Corriere della Sera, 30 aprile 2026
Crans, l’Italia sarà parte civile
Di qua l’Italia che muove un passo deciso sulla strage di Crans-Montana costituendosi parte civile nel procedimento penale. Di là la procura del Canton Vallese che apre un nuovo fascicolo sulla gestione dei soccorsi nella notte maledetta mentre in un ufficio della polizia cantonale gli avvocati delle famiglie visionano i video choc di quei terribili momenti al Constellation. E a distanza di qualche chilometro, fra le montagne di Lens, l’indagato Jacques Moretti che lavora nell’altro suo locale, il Vieux-Chalet, in vista della prossima riapertura.
Intorno alla grande tragedia succede qualcosa di surreale.
Partiamo dalla decisione del governo italiano che, dopo la bufera sollevata dal caso delle fatture svizzere inviate ai feriti italiani, ha delegato lo studio dell’avvocato svizzero Romain Jordan, legale di diverse famiglie delle vittime del rogo in cui sono morti 41 ragazzi, a depositare la costituzione di parte civile della Repubblica italiana. «La decisione – spiega Palazzo Chigi – è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti».
Nella stessa nota la Presidenza del Consiglio parla di responsabilità: «Il documento di costituzione di parte civile evidenzia come il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile, giustificando la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili». E tranquillizza tutti promettendo di monitorare ogni fase del procedimento giudiziario in Svizzera «affinché sia fatta piena luce sulle responsabilità e sia resa giustizia per il grave danno subito dalla comunità nazionale». L’iniziativa è stata naturalmente accolta con favore dagli avvocati delle famiglie. Come Vinicio Nardo, che rappresenta i parenti di Chiara Costanzo: «Spero che l’Italia possa far sentire la sua voce sul fatto che i consulenti tecnici, esperti di incendi, non vengano tenuti fuori dalla porta come sta succedendo. Noi abbiamo chiesto di fare un sopralluogo e ci è stato negato».
Così, l’Italia. Mentre la Svizzera raddoppia i fascicoli d’indagine. Ad annunciarlo sono gli avvocati Fabrizio Ventimiglia e Pierluca Degni, che assistono la famiglia della minorenne ferita Sofia Donadio: «La Procura del Canton Vallese ci ha comunicato che, a seguito della denuncia e delle istanze da noi presentate nelle settimane scorse, è stato avviato un secondo e specifico procedimento penale volto ad accertare eventuali responsabilità dell’Ocvs (l’Organisation cantonale valaisanne des secours) nella gestione dei soccorsi durante la tragica notte del primo gennaio».
Secondo i legali le testimonianze e i filmati messi a disposizione dagli inquirenti, oltre a raccontare l’orrore, solleverebbero pesanti interrogativi: «Sulla gestione delle prime fasi dell’emergenza, per la carenza di bombole di ossigeno e barelle, oltre che per la scarsa disponibilità di coperte termiche».
Le ferite della tragedia non hanno mai smesso di sanguinare e le toccanti immagini dei video non aiutano di certo. E non aiuta neppure la notizia che Jacques e Jessica Moretti, i principali indagati, starebbero tornando a gestire uno dei loro locali. Secondo quanto anticipato da «Porta a Porta», dovrebbero infatti riaprire a breve Le Vieux Chalet, uno dei tre esercizi di cui sono titolari. Si trova a Lens, qualche chilometro da Crans-Montana. Lens è un po’ il feudo dei Moretti. Lì hanno casa e lì avevano acquistato qualche anno fa il Vieux Chalet, il ristorante dove si trovava Jacques la notte della tragedia. Nei giorni in cui chiedeva il rinvio dell’interrogatorio per un forte stato depressivo l’hanno visto portar via degli scatoloni.