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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Von der Leyen: "La guerra in Iran ci costa 500 milioni al giorno"

La bolletta è sempre più cara. A fare un bilancio è la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando alla plenaria del Parlamento europeo: dall’inizio della guerra, «la nostra spesa per l’import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro. Stiamo perdendo quasi 500 milioni al giorno». Per von der Leyen «c’è una dura realtà che tutti dobbiamo affrontare»: le conseguenze del conflitto in Iran «potrebbero farsi sentire per mesi o, addirittura, anni a venire». Per la Commissione, tuttavia, la ricetta resta la stessa: sostegni mirati e temporanei, «esclusivamente alle famiglie e ai settori più vulnerabili». Da von der Leyen è arrivato un monito anche per i Paesi con situazioni di bilancio più difficili: «Durante l’ultima crisi, solo un quarto del sostegno d’emergenza è stato destinato a famiglie e imprese vulnerabili. Oltre 350 miliardi di euro sono stati spesi in misure non mirate», ha affermato la presidente, secondo cui questo ha avuto «un enorme impatto sulle finanze degli Stati membri. Non commettiamo di nuovo lo stesso errore».
Nel frattempo, ieri l’esecutivo europeo ha adottato anche un nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato in risposta alla crisi energetica. La misura permetterà di compensare fino al 70% – rispetto al 50% previsto inizialmente – dei costi aggiuntivi a carico dei settori dell’energia, dei trasporti e dell’agricoltura (inclusi i fertilizzanti), prevedendo inoltre un’opzione semplificata per permettere agli Stati di calibrare gli importi – fino a 50mila euro per beneficiario – senza dover richiedere di fornire prove dettagliate del loro consumo effettivo. Una misura che, però, ha ovviamente l’effetto di favorire gli Stati che hanno a disposizione maggiore spazio di bilancio per stanziare i fondi necessari a compensare gli extra costi.
Di particolare interesse per l’Italia è invece il passaggio secondo cui la Commissione valuterà misure temporanee adottate dagli Stati Ue per attenuare l’impatto dei prezzi elevati del gas sulla produzione di energia elettrica, valutazione che avverrà «caso per caso», qualora questi «prevedano di sovvenzionare il costo del combustibile per la produzione di energia elettrica da gas». Una casistica che ricalca la misura sul sistema di scambio di emissioni europeo, Ets, inserita nel dl Bollette, che prevede di rimborsare i produttori termoelettrici dei costi Ets. La vicepresidente della Commissione per la Transizione pulita, Teresa Ribera, si è detta «aperta a valutare» schemi nazionali per i prezzi dell’elettricità, ma anche affermato di voler capire «in che modo il governo italiano possa sostenere la compensazione dei costi industriali già prevista nell’ambito delle regole Ets», sottolineando che «qualsiasi schema specifico proposto» deve essere «conforme alle regole e ai principi comuni che abbiamo introdotto in questo contesto».
Nella proposta della Commissione, in effetti, si legge come le misure dovranno soddisfare alcune condizioni tra cui «compensare solo determinati aumenti dei costi del gas» e non coprire «i costi di conformità del sistema di scambio di quote di emissione dell’Ue (Ets)», per mantenere gli obblighi e gli incentivi dell’Ets. Secondo il co-fondatore del think tank italiano per il clima Ecco, Matteo Leonardi, la strada per eludere il costo dell’Ets è, a questo punto, sbarrata. «Per Bruxelles gli strumenti di sostegno introdotti dagli Stati membri non possono annullare l’effetto più necessario di questo meccanismo: mantenere il segnale di investimento di lungo termine per l’energia pulita, unica vera soluzione alle ripetute crisi a cui l’Europa e l’Italia sono esposte».
Per Bruxelles, inoltre, un altro limite è quello esplicitato sempre da Ribera: «Ovviamente, non vogliamo aumentare il consumo di gas». Sul tema della riduzione dei consumi si era espressa anche in mattinata von der Leyen, invitando a modernizzare l’uso sistemico dell’energia nel breve termine attraverso «una combinazione di efficienza energetica, elettrificazione e una più rapida diffusione delle tecnologie digitali». Per von der Leyen, «un continente come il nostro – con risorse limitate di combustibili fossili – dovrebbe guidare il mondo nell’elettrificazione», mentre invece la realtà è che l’elettricità «rappresenta ancora meno di un quarto del nostro consumo energetico finale», molto meno rispetto agli Stati Uniti o alla Cina. «Questo deve cambiare e cambierà», ha dichiarato. Ma per cambiare, von der Leyen invita, prima di adottare nuovi strumenti o flessibilità – come forse nei piani di Roma – a fare pieno uso di quelli già a disposizione: «Nell’attuale bilancio europeo abbiamo stanziato quasi 300 miliardi di euro per l’energia, di cui 95 miliardi sono ancora disponibili. Utilizziamoli per favorire la transizione verso l’elettricità. Parlando di indipendenza europea, questo è il momento di elettrificare l’Europa», ha chiosato.