Corriere della Sera, 30 aprile 2026
Intervista a Pierpaolo Spollon
«Non ho ancora parlato con lo psicoterapeuta della mia passione per la musica, ma quand’ero piccolo a casa non mancava mai», racconta Pierpaolo Spollon che domani salirà sul palco di piazza San Giovanni a Roma per condurre con Arisa e Big Mama il Concertone del Primo Maggio («Non dormo da due notti per l’ansia»). Un debutto per lui, 37enne di Padova, attore di cinema e teatro, ma soprattutto di fiction tv: dall’esuberante medico con la gamba amputata di «Doc-Nelle tue mani» al consulente d’arte di «ChiaroScuro» che andrà in onda su Netflix.
«Fino a qualche anno fa il Concertone lo guardavo dalla piazza, ora salirò sul palco. Sarò un compagno di viaggio, cercherò di portare un po’ di leggerezza, quella basata su una profondità di spirito come diceva Calvino».
Si parlerà di lavoro dignitoso.
«E penso anche ai lavoratori dello spettacolo che con la crisi del cinema e le produzioni ferme questa dignità non la vivono».
Ha dei cantanti preferiti nel cast?
«Niccolò Fabi e i Litfiba. Adoro Piero Pelù: mio figlio di quattro anni impazzisce per la sua “Toro Loco”. E confesso: ho una passione per Cocciante, mi riporta a momenti familiari, io e mamma in cucina che ascoltavamo le sue canzoni. Mia madre, mi permetto di dire, ha sempre avuto un ottimo gusto. Anche se mi faceva sentire artisti improponibili per un ragazzino».
Tipo?
«Claudio Lolli, grandissimo e sottovalutato. A 14 anni nella mia cameretta mettevo i suoi album in continuazione: “Quanto amore, quanto amore che ho cercato. Quante ore, quante ore che ho passato accanto a un termosifone per avere un poco di calore”. Un giorno mamma mi disse: forse è il caso di mettere via quel disco, ti stai deprimendo».
È vero che era un fan di Pavarotti & Friends?
«Mi faceva ridere. Era un momento umano meraviglioso: un grande uomo cercava di dimostrare come la lirica potesse essere popolare, ma il suo modo di cantare cozzava terribilmente con il pop. Al liceo imitavo Big Luciano che cantava le Spice Girls. Però, purtroppo, sono sempre meno gli artisti di spessore che si spendono per il sociale».
Mamma segretaria dell’Esercito italiano e papà commissario di polizia. Ha vissuto nella disciplina?
«Sì, militare. Ma posso dire, senza paura di essere smentito, che fino ai 18 anni sono stato un figlio modello, il massimo che mi si poteva rimproverare era la pigrizia che mi portava a galleggiare al liceo. Se i miei bambini crescessero un po’ come me sarei un papà soddisfatto».
Se la porta dietro questa disciplina?
«Posso andare a cena con re Carlo senza sfigurare. Ci tengo tanto all’educazione e al rispetto».
Ai suoi figli ha trasmesso la passione per la musica?
«Fanno una selezione dalle mie selezioni. Ultimamente sono usciti fuori di testa per un mio vecchio vinile, “I canti della Resistenza”. Girano per casa intonando “Bella ciao”, “La Badoglieide”, “Fischia il vento”. E vanno matti anche per il mio lato hard rock: Rage Against The Machine, Led Zeppelin, Ac/Dc. Solo che io sentivo questi album da adolescente, loro a 4 e 6 anni. Non so cosa aspettarmi».
Ha mai pensato di fare il cantante invece dell’attore?
«No mai, sono un grandissimo cantante ma solo sotto la doccia. Però ho scritto una canzone, “La priva-vera volta”: un ragazzo innamorato vede tutto con occhi nuovi. Un giorno la canterò».
Quando ha deciso che avrebbe fatto l’attore?
«Quando ho visto “L’ultimo dei mohicani”: piansi tutte le lacrime del mondo e pensai che sarebbe stato bello far sentire una persona emotivamente viva come me in quel momento. Ma era un desiderio talmente alto che io, affetto dalla sindrome dell’impostore, non avrei mai potuto fare. Lasciai perdere finché non è stato il cinema a cercarmi».
Come?
«Carlo Mazzacurati per il protagonista di un suo film visitò in tutti i licei del Triveneto. Sceglieva solo i ragazzi delle prime tre classi. Io per un colpo di fortuna ero stato bocciato e frequentavo ancora la terza, lo dico con orgoglio. E così lo incontrai».
La prese?
«No, mi bocciò anche lui, ma passò il mio nome a un altro regista».
Qual è la critica che le ha dato più fastidio?
«Quando andai a una manifestazione per Gaza, organizzata da Medici senza Frontiere, su un quotidiano hanno titolato: “Inutili vip in piazza”, con la mia foto. Mi ha ferito, è stata una cattiveria gratuita».
Come ha reagito?
Ho attaccato quella pagina sopra il water di casa. Ogni volta che mamma viene a trovarmi la toglie. E io la rimetto.
Un sogno?
«Mi piacerebbe girare un film da regista».
Basta?
«L’ho già detto che vorrei la pace nel mondo?».