Corriere della Sera, 30 aprile 2026
Merz si scontra con Trump, ma cala a picco nei sondaggi
Donald Trump attacca Friedrich Merz, in un primo affondo diretto. «Il cancelliere della Germania, Friedrich Merz, pensa che vada bene che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non sa di cosa parla!», ha scritto in un post sul social Truth. In realtà Merz sull’Iran è un falco: però di certo, alla Casa Bianca non sono state gradite le sue parole, quando lunedì ha detto «l’Iran ha umiliato gli Stati Uniti». E quindi Trump l’ha preso di petto: «Se l’Iran avesse un’arma nucleare, l’intero mondo sarebbe tenuto in ostaggio. Sto facendo qualcosa con l’Iran, proprio ora, che altre nazioni o presidenti avrebbero dovuto fare molto tempo fa. Non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che sotto altri aspetti».
Sarà una nuova stagione per la Germania finita nel mirino? Trump le riserverà il trattamento degli altri alleati da cui si sente «tradito», sebbene Berlino abbia cercato in ogni modo di blandirlo e di usare parole suadenti (anche nell’incontro alla Casa Bianca, quando Merz non ha difeso lo spagnolo Sánchez)? Il cancelliere ieri mattina ha minimizzato: «Dal mio punto di vista i rapporti con Trump sono buoni e immutati». Ieri sera però Trump è tornato alla carica: «Gli Stati Uniti stanno studiando e riesaminando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione che verrà presa nel giro di un breve periodo».
In realtà, la presa di distanza di Merz è stata netta, al di là del verbo scelto. Tra l’altro, lunedì aveva detto: «Gli iraniani sono ovviamente molto abili nel negoziare, o meglio, molto abili nel non negoziare, lasciando che gli americani vadano a Islamabad e poi ripartano senza alcun risultato». Ha ribadito di «non vedere quale exit strategy stiano perseguendo gli Stati Uniti». E che la guerra sta costando «molti soldi, soldi dei contribuenti e forza economica».
La domanda è perché Merz sia uscito allo scoperto contro Trump ora, sebbene abbia iniziato a distanziarsi sull’Iran dopo la prima settimana. Il gradimento di The Donald in Germania è molto basso: secondo alcuni sondaggi non piace al 90% dei tedeschi. Difenderlo non porta consensi.
L’altra verità è che Merz è un cancelliere in difficoltà, al punto più basso a un anno dell’insediamento, che cade il 6 maggio. Ieri sono state presentate la riforma dell’assicurazione sanitaria e le linee guida della finanziaria, criticate da molti esperti: poco coraggio, pochi tagli. L’economia è inchiodata, in parte per l’Iran, la crescita è stata corretta al ribasso allo 0,5% anche nel 2027. Non riparte neanche con il bazooka.
Ma è ancora peggio per il gradimento personale del cancelliere. Ieri la Bild ha pubblicato il suo indice di popolarità: Merz è ultimo in classifica, 20esimo su 20 politici. La scorsa settimana, l’istituto indipendente Usa Morning Consult l’ha definito «il leader più impopolare del mondo» su 24 democrazie analizzate: a casa sua il 76% lo boccia. Lui ne è consapevole, e nell’intervista con lo Spiegel per il primo anniversario ha detto che «può fare meglio», ma anche che «nessun cancelliere prima di me ha dovuto sopportare qualcosa del genere», riferendosi ad attacchi e denigrazioni.
L’incubo invece è la crescita dell’AfD. Nell’ultimo sondaggio, il partito di estrema destra ha staccato di 5 punti la Cdu: 27 a 22, il massimo divario mai registrato. Quando è stato eletto, Merz si era prefissato due compiti: rilanciare la crescita, fermare l’estrema destra. Un politico mai popolare, giunto al potere a 70 anni, vedeva in questi obiettivi il suo mandato storico, perché un fallimento avrebbe conseguenze impensabili per la Germania. Due giorni fa, il Tagesspiegel è uscito con un titolo a tutta pagina: «Kann er das schaffen?», riecheggiando la celebre frase di Angela Merkel: ce la può fare?