’insieme dei Paesi studiati non è mai stato così basso», scrive l’organizzazione. Gli Stati Uniti, in «situazione problematica», perdono sette posti in graduatoria rispetto allo scorso anno, al 64° posto tra Botwsana e Panama.
L’Italia è al 56° posto, dietro all’Ucraina e davanti ai Caraibi. Nel 2025 era al 49° posto. Secondo il rapporto di Rsf, in Italia, «i professionisti dei media ricorrono talvolta all’autocensura, sia per via della linea editoriale della propria testata sia per timore di potenziali azioni legali come le cause per diffamazione
. Questa situazione – prosegue Reporters sans frontières nella scheda dedicata al nostro Paese – rischia di venire aggravata per i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria, dalla controversa ’legge bavaglio’ approvata dalla maggioranza del premier Giorgia Meloni». Sempre secondo il rapporto, la «Rai, principale emittente pubblica del Paese, sta subendo crescenti interferenze dirette volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo». E «una certa paralisi legislativa ostacola l’adozione di diverse proposte di legge volte a tutelare, se non migliorare, la libertà di espressione giornalistica», prosegue l’Ong per la libertà di stampa nel mondo, secondo cui «questa situazione spiega in parte le limitazioni che alcuni giornalisti incontrano nel loro lavoro. La criminalizzazione della diffamazione e le numerose querele Slapp (Strategic Lawsuit Against Public Participation, cause legali per diffamazione) minacciano la libertà di espressione giornalistica», avverte Rsf. L’organizzazione allerta anche sulle fragili condizioni contrattuali di tanti professionisti dei media: «La crescente precarietà lavorativa sta minando pericolosamente il giornalismo, il suo dinamismo e la sua indipendenza».
Inoltre, «la crescente polarizzazione della società italiana si cristallizza attorno a questioni politiche e ideologiche legate all’attualità. Ciò ha ripercussioni dirette sul lavoro dei giornalisti, spesso vittime di aggressioni verbali e fisiche durante i comizi». I giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata, la corruzione e la mafia vengono inoltre «sistematicamente minacciati e talvolta aggrediti fisicamente a causa del loro lavoro investigativo: le loro auto o le loro case vengono talvolta incendiate. Vengono orchestrate campagne di intimidazione online contro coloro che approfondiscono questi temi». «Attualmente – conclude Rsf – una ventina di giornalisti (in Italia, ndr.) vivono sotto protezione permanente della polizia a seguito di intimidazioni o aggressioni».