Corriere della Sera, 30 aprile 2026
Trump e Putin, 90 minuti al telefono
Una telefonata di un’ora e mezza, la dodicesima tra Vladimir Putin e Donald Trump da quando quest’ultimo è tornato alla Casa Bianca nel 2025 secondo il conteggio del New York Times. I due hanno discusso ieri «soprattutto di Ucraina» e «un po’ di Iran», ha dichiarato il presidente degli Usa ai giornalisti nello Studio Ovale. Invece secondo la ricostruzione di Yuri Ushakov, consigliere di Putin, i due leader «hanno prestato particolare attenzione alla situazione che riguarda l’Iran e il Golfo Persico».
L’iniziativa è stata del Cremlino, pochi giorni dopo l’incontro a San Pietroburgo tra il presidente russo e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Trump ha detto che Putin gli ha riferito «di voler essere coinvolto sull’arricchimento» dell’uranio: anche nell’accordo raggiunto da Obama con l’Iran nel 2015, l’uranio arricchito fu spostato in Russia. Mosca ha già proposto un nuovo coinvolgimento del suo Paese a Rafael Grossi, capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Ma Trump ieri ha dichiarato: «Io ho detto (a Putin, ndr) che preferirei che lui sia coinvolto nel porre fine alla guerra in Ucraina. Per me questo sarebbe più importante». Il presidente americano ha aggiunto: «Abbiamo parlato di più della guerra in Ucraina. Lui vorrebbe essere d’aiuto (sull’Iran, ndr). Gli ho detto: prima di aiutare vogliamo che tu ponga fine alla tua guerra». Alla domanda su quale dei due conflitti – in Ucraina o in Iran – crede che finirà prima, Trump ha replicato: «Domanda interessante, non so, potrebbero finire con tempistiche simili».
Nella ricostruzione del colloquio del Cremlino, Putin ha lodato «la saggia decisione» di Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran, che può contribuire a «stabilizzare la situazione» in Medio Oriente e «dare una chance ai negoziati», mentre ha sottolineato che condurre un’operazione di terra sarebbe «inaccettabile e pericoloso» e comporterebbe «gravissime conseguenze per l’intera comunità internazionale».
Sull’Ucraina Trump dice di aver suggerito «un piccolo cessate il fuoco» a Putin: «Potrebbe accettare». Ushakov ha detto all’agenzia Tass che Putin è pronto a una tregua con Kiev che coinciderebbe con le celebrazioni per il Giorno della Vittoria, il 9 maggio, quando la Russia festeggia la vittoria sovietica contro la Germania nazista. Sempre secondo il consigliere russo, Trump si è detto favorevole a questa iniziativa, notando che l’occasione segna «una nostra vittoria condivisa». I festeggiamenti di quest’anno a Mosca saranno ridotti – aveva annunciato il Cremlino – per via della minaccia di attacchi ucraini, quindi una tregua quel giorno potrebbe far piacere ai russi. Ushakov ha poi affermato che Putin e Trump «hanno espresso essenzialmente valutazioni simili sul comportamento del regime di Kiev guidato da Zelensky che, incitato e supportato degli europei sta portando avanti la politica di prolungare il conflitto». La Casa Bianca non ha al momento pubblicato un resoconto della telefonata.
Il Pentagono ha fatto ieri la prima stima pubblica del costo (finora) della guerra in Iran: 25 miliardi di dollari. Trump ha rifiutato la proposta iraniana che entrambi i Paesi rimuovano l’embargo sullo Stretto di Hormuz per risolvere successivamente i negoziati sul programma nucleare. Trump ha detto al sito Axios che terrà l’Iran sotto embargo finché non accetta un accordo che risponda alle preoccupazioni sul nucleare. Il presidente dice al sito che l’embargo americano è per ora «più efficace dei bombardamenti» e che il regime sta «soffocando come un maiale ripieno». L’ammiraglio Brad Cooper, capo del Centcom, ha annunciato che le forze Usa hanno già bloccato 42 petroliere, con un danno stimato per l’Iran in sei miliardi di dollari.
Trump e alcuni consiglieri hanno incontrato manager del settore petrolifero martedì per valutare misure per continuare l’embargo per mesi cercando di limitare gli effetti sui consumatori. Ieri nella sua prima testimonianza alla Camera dall’inizio della guerra, il segretario della Difesa Pete Hegseth ha respinto le accuse dei democratici sui costi crescenti di benzina e cibo: «Quanto paghereste per assicurarvi che l’Iran non disponga di una bomba atomica?».