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 2026  aprile 30 Giovedì calendario

Lo sparatore al corteo del 25 aprile: «Ho agito per motivi politici».

Due pistole vere in un cassetto, insieme con il libretto per la detenzione a uso sportivo. Munizioni e una collezione di coltelli, vista la passione per le armi e il poligono di tiro. Un piccolo arsenale che Eitan Bondì teneva nella sua abitazione fra viale Marconi e via Portuense, dal quale tuttavia manca la pistola ad aria compressa usata per sparare pallini di plastica contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano nel pomeriggio di sabato scorso al parco Schuster.
«L’ho buttata via», racconta il 21enne ai poliziotti della Digos che alle otto di martedì sera si presentano a casa della madre, all’ultimo piano di un palazzo non lontano dai luoghi di ritrovo della sua comitiva: una nota birreria, la sinagoga di quartiere, il vecchio negozio di famiglia. In questa parte di Roma dove solo poche sere fa un esponente della Comunità ebraica è stato aggredito da due nordafricani perché indossava la kippah, il cognome Bondì non è sconosciuto. Come il volto del cecchino dell’Ostiense. «Non volevo uccidere nessuno, sennò avrei usato le pistole vere», si affretta a spiegare. E all’udienza di convalida davanti al gip, fissata per questa mattina a Regina Coeli, durante la quale comparirà con l’accusa di tentato omicidio, il 21enne – assistito dall’avvocato Cesare Gai – iscritto alla Comunità, studente di Architettura e tifoso della Roma, rilascerà delle dichiarazioni. Potrebbe anche rispondere alle domande del giudice.
Già ai poliziotti ha anticipato qualcosa: «Appartengo alla Brigata Ebraica», ha detto agli agenti al momento dell’arresto. Poi avrebbe anche aggiunto di aver agito «per motivi politici». Bisogna vedere se confermerà queste parole, visto che le prime ore in carcere lo avrebbero provato. Ma ha già dato un’ammissione completa per un gesto che al momento viene ritenuto solitario. Senza mandanti, ma forse con più di un ispiratore.
Il suo nome nei fascicoli delle forze dell’ordine compare solo per essere stato identificato durante attacchinaggi e volantinaggi, ma non si esclude che il ragazzo abbia preso parte a qualcuna delle azioni violente degli ultimi due anni in città per le quali sono sospettate le frange estremiste alle quali appartengono alcuni giovani ebrei romani. Dai raid nelle scuole ai lanci di petardi contro gli antagonisti a Porta San Paolo il 25 aprile del 2024 e del 2025. C’è stata anche l’aggressione a una attivista pro Pal, insultata a Testaccio perché indossava la kefiah. «Non ho ancora capito cosa ha fatto mio figlio, sono frastornata. Mi devo rendere conto di tutto», spiega la madre del giovane. Bondì vive con lei. Il padre ha precedenti per rapina, aggravata dall’odio razziale.
Secondo chi indaga il 21enne non avrebbe vissuto momenti facili fra le mura domestiche. Problemi che hanno avuto ripercussioni anche sul suo percorso scolastico al Ghetto, dove ha frequentato il liceo Renzi Levi al Portico d’Ottavia. Poi l’iscrizione all’università, ma sembra senza troppo entusiasmo, e qualche lavoro. La collaborazione con un’agenzia immobiliare, l’impegno da rider in motorino nei fine settimana. Con lo stesso scooter bianco usato per l’agguato nell’anniversario del 25 Aprile che ha finito per incastrarlo, insieme al borsone per le consegne che aveva dietro.