Corriere della Sera, 30 aprile 2026
La Corte Suprema Usa e il voto delle minoranze
La Corte Suprema americana, con la sua maggioranza conservatrice al timone, concede a Donald Trump una vittoria alla vigilia delle elezioni di metà mandato. I nove saggi, in un verdetto 6 a 3, hanno dichiarato incostituzionale la mappa elettorale della Louisiana, quella che mostrava un secondo distretto a maggioranza afroamericana. Un colpo al cuore del Voting Rights Act del 1965, la legge-bandiera di Lyndon Johnson contro le discriminazioni al voto, nata dalle ceneri del movimento per i diritti civili. Il giudice Samuel Alito, leggendo l’opinione della maggioranza, non ha giri di parole: il Voting Rights Act non imponeva alla Louisiana di istituire un distretto extra per le minoranze. Quella mappa? «Una manipolazione incostituzionale» dei seggi, un capriccio normativo di mezzo secolo fa da aggiornare. Dall’altra barricata, la giudice Elena Kagan dice: «Si compromette l’uguaglianza razziale nel voto. Ora uno Stato può diluire impunemente il potere elettorale delle minoranze, senza conseguenze». Alla Casa Bianca è festa grande. La portavoce Abigail Jackson: «Vittoria totale per gli americani. La pelle non decide il distretto congressuale. Basta abusi sul Voting Rights Act: la Corte ha difeso i veri diritti civili».