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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Fed, si prepara la svolta di Warsh

«Non ci rivedremo». Jerome Powell ha chiuso così la sua ultima conferenza stampa da presidente della Federal Reserve. I tassi restano fermi per la terza volta di fila, al 3,5-3,75%. Lui resta nel board, finché la battaglia legale con la Casa Bianca non sarà finita davvero. Prima di tutto, le congratulazioni al successore. «Voglio congratularmi con Kevin Warsh per aver superato il Banking Committee questa mattina». Poche ore prima, i senatori avevano approvato la nomina con un voto di 13 a 11, tutti i repubblicani a favore, tutti i democratici contro. Prima volta nella storia del comitato che un candidato alla presidenza Fed passa con un voto interamente partitico. Warsh alla sua audizione aveva garantito che non avrebbe mai agito da fantoccio del presidente. Powell lo ha preso in parola: «Ha reso una testimonianza molto forte. Mi fido».
Poi è venuto il resto. Il Dipartimento di Giustizia ha archiviato l’inchiesta penale contro Powell per i costi esagerati nella ristrutturazione della sede della Fed. Ma le assicurazioni ricevute nel weekend – che il caso non verrà riaperto a meno che l’ispettore generale non rilevi nuovi elementi – non bastano per andarsene. «Resterò finché questa indagine non sarà del tutto conclusa, con trasparenza, definitivamente». E ancora: «Queste azioni legali sono senza precedenti nella nostra storia di 113 anni. Il mio problema non sono le critiche verbali. Sono le minacce legali, che rischiano di condizionare le nostre decisioni di politica monetaria». Restando, Powell nega a Trump la possibilità di nominare un quarto membro allineato alla Casa Bianca. «Avevo pianificato di andare in pensione. Resto perché non mi è stata lasciata scelta». Però, assicura, manterrà «un basso profilo».
Sul fronte dei tassi, la decisione è passata 8 a 4 – la spaccatura più ampia dal 1992. Stephen Miran ha chiesto un taglio immediato. Altri tre componenti del Fomc,il braccio di politica monetaria della Fed, hanno votato contro qualsiasi segnale di apertura a futuri tagli nel comunicato, a conferma che non intendono cedere di un millimetro. Warsh eredita una Fed tutt’altro che compatta. Il suo mandato da governatore scade nel gennaio 2028.
Restando nel board, Powell gioca anche una partita tattica: il suo mandato da governatore scade nel gennaio 2028 e finché resta, Trump non può nominare un quarto membro fedele, né avere la maggioranza nel board.
Il nodo resta l’inflazione. Il Brent ha toccato i 118 dollari al barile, con un balzo del 5% ieri, spinto dalla guerra con l’Iran. L’inflazione complessiva supera il 5%, quella core si attesta al 3,2% su base annua. «Lo vediamo già sul prezzo della benzina, sui biglietti aerei», ha detto Powell. «E lo sentiremo su altre cose». Il rischio che i prezzi energetici contagino l’inflazione core è concreto, ma per ora la Fed aspetta. «Siamo in un’ottima posizione per muoverci in entrambe le direzioni».
La sua eredità? «Negli ultimi 6 anni abbiamo attraversato una straordinaria sequenza di shock: la pandemia, l’Ucraina, i dazi, ora l’Iran. L’economia americana si è dimostrata molto resiliente», ha detto ricordando che l’indipendenza della Fed deriva dalla legge. «Il nostro compito è ignorare le considerazioni politiche e pensare solo al doppio mandato». Resterà finché «sarà appropriato». Finché le acque non si calmano.