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 2026  aprile 29 Mercoledì calendario

Elezioni comunali, la carica dei “parenti d’arte”

Cosa c’è di più rassicurante che lasciare il proprio Comune in mano a un parente? Le Amministrative sono forse la massima espressione della politica per via ereditaria. Zii, nonni, padri che abdicano per la meritata pensione o perché ormai promossi ad altri ruoli, ma nel frattempo concedono l’investitura a nipoti, figli, cognati.
Nelle città al voto il 24 e 25 maggio c’è ampia documentazione al riguardo. Il Fatto ha già raccontato le gesta siciliane della famiglia Cuffaro, di cui l’ex presidente Totò è il volto più noto (anche alle cronache giudiziarie: condannato in via definitiva a 7 anni per favoreggiamento ai clan, attualmente indagato per corruzione). Il nome nuovo è Ida Cuffaro, nipote di Totò e dell’altro zio Silvio Cuffaro, a oggi sindaco di Raffadali (Agrigento) ma arrivato a fine mandato e perciò pronto a lasciare lo scranno a Ida, se gli elettori saranno d’accordo. Sempre in Sicilia, a Bronte, il passaggio è invece da suocero a genero. Il dominus locale è Pino Firrarello, forzista, quattro volte senatore, il quale ha deciso di non andare oltre i tre mandati non consecutivi da sindaco, sapendo di poter contare sulla continuità familiare.
Nella città dei pistacchi è infatti pronto a correre l’ex sottosegretario e attuale deputato FI Giuseppe Castiglione, marito della figlia di Firrarello.
Le parentele abbondano pure in Campania. A Portici in lista con il Pd c’è Pietro Cuomo, figlio di Enzo, già senatore e oggi assessore dem nella giunta regionale di Roberto Fico. E c’è da accontentarsi, perché anche la sorella di Pietro è attivissima in politica ed è stata vicina a una candidatura: la giovane Annamaria è infatti stata da poco scelta come componente della segreteria metropolitana del Pd di Napoli.
Sarà l’aria di Portici, ma anche a destra corrono cognomi con l’effetto déjà vu. Candidato sindaco per FdI è Ione Abbatangelo, figlia dell’ex parlamentare missino Massimo (assolto dall’accusa di strage per l’attentato al Rapido 904 ma condannato a 6 anni per detenzione abusiva di armamenti). A Pompei, alla fine ha deciso di non candidarsi il consigliere di maggioranza uscente Massimo Malafronte che è stato protagonista pochi giorni fa di una presunta aggressione al segretario comunale, reo di avergli bocciato il figlio in un concorso pubblico: in compenso sarà candidata la moglie di Malafronte, Margherita Cretella.
Lì a due passi, nella vicina Ercolano, si verifica una bizzarra inversione della raccomandazione, o forse una raccomandazione circolare: la deputata meloniana Marta Schifone, che ha iniziato a fare politica grazia al padre Luciano, già europarlamentare missino, da commissaria FdI a Napoli ha deciso di puntare proprio sul papà per farlo diventare sindaco. Luciano vanta un curriculum chilometrico nei Palazzi, ma negli ultimi anni era rimasto piuttosto defilato, prima della nuova chiamata alle armi da parte della figlia.
A proposito di pezzi grossi di FdI, è sfumata all’ultimo minuto invece la candidatura a Pagani (Salerno) di Nicola Campitiello, cognato del viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli: il Comune è stato sciolto per mafia, dunque le elezioni sono rinviate.
Poi c’è il comparto calabrese. Soltanto per restare a Reggio Calabria per il centrosinistra corre Domenico Battaglia, figlio di Pietro, che a sua volta fu sindaco e molto altro. In una civica in suo sostegno c’è Maria Stella Granillo, figlia di Oreste, idolo locale non tanto per l’esperienza in politica (guidò anche lui la città) quanto per gli anni da presidente della Reggina. A destra corrono altri due figli d’arte. Uno è Giuseppe Bilardi, figlio dell’ex senatore forzista Gianni, l’altro è Vincenzo Albanese: suo padre Rocco fu assessore col dem Giuseppe Falcomatà, con cui ruppe in malo modo traslocando perciò in FI.
Storie di dinastie da far invidia, come quella toscana dei Ghinelli: Oreste fu esponente di spicco del Msi, suo figlio Alessandro è sindaco uscente ad Arezzo e Lorenzo Ghinelli, il rampollo, è adesso per la prima volta in lista con Fratelli d’Italia.
In Puglia, a Maglie, è invece scoppiata la guerra dei Fitto: da una parte Raffaele, vicepresidente esecutivo della Commissione europea che sponsorizza il fedelissimo Ernesto Toma in corsa contro lo zio dell’ex ministro meloniano, Antonio Fitto, per tre volte sindaco che aspira a una quarta elezione con la Lega. Mentre in provincia di Bari la competizione è da divorziati in casa: marito e moglie – Pietro Zona e Nica Testino – corrono entrambi per conquistare la fascia di primo cittadino al comune di Corato. Molto meglio in provincia di Cagliari dove due coniugi si candidano, ma ognuno nel loro paese natale: lui Eugenio Lai a Escolca, lei Stella Marceddu a Nurri. Dove c’è l’amore trionfano lo stesso i sentimenti, almeno a Santa Marinella nel Lazio: alla fine FI ha deciso di appoggiare le aspirazioni da sindaco di Mariarosaria Rossi, pur non parente, comunque ex zarina di Berlusconi.