Avvenire, 29 aprile 2026
Usa, mai così tanta violenza politica
Gli inquirenti stanno scavando nella vita di Cole Tomas Allen, il trentunenne informatico di Torrance, sobborgo di Los Angeles, accusato del fallito attentato a Donald Trump al gala dei corrispondenti della Casa Bianca. Il profilo che emerge è quello di un «tizio californiano qualunque», come si descriveva lui stesso online, usando lo pseudonimo «coldforce» su Bluesky. Lo scorso marzo lo stesso account aveva pubblicato: «Non capisco perché la gente sia sorpresa che gli Stati Uniti siano dilaniati: sono certo che questo sia il risultato di avere un traditore alla guida». Quelle parole, e la lettera inviata ai familiari prima dell’attacco – firmata Cole «coldforce, amichevole assassino federale» Allen – sono ora al centro delle indagini come possibile manifesto. Gli investigatori cercano di ricostruire il percorso di radicalizzazione del giovane: quanto è avvenuto online, con quali materiali e all’interno di quali gruppi.
La speranza è di prevenire nuovi attentati, in un momento in cui la violenza politica negli Stati Uniti ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi trent’anni. Secondo il Center for strategic and international studies, gli attacchi e i complotti contro obiettivi governativi sono ai massimi almeno dal 1994. Solo nel 2025 sono stati registrati 20 episodi: dieci legati a estremismo di sinistra, otto a quello di destra. Presi di mira sono gli uffici dell’immigrazione, le sedi di partito e le istituzioni federali. Molti fanno risalire la lista degli episodi all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, seguito dal tentato omicidio di Paul Pelosi, marito dell’allora Speaker della Camera Nancy, l’attacco al governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, fino all’uccisione di una parlamentare democratica in Minnesota e del marito. Quello di sabato sera è il terzo tentativo diretto contro Trump: dopo l’attacco al comizio di Butler, in Pennsylvania, nel 2024 – quando un proiettile gli sfiorò l’orecchio – e un episodio al golf club di Palm Beach.
Molti degli stessi invitati presenti alla cena di sabato scorso avevano già incrociato la violenza politica. Il deputato Steve Scalise era stato gravemente ferito nel 2017 durante un allenamento di baseball, Erika Kirk è la vedova dell’attivista Charlie Kirk ucciso lo scorso anno, il segretario alla Sanità Robert F. Kennedy ha perso il padre Robert e lo zio John a colpi di pistola – due degli assassinii politici più traumatici della storia americana – e molti giornalisti che erano a Butler nel 2024. «La scena era dolorosamente familiare», raccontano i testimoni. Quanto alle cause, gli esperti parlano di una sovrapposizione di problemi cronici, come la diffusione delle armi, alla polarizzazione partitica crescente e a un dibattito politico che trasforma il rivale in un nemico personale. «Gli avversari non sono più visti come portatori di opinioni diverse, ma come malvagi», osservano i ricercatori del progetto su minacce e sicurezza dell’Università di Chicago. I linguaggi sempre più duri e disumanizzanti sono amplificati da media e social, dove allo stesso tempo prolifera la disinformazione. Non a caso, dopo la sparatoria, teorie del complotto si sono diffuse rapidamente, alcune sostenendo che l’attacco fosse stato organizzato o manipolato, segno di una totale mancanza di fiducia nei media, nel governo e nelle forze dell’ordine.
Secondo diversi studi, soprattutto del Polarization & extremism research & innovation lab, molti autori di violenze recenti si sono radicalizzati proprio attraverso contenuti online, spesso all’interno di comunità chiuse e impermeabili a voci alternative. La conseguenza è che anche eventi osservabili, come una sparatoria testimoniata e registrata da decine di reporter, diventa aperta a interpretazioni.
Negli ultimi anni, sottolineano sempre gli analisti, è diminuita anche la reazione pubblica di condanna di eventi come quello all’Hilton di Washington. La violenza genera risposte sempre più smorzate, perché ciascuno tende a giustificarla quando colpisce dall’altra parte: un sintomo che la soglia di tolleranza del pubblico si è alzata.