Corriere della Sera, 30 aprile 2026
Giuli: al Delle Vittorie metterei Venezi
Non è detta l’ultima parola sulla vendita del Teatro delle Vittorie da parte della Rai. Il cui consiglio di amministrazione, il prossimo 7 maggio, dovrebbe verificare se ci sono margini per mantenere il Teatro a proprio uso. Al momento, la strada percorribile sarebbe riaffittarlo dal soggetto che lo acquisterà.
Intanto ieri Fiorello, a La Pennicanza, su RadioDue, ha inviato un messaggio vocale al ministro Giuli per sollecitarne l’attenzione sulla dismissione, chiedendo al ministero, che tutela il bene, di farsi carico dell’acquisto del teatro. Pronta la risposta via vocale: «Eccellentissimo Fiorello, posso assicurare che faremo tutto il possibile. Ora conteremo i pochi piccioli a disposizione del ministero della Cultura e parleremo con la Rai. Se riusciremo con l’impresa potremmo realizzare un grande Teatro Sinfonico ed io nominerò Beatrice Venezi alla direzione...». Il riferimento è alla direttrice del Teatro La Fenice di Venezia, appena licenziata, dopo alcune polemiche con le maestranze. Fiorello ha prima esultato, poi, riflettendo, ha aggiunto: «Ma è una provocazione!».
La risposta di Giuli ha prodotto la reazione della presidente della Vigilanza Rai, Barbara Floridia (M5S), che gli ha chiesto di riferire in Vigilanza, anche in relazione «ad altri luoghi che la Rai vuole dismettere, da Venezia a Milano». Giuli ha quindi chiamato Floridia, rassicurandola sul fatto che il suo ministero si è già attivato, avviando le attività necessarie al perseguimento dell’obiettivo comune e impegnandosi a informarla.
Al Teatro ha fatto cenno senza nominarlo, l’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi nella conferenza stampa di presentazione del Concertone del Primo Maggio. Riferendosi ad «alcune polemiche degli ultimi giorni», ha detto: «Le imprese hanno il dovere di aggiornare e rinnovare gli spazi del lavoro in maniera dignitosa e moderna, affinché le donne e gli uomini che lavorano all’interno delle imprese possano essere ospitati in luoghi che non abbiano un valore nostalgico, ma che siano spazi moderni e costruiti apposta per una dimensione umana e comunitaria del lavoro stesso».
Ma l’assemblea dei cdr della Tgr, in assenza di un confronto, è già pronta a mobilitarsi contro il piano di dismissione che coinvolge anche due centri di produzione, come Milano e Torino, e le sedi di Firenze, Genova e Venezia.