Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Ravenna, padre intesta la casa in cui vive alla figlia, lei la vende e lo fa sfrattare: la causa per «ingratitudine» dà ragione a lei

Lo aveva avvisato già un anno prima che avrebbe venduto la casa, e aveva cercato insieme a lui un altro immobile, da acquistare o da affittare, ma poi i rapporti tra i due erano degenerati e alla fine si è finiti in tribunale. 
La sentenza dei giorni scorsi del tribunale di Ravenna racconta la storia di un padre e di sua figlia che non sono riusciti a trovare un accordo, evidentemente, e quindi era inevitabile che a decidere fosse un giudice. 
Tutto ha avuto inizio nel 2011 in un Comune in provincia di Ravenna quando i genitori decisero di comprare una casa e di intestarla alla figlia. La madre morì e l’uomo restò vedovo e visse nella casa senza problemi, avendone il comodato d’uso, fino alla primavera del 2022, quando la figlia disse al padre di avere intenzione di vendere e che aveva trovato un acquirente, ma aggiunse che per completare l’affare sarebbe servito almeno un anno. 
In effetti poi la vicenda precipitò a giugno del 2023 quando la figlia costrinse il padre ad abbandonare la casa dopo aver minacciato di fare intervenire i carabinieri. 
Si legge in sentenza: «Il 27 maggio 2023 la figlia, in possesso delle chiavi ed in compagnia di due uomini, entrò nell’immobile senza essere autorizzata e aggredì verbalmente il padre, gridandogli che se ne sarebbe dovuto andare, minacciandolo di chiamare i carabinieri se non lo avesse fatto entro il 31 maggio 2023 e portando via dall’immobile gli elettrodomestici della cucina, la lavatrice ed altri beni». 
Ma questo avvenne quando i rapporti tra i due erano già degradati, sottolinea il giudice in sentenza, «divenuti altamente conflittuali». A giugno del 2023 il padre infine lasciò la casa. 
Il giudice Pierpaolo Galante del Tribunale civile di Ravenna, ha rigettato la domanda di revocazione per ingratitudine della donazione indiretta del 2011 avanzata dal padre e ha rigettato anche le richieste della figlia di risarcimento per tardivo rilascio dell’immobile. 
Salomoniche le parole del giudice in sentenza, che se da un lato stigmatizzano alcuni passaggi della vicenda, dall’altro danno ragione alla figlia nel senso che poteva vendere casa, aveva avvisato il padre in tempo, e aveva cercato insieme a lui di trovare una sistemazione abitativa alternativa, prima che i rapporti tra i due deflagrassero definitivamente. 
Il tribunale di Ravenna dà ragione alla figlia
«Pertanto nel comportamento tenuto dalla figlia in relazione a tali episodi, per quanto non esente da censure, non può ravvisarsi quella perversa animosità suscitante ripugnanza nella coscienza sociale che caratterizza l’ingiuria grave che avrebbe potuto portare alla revoca della donazione indiretta, secondo l’orientamento giurisprudenziale, trattandosi di condotte da inquadrare nell’ambito di un conflitto instauratosi tra padre e figlia». 
Per il tribunale di Ravenna, dunque, nel caso specifico, prima che i rapporti tra padre e figlia s’incrinassero, lei innanzitutto avvertì il padre con congruo anticipo dell’intenzione di vendere l’immobile e, quindi, «con lui, che ha peraltro anche un altro figlio, si mise concretamente alla ricerca di un immobile in cui il padre avrebbe potuto vivere». Queste le decisioni del tribunale sul caso giudiziario, quello personale e umano è un’altra faccenda.