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 2026  aprile 29 Mercoledì calendario

Allarme della Bce per la stretta del credito

Nell’eurozona è in corso una stretta del credito per famiglie e imprese. La più pesante dal terzo trimestre del 2023, secondo la Banca centrale europea (Bce). Le fibrillazioni della guerra nel Golfo Persico iniziano a sentirsi. Nei primi tre mesi del 2026, davanti a una più alta percezione del rischio, le banche dell’area euro hanno inasprito le condizioni dei prestiti. Non solo. Perché nel secondo trimestre gli istituti prevedono uno scenario ancora più marcato e diffuso con il mix di conflitti, tensioni sui costi energetici e costi aggiuntivi per i finanziamenti sui mercati.
L’ultima indagine periodica sulla situazione creditizia nell’eurozona evidenzia come le incognite sul futuro energetico globale stanno avendo implicazioni sugli istituti di credito continentali. L’inasprimento da gennaio a marzo, sottolinea la Bce, è peggiore delle attese. Pesano i timori sulle prospettive economiche e la minore propensione al rischio delle banche. Alcune banche hanno segnalato «un ulteriore inasprimento delle condizioni di credito per l’esposizione verso aziende ad alta intensità energetica e verso il Medio Oriente», sottolinea Francoforte.
Per i prestiti alle imprese, la compressione dei crediti è pari al 10% (nei prossimi tre mesi può toccare quasi quota 20%). Il trend restrittivo è in corso da metà 2025, eppure questi sono livelli storici medi. Sono le banche di Spagna, Francia e Germania ad aver registrato condizioni più aspre. Quelle italiane, di contro, indicano standard di credito stabili. La Banca d’Italia, comunque, avverte: le imprese che nel secondo trimestre avranno bisogno di credito troveranno un «inasprimento marcato» delle condizioni d’offerta. La motivazione data a via Nazionale dai 13 responsabili delle politiche di credito dei principali gruppi bancari italiani è l’ impatto degli sviluppi geopolitici.
Per Andrea Brandolini, capo del dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia audito nelle commissioni Bilancio riunite sul Documento di finanza pubblica, la crisi è imprevedibile e «contrazioni dell’offerta, ulteriori rincari del petrolio e del gas, indisponibilità di materie prime e input intermedi, interruzioni nelle filiere produttive potrebbero spingere l’inflazione su livelli ben più elevati e pesare in misura marcata su redditi, consumi delle famiglie e piani d’investimento delle imprese».
Tornando all’indagine della Bce, i prestiti alle famiglie evidenziano una lieve morsa sui mutui (2%) e un’altra più evidente per il credito al consumo (15%). Quasi la metà delle banche dell’area euro usa le cartolarizzazioni per erogare nuovi prestiti, nonché per gestire il rischio di credito e migliorare la liquidità. Su questo fronte, negli ultimi mesi gli istituti italiani hanno preferito realizzare cartolarizzazioni dei crediti tradizionali e quelle sintetiche con trasferimento del rischio a investitori terzi. Nell’ultimo anno, la ricaduta è stata positiva su criteri di offerta e volumi di credito. E questi effetti «proseguirebbero anche nei prossimi 12 mesi», emerge dalle risposte delle banche. Sempre che la crisi nel Golfo non peggiori.