Corriere della Sera, 29 aprile 2026
Iliad chiede al governo un taglio sul costo delle frequenze
Un piano di investimenti preciso, vincolante e di interesse pubblico a fronte di un rinnovo non oneroso delle frequenze e – punto di discordia con gli altri operatori – di una loro redistribuzione. È questa, in sintesi, la proposta di Iliad al governo in vista del rinnovo delle frequenze. Nel 2029, infatti, scadrà il 73% delle frequenze assegnate agli operatori mobili dotati di infrastruttura: Tim, Wind Tre, Fastweb+Vodafone e, appunto, Iliad. Si tratta di un bene demaniale: toccherà al governo decidere se procedere a un’asta per distribuirle fra le compagnie o trovare altre modalità per l’assegnazione fino al 2040. La scelta non dovrebbe tardare, auspicano gli operatori, per consentire programmazioni a lungo termine.
Nell’ultima tornata, risalente al 2018 e relativa al 5G, il Tesoro aveva optato per una gara con pochi lotti di grandi dimensioni. L’asta era stata un successo per le casse pubbliche (6,5 miliardi di introiti), ma un disastro per gli operatori che non sono riusciti sinora a compensare l’esborso con maggiori ricavi.
Da qui la proposta di Iliad che parte da due numeri: negli ultimi 15 anni il traffico di dati sulle reti mobili è aumentato di 137 volte, mentre i ricavi delle compagnie sono diminuiti di un terzo, da 41,9 a 28 miliardi. In queste condizioni, sostengono gli operatori, è difficile effettuare gli investimenti necessari sulle infrastrutture. L’azienda guidata da Benedetto Levi suggerisce di rinnovare le frequenze a titolo gratuito – o poco oneroso – a fronte di precisi impegni da parte degli operatori. Lo Stato potrebbe per esempio vincolarli ad attivare il 5G standalone (quello «vero») in tutti i capoluoghi di Regione entro due anni dall’assegnazione delle frequenze, in tutti i capoluoghi di Provincia entro tre anni e mezzo, e a coprire il 99% della popolazione in Italia entro sei anni. Potrebbe poi legare il rinnovo alla realizzazione di progetti di connettività di interesse pubblico che, altrimenti, ricadrebbero sulla fiscalità generale.
Contestualmente, Iliad auspica un aumento dello spettro disponibile e della potenza del segnale elettromagnetico per allineare l’Italia agli standard europei. Soprattutto – ed è la questione che rischia di spaccare il fronte delle telco – il gruppo propone un riequilibrio della distribuzione delle frequenze fra gli operatori in Italia, la più ineguale d’Europa: oggi Iliad ha una quota dell 12% contro il 28% di Tim, il 29% di WindTre e il 31% di Fastweb+Vodafone.