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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Minetti, il verdetto sudamericano sul bimbo era positivo

Il provvedimento di adozione del bambino nato nel 2017 per Nicole Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani conferma che il minore «era stato abbandonato». L’atto del tribunale di Maldonado, trasmesso al ministero della Giustizia dall’ambasciata d’Italia a Montevideo, il 23 Aprile 2024,corredato di autenticazione della traduzione in italiano, «accoglie la domanda», dichiara il bimbo «definitivamente separato dai genitori» e «la decadenza della potestà genitoriale di Maria D. L. A.G. C. e di Antonio J. C. V.», per questo concede «l’adozione piena». E dunque smentisce quanto emerso in questi giorni circa il fatto che l’adozione sarebbe stata decisa perché la coppia aveva fatto causa ai genitori naturali. A pagina 12 del provvedimento è scritto: «I genitori hanno abbandonato il bambino, non hanno cercato di sapere dove si trovasse, non si sono presentati all’Inau (l’Istituto nazionale per bambini e adolescenti in Uruguay) per avere notizie di lui».
La Procura generale di Milano, che sta svolgendo i nuovi accertamenti, ha acquisito quella sentenza. Scrivono i giudici di Maldonado: «Dagli atti risulta che i genitori hanno abbandonato il bambino al momento della sua nascita, senza altri parenti responsabili. E, con il padre privato della libertà, si è deciso di collocarlo presso l’Inau in attesa di una famiglia. Ma quasi tre anni sono passati senza che risultasse una famiglia per lui, tra l’altro perché è nato con una grave malattia». Per questo la sua situazione viene «valutata “eccezione”» in modo che le famiglie potessero «presentare domanda di adozione senza dover seguire l’ordine di priorità». Si cita poi un rapporto dell’Inau che riferisce come il piccolo «chiede di vederli, a loro volta loro chiedono di lui». Il legame si «rafforza nel mese di marzo 2020 quando formalizzano la domanda di adozione a Inau che nell’aprile 2021 li qualifica come famiglia adottiva».
Al tribunale di prima istanza di Maldonado Minetti e Cipriani fanno richiesta perché possa vivere «con questi comparenti» perché tra dicembre 2020 e marzo 2021 «era molto frustrato perché i compagni erano stati adottati e lui continuava nel centro per l’affido il rafforzamento della famiglia». Il 28 aprile 2021 viene concesso l’affidamento provvisorio. Si specifica che «i comparenti convivono in modo stabile da più di cinque anni in un immobile di proprietà della famiglia, entrambi hanno un lavoro stabile» e che il bimbo «è stato integrato come parte della famiglia con un affetto, sostegno e cura». Lui li chiama «mamma e papà», frequenta un college. Si dà conto di un viaggio negli Usa e in Spagna «con lo scopo di farlo valutare per determinare l’entità della sua malattia. E possibili conseguenze irreversibili se non individuati in tempo gli sviluppi». Poi si dà atto della notifica ai genitori biologici della procedura in corso e del fatto che al «genitore» sia stato «notificato di persona l’atto ma non compare al processo».
Si citano cinque testimoni che confermano che il bambino «è felice, i suoi bisogni sono soddisfatti oltre alle cure e al sostegno emotivo». E ancora: «Non vi sono evidenze di relazioni disfunzionali nelle dinamiche intrafamiliari per quanto riguarda i limiti dell’educazione del bambino si indica che essa si basa su una buona comunicazione e si cercano gli accordi». Il piccolo «non ha memoria alcuna sulla sua famiglia di origine, ma ricorda che ha una casa con molti amici». Si dice che «la figura della Minetti è il suo punto di riferimento» e si conclude che «visto che la famiglia ha completamente trascurato i doveri di cura e di educazione, pertanto resta inteso che l’unica famiglia che al momento ha realizzato lo sviluppo integrale è quella di Minetti e Cipriani».
Gli specialisti nominati dai giudici di Maldonado «hanno frequentato la casa del bambino» e parlano di «ambiente favorevole per il bambino», allegano foto dove lo si vede «in varie attività familiari», dando poi atto che «ha una famiglia, anche se non è originaria», la cosa più importante è che ce l’ha «anche perché non ci sono altri legami da mantenere fatto salvo il suo diritto a conoscere l’identità e la sua origine di figlio adottivo». Un ultimo capitolo è dedicato «alle condizioni di salute del minore che è già stato operato all’estero» con costi pagati dalla coppia. In particolare «a Boston» e «l’intervento è andato bene». La conclusione è netta: «Vi sono chiari motivi per raccogliere la domanda perché il legame con i genitori è inesistente, in nome dell’interesse del minore» che non può aspettare per anni che la famiglia di origine e lo Stato risolvano la sua situazione di abbandono.