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 2026  aprile 29 Mercoledì calendario

Musk testimonia contro OpenAI: «L’AI come Terminator»

Il lungo duello iniziato anni fa con il lancio, da parte di Elon Musk, del guanto di sfida a Sam Altman è arrivato in tribunale il 27 aprile. Il giorno dopo, è proprio l’imprenditore a prendersi tutta l’attenzione di giuria e media con la sua testimonianza il cui obiettivo è spiegare perché, secondo lui, il Ceo di OpenAI ha trasformato quella che era nata come una noprofit nel 2015 con l’obiettivo di sviluppare nuovi strumenti di intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità in una macchina da soldi. Andando in direzione contraria rispetto a quella missione che lui stesso aveva contribuito a teorizzare: Musk ha cofondato OpenAI insieme a Alman e, tra gli altri, al presidente Greg Brockman. «Questa causa è molto semplice – ha esordito dal banco dei testimoni nell’aula del tribunale di Oakland, California – non è giusto appropriarsi indebitamente di un ente di beneficenza».
La giuria, composta da nove membri, è chiamata ad aiutare il giudice Yvonne Gonzales Rogers a prendere una decisione sulla disputa e sulle responsabilità, per capire se davvero si è verificata una violazione del contratto iniziale di OpenAI. La data prevista è il 21 maggio. Sarà poi il solo giudice Gonzales Rogers a valutare se davvero Musk ha diritto a quei 150 miliardi di dollari di compensazione dei danni che chiede. Il loro primo compito è stato quello di ascoltare la posizione di colui che ha depositato la causa. Prima, un avvertimento: il giudice ha detto a Musk che non apprezza il flusso continuo di post su X che sta scrivendo contro OpenAI e Altman, spesso definito «Scam Altman». Ha chiesto a entrambi di limitare i commenti online per non influenzare il processo: «Come possiamo portare a termine le cose senza che lei peggiori la situazione fuori dall’aula di tribunale?». 
Poi si parte. Musk paragona l’ex startup a un negozio museale che inizia a gestire il museo stesso, «ruba tutti i Picasso e li usa per trasformarli in profitto». Racconta di aver pensato alla fondazione di questo progetto come reazione a una discussione avuta con Larry Page, cofondatore di Google, che lo aveva definito uno «specieist», ovvero una persona che dà più importanza agli esseri umani rispetto alle future forme di vita digitali. «Volevo un’azienda che facesse da contrappeso a Gogle, che fosse l’opposto di Google», racconta. Questa nuova entità doveva avere solo una piccola sezione a scopo di lucro e costruire strumenti da condividere liberamente con il resto del mondo. La sua visione catastrofista va ancora più in là. Parla delle possibili ripercusssioni che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sull’umanità: «Potrebbe ucciderci. Non vogliamo un finale alla Terminator. Vogliamo un finale alla Gene Roddenberry, come in Star Trek. Non tanto un film di James Cameron come Terminator». Lo stesso Musk, nel 2023, era stato il primo firmatario di una lettera aperta che chiedeva una pausa di sei mesi nello sviluppo di nuovi sistemi proprio per evitare gli stessi rischi. 
La testimonianza di Musk continuerà anche oggi, mercoledì 29 aprile. in attesa di ascoltare poi le parole di Sam Altman, una prima versione contradditoria di come sono andate le cose a OpenAI la dà l’avvocato William Savitt. Secondo lui c’è della pura invidia nelle motivazioni che hanno portato l’imprenditore a rivolgersi al tribunale: «Siamo qui perché Musk non è riuscito a ottenere ciò che voleva in OpenAI. I miei clienti hanno avuto il coraggio di andare avanti e avere successo senza di lui. Al signor Musk questo non è piaciuto». 
Musk ha lasciato OpenAI nel 2018, tre anni dopo la fondazione. La «scusa» era quella di un conflitto di interessi con una delle sue aziende, Tesla, che iniziava a lavorare sulla stessa tecnologia di OpenAI: l’intelligenza artificiale generativa. Non potendo gestire due entità imprenditoriali potenzialmente concorrenti, decide di abbandonare il progetto. Altman ha però raccontato una versione diversa, sostenendo che l’obiettivo di Musk fosse diventare l’unica guida di OpenAI. Se ne sarebbe dunque andato per il rifiuto secco del suo piano da parte degli altri fondatori. «Elon vuole disperatamente che il mondo venga salvato. Ma solo se può essere lui a salvarlo», aveva aggiunto Altman in una dichiarazione successiva. Inizia il duello, prima con semplici frecciatine e critiche da lontano. Che non bastano più dopo aver visto l’enorme successo di ChatGpt, sin dal suo debutto nel 2022, e gli accordi miliardari con Microsoft che portano la no profit a iniziare un percorso che la porterà a diventare una società a scopo di lucro che, proprio in questi mesi, si sta preparando alla quotazione in Borsa. Due anni dopo, nel 2024, Musk deposita la causa: Sam Altman e Greg Brockman hanno violato gli accordi iniziali, che lui stesso aveva firmato. «Open AI è stata trasformata in una filiale della più grande azienda tecnologica del Mondo: Microsoft – si legge nel documento depositato dai legali di Musk – Sotto il suo nuovo consiglio di amministrazione, non solo sta sviluppando ma sta perfezionando un’intelligenza artificiale per massimizzare i profitti di Microsoft, piuttosto che per il bene dell’umanità». Oggi OpenAI ha un valore valutato intorno ai 730 miliardi di dollari.