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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Nave Garibaldi, perché la cessione gratis all’Indonesia?

Si è chiusa la cessione della nave Garibaldi, della Marina Militare italiana, a titolo gratuito all’Indonesia. Martedì 28 aprile è giunto il parere favorevole delle commissioni riunite Affari esteri e Difesa della Camera, dopo quelle del Senato, al decreto ministeriale che approva l’operazione che sarà finalizzata probabilmente entro dicembre 2026. La relazione tecnica della Difesa assegnava all’imbarcazione un valore di 54 milioni di euro, un valore in realtà simbolico ottenuto sulla base di ammortamenti successivi. La vicenda – per quanto sia consueto cedere mezzi militari a Paesi con cui si hanno buoni rapporti – ha subito suscitato polemiche tra maggioranza e opposizione.
Costi di mantenimento
Stando a quanto fornito dal dossier dello Stato Maggiore della Difesa, la cessione (il valore esatto è di 54.022.426,67 euro) non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato e consente di «evitare rilevanti costi di mantenimento attualmente sostenuti dalla Marina Militare – si legge nel report —, che per l’anno 2025 sono stati quantificati in circa 5 milioni di euro, principalmente riconducibili a consumi di energia elettrica, servizi di vigilanza, sicurezza e attività minime necessarie a garantire la vivibilità e l’integrità della piattaforma».

La demolizione
Sempre dal documento si apprende che, nel caso in cui l’operazione non dovesse andare a buon fine, «la Marina Militare sarebbe tenuta ad avviare la procedura di alienazione finalizzata alla successiva demolizione, la cui durata è stimata in non meno di 24 mesi, con costi complessivi valutabili in circa 18,7 milioni di euro. A tali oneri potrebbero inoltre aggiungersi ulteriori costi a carico dell’Amministrazione nel caso in cui la demolizione dovesse avvenire a titolo oneroso, qualora – come già riscontrato in precedenti esperienze – nessun operatore economico presentasse offerte valide per l’acquisizione dello scafo destinato alla demolizione».
La vendita di unità navali all’Indonesia
È questa valutazione dei costi, quindi, che ha portato alla conclusione dello Stato Maggiore della Difesa di cedere gratuitamente la nave Garibaldi: «si configura quale opzione economicamente sostenibile e complessivamente più conveniente rispetto alle alternative di mantenimento in riserva o di alienazione, consentendo di eliminare costi certi e rilevanti e di ridurre l’esposizione dell’Amministrazione a ulteriori oneri futuri». Il documento specifica ancora che recentemente sono state vendute all’Indonesia due unità navali classe PPA (Pattugliatori Polivalenti d’Altura, progettate da Fincantieri per la Marina Militare per sorveglianza, scorta e operazioni di soccorso) alla cifra di 1,25 miliardi di dollari.
Questo «ha aperto un canale di cooperazione industriale di particolare rilevanza, che potrebbe essere ulteriormente consolidato anche attraverso la cessione di Nave Garibaldi, con potenziali ricadute economiche per il sistema industriale nazionale, tra cui, a titolo indicativo: finalizzazione di ulteriori contratti navali, tra cui la fornitura di 6 sommergibili classe DGK (DRASS), per un valore stimato di circa 480 milioni di euro; finalizzazione di contratti per la fornitura di velivoli M-346 (circa 600 milioni di euro); fornitura di n. 3 velivoli per pattugliamento marittimo (circa 450 milioni di euro)».
Lo scontro politico
Come anticipato, non sono mancati gli scontri tra maggioranza e opposizione. Pd e Movimento 5 Stelle hanno contestato l’operazione, affermando di aver votato contro la cessione gratuita. «Su questa vicenda rimangono tutti i dubbi che avevamo in origine sul perché Giacarta ha proposto l’intermediazione di Drass – si legge in una nota dei deputati M5S in Commissione Difesa della Camera Arnaldo Lomuti, Marco Pellegrini e Mario Perantoni —, su quale legame ci sia tra questo e la commessa indonesiane dei sottomarini e su possibili conflitti d’interessi pubblico-privati tra Difesa e Drass alla luce degli stretti rapporti tra Crosetto e Cappelletti». 
«I documenti forniti dalla maggioranza sono per noi del tutto insufficienti  aggiungono in una nota i capigruppo Pd di commissione Esteri e di Difesa Enzo Amendola e Stefano Graziano —. Chiediamo che ci vengano dati i documenti tecnici, anche per capire se ci sono o meno intermediari fra l’Italia e l’Indonesia. Stiamo davanti a una vicenda ancora poco trasparente per cui chiediamo al governo di fare piena luce».
«Questa operazione attiva ricadute immediate per la nostra industria della Difesa, che sarà protagonista nei lavori di ammodernamento previsti dal Joint statement, e rafforza in modo strutturale la cooperazione con un partner strategico come l’Indonesia – dichiara Paola Chiesa, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Difesa alla Camera dei deputati —. Non solo: apre la strada a nuove commesse, alla possibile acquisizione di unità navali di nuova costruzione e a ulteriori forniture italiane, sostenendo occupazione, innovazione e competitività. È così che si difende davvero l’interesse nazionale: con decisioni concrete, visione strategica e capacità di creare valore per il Paese».