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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Minetti, quelle verifiche mai partite tra ministero e procura

Le ragioni umanitarie che sono valse la grazia a Nicole Minetti risiedono quasi esclusivamente all’estero. In Uruguay, dove la donna risultava residente fino al 2024, quando è tornata in Italia per espiare la pena alternativa alla detenzione, e dove nel 2023 ha ottenuto l’adozione del figlio malato e curato negli Stati Uniti. La necessità del bambino di proseguire le cure a Boston, e di non rompere definitivamente i vincoli con il Paese natale da dove è stato portato via due anni fa per seguire la madre, sono alla base della clemenza concessa a Minetti, per poter uscire e rientrare in Italia a seconda delle esigenze del figlio. Se avesse dovuto scontare la condanna a 3 anni e 11 mesi anche in affidamento ai servizi sociali, le sarebbe stato ritirato il passaporto, impedendole ogni movimento oltre frontiera.
Tuttavia è proprio sulla regolarità di questi presupposti fondati fuori dai confini nazionali che sono mancati gli accertamenti prima di sottoporre il provvedimento al presidente della Repubblica, limitandosi ad acquisire e dare per buona la documentazione prodotta dall’avvocata Antonella Calcaterra che ha sottoscritto e inoltrato la domanda a luglio 2025. Conosciuta negli ambienti giudiziari per la correttezza del proprio lavoro.
La pratica ha seguito la procedura standard e i tempi fissati dal ministero della Giustizia: tutto dev’essere completato entro sei mesi, come stabilito dalla circolare redatta dal direttore generale degli Affari interni nel 2021. Per questo a novembre scorso, in assenza di riscontri, il ministero ha inviato un sollecito alla Procura generale di Milano a definire il fascicolo numero 30/2025 del Registro Grazie, intestato a Nicole Minetti. A dicembre il sostituto delegato Gaetano Brusa, un lungo trascorso da magistrato di sorveglianza e dunque esperto di esecuzione delle pene, ha avviato le verifiche «di rito» secondo lo schema predisposto dallo stesso ministero. Limitate a ciò che risultava in Italia, perché questa è la prassi e per estenderle è necessaria la richiesta e/o l’autorizzazione del Guardasigilli, nonostante dalla lettura dell’istanza risultasse abbastanza evidente come tutto ruotasse intorno a ciò che è avvenuto all’estero. A partire dalla situazione del compagno di Minetti, l’imprenditore Giuseppe Cipriani, che con lei ha adottato il bambino e vissuto in Uruguay, dove lavora da oltre trent’anni. Ma è residente negli Emirati Arabi.
Nella domanda di grazia, Cipriani è definito «persona normoinserita e lontana da contesti di devianza», e solo adesso – dopo l’input di Mattarella e la richiesta ministeriale – la Procura generale ha ordinato all’Interpol di controllare l’eventuale esistenza di «segnalazioni di reato ovvero denunce» nei confronti suoi e di Minetti in Uruguay e in Spagna, per via delle notizie circolate su ipotetici «festini» con prostitute in case o barche a Ibiza. Le prime risposte sarebbero negative.
L’altro punto nodale da chiarire attraverso il Servizio di cooperazione internazionale riguarda «le modalità» di adozione del bambino, che al cognome originario ha aggiunto quelli italiani dei genitori adottivi. Un minorenne «abbandonato alla nascita», è scritto nell’istanza dell’avvocata Calcaterra, che per le gravi patologie di cui soffre «aveva pochissime possibilità di essere adottato; l’unica era un’adozione speciale da parte di una famiglia disposta ad accettare consapevolmente tutte le sue fragilità». Come la coppia Cipriani-Minetti, che a marzo 2020 ha avviato l’iter conclusosi il 15 febbraio 2023. Ora gli investigatori cercheranno di approfondire, ma a luglio 2024 il tribunale per i minorenni di Venezia ha già riconosciuto e dichiarato efficace anche in Italia la sentenza di adozione uruguayana «pronunciata sul presupposto che il minore si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici, i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale».
Tutto regolare, ma dopo l’inchiesta giornalistica de Il Fatto i magistrati milanesi vogliono verificare se quel presupposto è veritiero, attraverso chiarimenti su padre e madre naturali: se siano vivi e re reperibili, se abbiano mai presentato opposizione all’adozione, acquisendo tutti gli elementi utili a ricostruire la vicenda «sotto il profilo di fatti di rilevanza penale». I controlli vanno estesi anche alle notizie diffuse sulla morte dell’avvocata dei genitori biologici e di suo marito, per sapere se eventuali indagini su quei decessi coinvolgano in qualche modo Minetti e il suo compagno.
L’istruttoria-bis serve a colmare le possibili lacune nel parere favorevole alla grazia fornito dalla Procura generale il 9 gennaio 2026 e tutto incentrato sulla «radicale presa di distanze» della condannata «dal suo passato deviante». Che però non c’entra con le ragioni umanitarie alla base della firma del capo dello Stato. Il quale, negli anni scorsi, ha sottoscritto in almeno altre sei occasioni provedimenti di clemenza destinati a persone che – come Minetti – non avevano scontato neanche un giorno di pena. Compreso l’ex terrorista sud-tirolese Heinrich Oberleiter, condannato in contumacia all’ergastolo per alcuni attentati commessi tra il 1966 e il 1967 a tralicci dell’alta tensione e una caserma, riparato in Austria e Germania per sfuggire alla cattura e graziato nel 2021.